ELIZABETH KELLY.
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Chiedi scusa! Chiedi scusa!
Parte 2.
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Titolo originale: Apologize, Apologize! 2009.
Traduzione di: Ombretta Giumelli.
2010 ADELPHI Edizioni, MILANO.
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Trascrizione elettronica rivista e resa disponibile dalla
           Fondazione Ezio Galiano 
             http:\\www.galiano.it
      ad esclusivo uso dei privi della vista.
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Chiedi scusa! Chiedi scusa!
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CAPITOLO 18.
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Il giorno dopo mi svegliai all'alba. Era sabato mattina.
La casa era silenziosa e immersa in una luce color
seppia. Feci una colazione veloce con latte e cereali e
sparecchiai, o almeno cos credevo - Ingrid poi mi disse
di aver trovato il latte e il succo d'arancia nell'armadietto
e i cereali in frigorifero, e di aver capito che
qualcosa non andava. Lasciai aperta l'acqua della doccia.
Mi misi la maglietta al rovescio.
Con la macchina mi recai al pontile dove il nonno
teneva la Seabird, una vetusta barca a vela di tredici metri,
in tek e mogano, perfettamente ristrutturata. Quando
eravamo piccoli il Falco ci aveva fatto prendere lezioni
di vela. Pap, dal canto suo, non aveva la minima
esperienza marinara, e ogni volta che uscivamo in
mare era convinto di non vederci tornare mai pi.
Per lui le barche erano semplicemente destinate ad
affondare.
Vostro padre disse una volta il nonno a me e Bing
non sa nemmeno come si pronuncia yacht.
Sei proprio sicuro di uscire in mare oggi, Collie?.
Gil Evans era il gestore del porticciolo. Lo conoscevo
da quando avevo sei anni, era un tipo simpatico, ma
anche lui, come tanti altri, si preoccupava un po' troppo
del nonno, di quel che doveva o non doveva sapere,
e chiss cosa direbbe se...
Il nonno, che ci teneva a essere tenuto in grande
considerazione, poteva stare tranquillo: tutti, anche
chi si vantava del contrario, sembravano avere come
priorit quella di far s che Peregrine Lowell fosse felice.
Volevo solo dirle, signor Lowell....
Cos si introduceva sempre Gil, con la voce e lo
sguardo bassi, togliendosi il berretto. Il nonno, che gli
aveva appiccicato il nomignolo di Menagramo, lo
prendeva in giro per quei suoi modi ossequiosi che,
d'altra parte, riteneva dovuti.
 tutto a posto, Gil. Faccio giusto un salto a casa.
Sar subito di ritorno.
Scroll le spalle, sembrava perplesso. Non so... il
nonno  al corrente?.
Ehi, sempre a preoccuparvi tutti quanti! Non mi
succeder niente. E poi il nonno non c',  andato a
seminare il terrore a Chicago... Tranquillo, faccio solo
un giretto.
Ma certo fece lui con un sorriso tirato.
Mi infilai una felpa con il cappuccio e salpai alla volta
di Martha's Vineyard, con il mare agitato. Quel mio
ritorno a casa, il primo dopo la morte di mamma e di
Bingo, voleva essere un ulteriore passo sulla via della
ripresa.
Mi sembrava di non mangiare da giorni, di essere rimasto
digiuno per cos tanto tempo da essermi persino
dimenticato come si fa a mangiare, e non riuscivo a
pensare ad altro che a quella grande casa vuota sulla
spiaggia.
Il sole si stava alzando, e io con la mano mi riparavo
dalla luce dorata che si rifletteva sul ponte della barca
in sfumature arancio e pesca, cangianti nella luce irreale
delle prime ore del mattino. La barca, spinta dai
venti, filava veloce sulle onde viola, verso l'orizzonte
blu cobalto.
Dopo aver ormeggiato la barca a cinque chilometri
circa da casa, mi incamminai lungo Squibnocket Beach.
Avevo bisogno di quella lunga camminata. Le onde si
abbattevamo con forza sulla riva, la schiuma mi lambiva
le caviglie. In giornate come questa io e Bing andavamo
in spiaggia all'alba, ci spogliavamo nudi e ci divertivamo
a lasciarci trasportare a riva dalle onde.
Dalla spiaggia centinaia di gabbiani bianchi si levarono
in volo. L'acqua spumeggiante mi arrivava alle
cosce. Mi asciugai la faccia e mi premetti i palmi delle
mani sugli occhi. Ero dentro fino al culo nell'acqua.
Avanzavo barcollando in mezzo alla nebbiolina, con la
risacca che mi spingeva di lato e i piedi che sprofondavano
nel fondo limaccioso. Come mi sarei divertito
con Bing in una giornata di burrasca come questa! E
invece ero l da solo e mi misi a piangere come un
bambino.
Appena aprii la porta della cucina venni quasi travolto
dai cani. Abbaiando, corsero fuori nel vialetto,
fiutando l'aria, in cerca della mamma e di Bingo.
Era il primo pomeriggio. La stanza di pap era vuota,
lo zio stava ancora dormendo. Non so esattamente
cosa mi aspettassi, ma non mi aspettavo di vedere tutte
quelle torte. Ce n'erano dappertutto, ognuna dentro
la sua scatola con il coperchio di cellophane. Erano
sparse sul tavolo, ammonticchiate sul piano cucina,
impilate come libri sulle sedie. Ce n'erano persino in
terra a mo' di fermaporta; una, messa in verticale, teneva
aperta la finestra della cucina.
I cagnetti mi fecero festa con i baffi intrisi di crema
al limone. Bachelor sar anche stato in lutto, per aveva
il muso impiastrato di crema alla ciliegia e il petto
cosparso di briciole. Sopra la stufa, una bottiglia di
vodka, vuota, si ergeva come un totem su quella distesa
di torte.
Salii al secondo piano con Mambo appiccicato al culo.
Mi fermai davanti alla camera di Bingo e dopo un
attimo di esitazione aprii la porta. La stanza era tutta
dipinta di un azzurro pallido: le pareti, gli infissi, il caminetto,
il soffitto. Sul cassettone c'era una piccola
barca a vela di legno, con le vele mosse dalla brezza
che entrava dalla finestra. In un vaso sulla mensola del
caminetto tremolavano tanti piccoli aster azzurri.
La finestra era spalancata, le lenzuola fresche di bucato.
Nell'armadio le sue camicie, lavate e stirate, erano
pronte per lui. Ovunque nella casa aleggiava il pensiero
del ritorno di Bingo.
L'oasi di ordine e pulizia, in quel luogo di solito sottosopra,
era opera di mia zia Brigid - si sentiva ancora
la fragranza del suo profumo preferito, Tweed. Era venuta
dall'Irlanda per il funerale e si era fermata alcune
settimane, per dare una mano a pap e allo zio. Alla
fine per, nonostante i suoi buoni propositi, le
sbronze dei due fratelli l'avevano fatta scappare.
Non l'avevo mai vista cos la camera di Bingo quando
lui era vivo - il pavimento era sempre disseminato
di vestiti, fumetti, peli di cane, libri di testo intonsi accatastati
negli angoli. Non c'era mai stato quel silenzio.
Ero in una specie di sacrario dedicato a mio fratello,
un sacrario scintillante e alieno, e il cuore prese a battermi
forte in gola. Mi sedetti sul letto e ci restai per
un tempo che mi parve lunghissimo, con la testa di
Mambo sulle ginocchia. Alla fine mi alzai, aprii l'armadio
e presi alcune cravatte. Bingo non aveva mai
imparato a farsi il nodo, chiedeva sempre a me. Avevo
cercato di insegnargli, ma lui non aveva pazienza e ripeteva
che non gli serviva imparare, tanto c'ero io.
Tornai a sedermi sul letto e cominciai ad annodare le
cravatte, mentre Mambo mi guardava distratto leccandosi
via la panna dalle zampe anteriori.
Dunque, ho sentito che sei ancora messo male mi
disse zio Tom trovandomi in camera di Bingo. Disteso
sul letto, grattavo l'orecchio a Mambo che appoggiava
con me la testa sul cuscino. Ogni volta che smettevo,
lui faceva questo verso con la gola e mi dava un colpetto
in testa con la sua zampona. Mi sentivo come uno di
quegli schiavi costretti al remo sulle galee.
Sto bene.
Lo zio entr guardando in tralice verso il pavimento
- era il suo modo di guardarti, senza guardarti in faccia.
Ma pensa che sfrontato disse vedendo Mambo
che mi dava un'altra zampata.
Cosa sono tutte quelle torte? gli chiesi mentre si
sedeva in fondo al letto, sempre evitando i miei occhi.
Il fornaio  un po' gi di morale, e per aiutarlo io
e Charlie abbiamo deciso di fare incetta della sua produzione.
Il signor Peekhaus? feci appoggiandomi sui gomiti.
Annu.
E perch?.
Quella che  stata sua moglie per ventiquattro anni
se n' andata con un altro. Cos, senza nessun preavviso
- un giorno lui torna a casa dopo il solito giro
delle consegne, e non la trova pi. Sparita. E sottoline
l'ultima parola tracciando una diagonale nell'aria.
Non capisco. Cosa c'entrano le torte?.
Lo zio aggrott la fronte, esasperato dalla mia stupidit.
Un uomo in quella situazione ha bisogno di sentirsi
in qualche modo utile rispose spazientito.
E cosa avete intenzione di fare tu e pap con tutte
quelle torte? Quasi non si riesce a entrare dalla porta....
Sospir in modo teatrale, come se fosse stato provocato
oltre ogni ragionevolezza. Be', questo non lo so
rispose sottolineando ogni parola.
Okay, okay... stavo solo chiedendo dissi sdraiandomi
di nuovo e fissando il soffitto.
Comunque, per quanto riguarda tua madre, si sente
la sua mancanza, ma  una mancanza positiva.
Mi sporsi verso Mambo, il mio naso contro il suo; il
suo respiro era caldo e dolce, come una crostata di mele.
Quanto all'altro invece, be', adesso non c' pi e
mi servirebbe una mano per i piccioni. Mi sono perso
quasi tutta la stagione delle gare per colpa di questo
casino. Sai, quest'anno Bingo mi stava aiutando a mettere
in campo la squadra. Tu non ti sei dato molto da
fare disse guardando verso la porta spalancata.
Lo so. Chiss se anche i miei occhi erano vuoti come la mia mente.
E cos, come al solito, sono rimasto in asso. Rimirava fuori nel corridoio.
Gi... a lui piacevano i piccioni....
Ci sapeva fare abbastanza. Era passato al pavimento.
Per un po' restammo in silenzio.
Dov' pap? gli chiesi alla fine.
Oh, sar in giro da qualche parte. Si comporta in
un modo... Bah, comunque non m'interessa. Il mondo
non ruota attorno a Charlie Flanagan. Mi scosse
la spalla, perch lo guardassi in faccia.
Non  il solo a soffrire, sai. E io allora?.
Il tempo intanto era peggiorato, ma non m'importava
niente, decisi di andarmene lo stesso, senza aspettare
pap. Lo zio era intento a preparare qualcosa in
cucina; lo sentivo che parlottava con i cani, apriva e
chiudeva il frigorifero, lasciava fischiare il bollitore.
Era capitato pi volte che l'acqua nel bollitore si prosciugasse
mentre lui e pap erano impegnati a litigare.
Scivolai fuori dalla porta principale, senza passare
dalla cucina. Non potevo sopportare la vista di tutte quelle torte.
A piedi nudi corsi lungo la spiaggia fino alla barca
che, sballottata dalle onde, strattonava la gomena. Il
vento mi sparava addosso i granelli di sabbia. Il sole
era sparito, nuvole grigie oscuravano l'orizzonte e il
vento e le onde si fondevano in un unico assordante
fragore. Sulla barca tutto sventolava, sbatacchiava, vibrava.
I miei capelli fluttuavano come alghe marine,
mi coprivano gli occhi; mi misi una fascia e mi preparai
a salpare alla volta di Cassowary, dove mi aspettava
Ingrid con un bicchiere di t freddo.
Ma dove cazzo era pap? Che cosa avevano nel cervello
quei due, che accumulavano torte e ne facevano
rimpinzare i cani, che giravano a vuoto, indifferenti del
delirio che avevano creato, che si limitavano a farsi annunciare
dagli squilli di tromba delle loro fanfaronate?
La mamma non c'era pi. Bingo non c'era pi. Tutto
era cambiato e non era cambiato niente, e io non
pensavo a nulla, solo alla veranda di Cassowary che dava
sui giardini, colma di fragranze.
Un tuono assordante mi fece tornare in me; onde
gigantesche assediavano la Seabird come catapulte.
Sballottato di qua e di l, lo stomaco sottosopra, faticavo
a stare in piedi. Vacillando riuscii a raggiungere la
cabina, mi misi il giubbotto di salvataggio e tornai fuori
sul ponte. L'idea di fare una gita a casa iniziava a
sembrarmi piuttosto stupida.
La barca andava su e gi, sbatteva a destra e a manca,
e a un tratto cominci a oscillare violentemente.
Avevo appena chiuso il giubbotto e tirato su il cappuccio
della felpa, quando un'onda mi travolse scaraventandomi
in avanti. La montagna d'acqua che mi aveva
schiacciato si ritir; mi sfregai il ginocchio, mi toccai la
nuca, l dove sentivo male. Guardai la mano e vidi che
era sporca di sangue.
Bagnato fradicio, con la testa che mi batteva, portai
la prua verso il vento - meglio che al traverso, pensai -
e cominciai a veleggiare con un'inclinazione di quarantacinque
gradi. Mentre tentavo faticosamente di
bordeggiare, il boma, liberato da un'improvvisa raffica
di vento, mi colp e mi scaravent dentro le acque burrascose
dell'Atlantico.
Tornai subito a galla. Stordito e disorientato, mi sfregai
gli occhi e mi guardai attorno: la Seabird si stava allontanando.
Istintivamente cominciai a nuotare nella
sua direzione, tuffandomi sotto le onde, con forti bracciate,
cercando di trattenere il respiro pi a lungo che
potevo, ma la barca era sempre a un soffio da me.
Quando stavo per raggiungerla, un'onda mi risucchiava
indietro, sollevandola in aria e spingendola pi in l.
 difficile descrivere la mia sensazione - orrore non
basta, terrore nemmeno, dovrei inventare una parola
nuova -, mentre il vento e i marosi rovesciavano la barca
per poi raddrizzarla di colpo. La Seabird si stava sempre
pi allontanando. Io continuavo a seguirla, ma il
mare era troppo forte e alla fine dovetti desistere e rassegnarmi
a guardarla sparire all'orizzonte.
Le onde si accavallavano l'una sull'altra in rapida
successione, i frangenti si abbattevano su di me da
ogni dove; mi mancava il respiro, sputavo litri d'acqua,
cercavo l'aria, ma c'era solo acqua. Appena riemergevo
ero di nuovo sopraffatto; mi sentivo come disintegrato,
nella mia testa martellava un'unica frase: sepolto
in mare, sepolto in mare, sepolto in mare.
Il panico, quando ti prende,  pi travolgente dell'oceano.
Non riuscivo a nuotare controcorrente,
quindi feci il morto - riempivo i polmoni di aria, poi
mi mettevo a faccia in gi, e poi ancora e ancora.
L'idea era quella di sopravvivere lasciandomi passare
sopra le onde. Il piano non fil sempre del tutto liscio,
ma funzion.
Finalmente, dopo circa due ore, il mare torn calmo;
a parte qualche trascurabile increspatura, l'oceano
adesso era blu e piatto.
Cal il buio, e cos la temperatura. Facevo sempre il
morto - a faccia in gi, a faccia in su -, oppure mi tenevo
a galla premendo le ginocchia contro il petto.
Ogni tanto mi passavo una mano sulla faccia, cercavo
di leggere i miei lineamenti come i ciechi il braille.
Tremavo per il freddo. A un tratto, nell'oscurit, mi
venne addosso qualcosa. Sussultai per lo spavento.
Bingo!. Gli tesi una mano, lo abbracciai, lo strinsi
forte. Poi me lo caricai sulla schiena, a cavalluccio, per
farlo riposare, per scaldarci a vicenda. Nella notte pi
scura sentivo il suo corpo che ciondolava leggero, la
sua testa che mi scivolava sulla spalla.
Stavo affondando, stavo precipitando; ma precipitavo
lentamente, piacevolmente. Anzich resistere alla
forza che mi trascinava gi, mi lasciavo andare. Era come
quando ci si addormenta. Mi piaceva. Non avevo
paura. Mi sembrava qualcosa che dovevo fare.
Ancora oggi non so che cosa mi svegli di colpo.
Aprii gli occhi. Tutt'attorno era nero. Feci un profondo
respiro, e in quel momento mi resi conto di essere
sott'acqua. Ero terrorizzato. Agitai le braccia alla cieca.
Dov'era Bingo?
Mi spinsi verso l'alto e arrivai in superficie, senza
fiato. Chiamai Bingo. Mi misi a nuotare, prima in una
direzione, poi nell'altra. Al terzo tentativo andai a
sbattere contro di lui. Galleggiava leggero, dormiva
ancora. Lo strinsi a me e giurai di non lasciarlo pi andare
via.
Era l'alba quando mi avvist una barca della Guardia
costiera. Ero fortunato a essere ancora vivo, dissero.
Io non posso morire borbottai.
S invece, anche tu come gli altri sentii dire da
qualcuno.
Cercai di fargli capire che Bingo era ancora l in mare,
ma nessuno mi volle ascoltare.
Eccolo l! dissi indicando il punto dove i primi
raggi rosati del sole luccicavano sull'acqua azzurra. Un
medico gentile mi diede un sedativo. Caddi in un lungo
sonno profondo.
Quando mi svegliai ero di nuovo a Cassowary. Le
imposte erano chiuse, la stanza era immersa nella penombra
del crepuscolo.
Cosa ti  saltato in testa, in nome di Dio?. Il Falco
incombeva su di me come un nero sudario che mi
oscurava la vista del mondo. Potevi morire!.
Mi dispiace mormorai cercando di mettermi seduto,
appoggiando la schiena contro i cuscini. Mi coprii
gli occhi, mi girava la testa. Cos' successo?
Quanto ho dormito?.
Da ieri pomeriggio. Il volto del nonno era cupo,
serio.
Che giorno ? Che ore sono?.
Luned. Sono le sette del mattino.
Merda!.
Quanta forbitezza di linguaggio. Adesso dimmi
una cosa: perch, in nome di Dio, sei uscito in barca
con un tempo cos minaccioso? Per fortuna Gil Evans,
quando ha visto che non tornavi, si  preoccupato e
mi ha chiamato per chiedermi se sapevo che eri uscito
con la barca.
Quando sono partito andava tutto bene.
Che spiegazione idiota....
Mi dispiace per la barca.
Che cosa ti  saltato in mente? Volevi suicidarti?
Non bastano le tragedie delle ultime settimane? Il
guardacoste dice che continuavi a ripetere che tuo fratello
 stato l in mare con te tutta la notte... Senti, se ti
manca una rotella, dillo che te la facciamo mettere....
Non sono pazzo.
In certi casi  meglio essere pazzo che stupido, ed
essere stupido  meglio che avere un carattere molto
debole. Non so, forse nel tuo caso si tratta di tutte e tre
le cose.
E pap?.
E pap, cosa?.
Sar preoccupato. Dovrei chiamarlo. Gettai indietro
le coperte e feci per alzarmi.
Vieni con me. Il Falco mi prese per il braccio e mi
accompagn alla finestra. Confuso, guardai gi e vidi
pap stravaccato sull'erba.
Pap! lo chiamai, ma lui non si mosse, nemmeno
una piega.
Risparmiati il fiato. E arrivato qui ieri ubriaco fradicio
e si  messo a sbraitare. Poi, sempre sbraitando, 
svenuto sotto la tua finestra. C'era da aspettarselo, potrei
aggiungere.
Non puoi lasciarlo l cos.
Figurarsi disse il nonno uscendo dalla stanza.
Steso a braccia e gambe divaricate sull'erba umida
nel suo completo elegante, pap era uno spettacolo assurdo.
Le rare volte che si azzardava a venire a Cassowary
portava sempre giacca e cravatta - aveva una
grande, inesplicabile fiducia nell'alta sartoria.
Pap. Avevo la voce rauca dopo tutto quel freddo.
Esitando, mi inginocchiai accanto a lui. Pap, lo chiamai
di nuovo toccandogli la spalla ti devi svegliare.
Guardare, ma non toccare biascic. Sorrise, accenn
la sua posa da mago, con tanto di elaborata gesticolazione
e bacchetta magica immaginaria, e poi ripiomb
nel letargo. Sbronzo marcio, la fulva chioma
che splendeva nella luce del mattino e il completo blu
bagnato dalla rugiada, pap, eterno ribelle vestito alla
moda, giaceva scomposto sull'erba, mentre attorno il
ronzio dell'impianto di irrigazione diffondeva una sorta di delicato oblio.
Era la solita storia. Mi alzai e, solo, mi avviai verso casa.
...
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CAPITOLO 19.
...
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...
Era la prima settimana di agosto e il Falco aveva
ospiti a cena.
Lo trovai in cucina che discuteva del menu con il
cuoco, che aveva un sorriso nervoso stampato sul viso.
Stai scherzando, spero gli dissi. Come puoi pensare
di dare una festa cos presto?.
Prima volti pagina e prima ti riprendi sentenzi
lui, ponendo bruscamente fine alla noia obbligatoria
del lutto.
Cosa vorresti dire?.
Oh Signore, sono troppo vecchio per una simile
discussione. Appoggi le mani sui fianchi, chiuse gli
occhi, gett indietro la testa, inarc la schiena, e si stir
con grande teatralit, come se fosse stato rinchiuso
per ore dentro una scatola.
Be', puoi cancellarmi dalla lista. Cosa dovrei venire
a fare? A parlare del mercato azionario con i tuoi
amici?.
Potresti fare anche di peggio. Mi aspetto di vederti
allegro e pimpante. Circolano gi abbastanza chiacchiere
sul tuo conto. Hai bisogno di una piccola riabilitazione
sociale, e prima la affrontiamo meglio  disse
scrutando gli angoli del soffitto in cerca di un'eventuale
ragnatela sfuggita alle pulizie.
Poco prima aveva scagliato un vaso addosso a una
giovane cameriera, mancandola per un soffio, perch
aveva osato introdurre una nota di colore nella sala
della musica completamente bianca.
Ti ho detto bianco, idiota! Deve essere tutto bianco.
Voglio che tutto sia bianco!.
Facciamo cos dissi cogliendo l'opportunit di
potermi riabilitare dopo il party di New York. Ci vengo
se inviti anche pap e zio Tom.
Voltato di schiena, il nonno irrigid le spalle, poi le
rilass. D'accordo rispose a sorpresa. Invitali pure
se vuoi.
Dici sul serio?.
Non scherzo mai quando si tratta di Tom e Charlie
Flanagan.
Tra i rami dell'albero tremolavano tante candeline
color avorio che il vento d'agosto continuava a spegnere
e che la servit si premurava di riaccendere. Gli
abiti da sera danzavano attorno come le fiaccole ai
bordi del vialetto e attorno alla piscina. Il profumo intenso
e dolce delle rose impregnava l'aria come una
miscela che da un momento all'altro potesse incendiare
la notte.
Un piccolo sentiero al chiaro di luna conduceva alla
porta-finestra della sala da pranzo spalancata sul giardino.
La stanza era immersa nella luce soffusa delle
candele, il vento sollevava i lembi delle tovaglie di lino
decorate con sontuose composizioni di rose rosse.
Mentre mi avvicinavo alla porta d'ingresso, un volo
di uccelli grigi mi sfrecci sopra la testa. Tornavo dopo
aver aspettato per ore pap e lo zio all'arrivo del
traghetto. Non si erano fatti vedere, nonostante tutte
le promesse di pap. Con la mano sulla maniglia della
porta, esitai. Mi sentivo solo e inadeguato per la serata
che mi si parava davanti.
Stringendo le chiavi della macchina con la voglia di
scappare via, ascoltai il fruscio delicato delle foglie dei
pioppi.
Kitty!... Kitty! Dove sei?. Era la voce di un uomo
arrabbiato, veniva dalle parti della peschiera.
Dal buio sbuc una donna. Si avvicin, mi prese la
mano e fece una risatina nervosa. Merda.
Signora Paley farfugliai cercando di non ingoiare
la lingua.
Oddio, quello era Steven, non ce la faccio pi!
Fuggiamo via insieme, ci stai? mi disse. Questa sua ribellione
non mi sorprese troppo. Non hai idea di
quanto possa essere noioso un uomo di mezza et.
Aiutami a trovare un posto dove nascondermi. Ecco,
laggi!.
Dopo la curva il sentiero spariva in un piccolo recesso
circondato da fitti arbusti e alte erbe ornamentali.
La seguii a malincuore. Arrivati l dentro, lei, in una
sorta di danza apache, mi attir a s e mi tir gi a terra,
tra l'umida pervinca.
Collie Flanagan, non ci posso credere!.
Alta, caschetto platino, Kitty Paley ricordava vagamente
una struttura architettonica moderna, tutta vetri
e specchi. Era la moglie di Steven Paley, senatore
dello Stato di New York, da tutti considerato il probabile
candidato del Partito democratico alle prossime
presidenziali. La convention del partito si sarebbe tenuta
di l a pochi mesi, e lui stava cercando di ottenere
l'appoggio del Falco.
A Andover ero stato compagno della figlia, Edie.
Come avrei potuto dimenticare sua madre Kit Paley?
Alla cerimonia del diploma, le sue volgari risate decoravano
la sala come le trame della string art, si attorcigliavano
attorno al marito come una vistosa ghirlanda.
In pubblico gli stava sempre addosso come un boa luccicante.
Da ragazza era stata nello stesso collegio di mia madre
- mamma la detestava, lo proclamava ad alta voce
e con dovizia di dettagli. Per lei, che diventava un mostro
se appena vedeva una donna con i tacchi a spillo,
Kitty Paley era un gabinetto pubblico, una vagina
parlante con i denti aguzzi.
Ti prego, Anais, non  il caso di fare una lezione di
anatomia. Cos spaventi i ragazzi, la riprendeva pap
anche se ammetto che hai ragione - quella donna sa
di sesso su una decappottabile.
Guarda come sei cresciuto! Sei sempre stato un
bellissimo ragazzo. Assomigli sempre pi a tuo nonno!
A proposito, adesso sei grande abbastanza per chiamarmi
Kitty.
Cosa ci facciamo qui fuori? le chiesi sfregandomi
la tempia - l'agitazione pulsava come un clich imbarazzante.
Ci nascondiamo da Steven, naturalmente. Lasciami
stare qui un momento, ti prego.
Ma certo. Aveva un modo di fare che mi faceva
sentire un bambinetto di cinque anni.
Tua madre...  stato davvero terribile quando l'ho
saputo. E tuo fratello, quel caro ragazzo...  la cosa
pi orribile, pi crudele che potesse capitare... una
tragedia per tutti, soprattutto per te. Immagino
quanto starai soffrendo... poveretto. Ma Perry  davvero
fortunato ad avere te. Gli sarai sicuramente di
grande conforto.
Si gir di schiena, mi prese le mani e se le appoggi
sulle spalle.
Sii gentile, Collie, fammi un massaggio sul collo.
Sono cos tesa... questa campagna elettorale  un vero
calvario - non puoi averne idea.
Il disagio stava ronzando via come un leggero mal di
testa. Avevo sempre evitato questa donna da quando -
avevo solo quindici anni -, a una festa di raccolta fondi
della scuola, mi si era seduta in grembo e si era messa
a soffiarmi nell'orecchio.
Kitty, questo non  affatto divertente! Dove sei?
chiam il marito. Maledizione!.
Lo intravedevo sulla terrazza: una sagoma che agitava
le braccia con rabbia per cacciare via le zanzare.
Cazzo! fece lei. Non c' niente da fare - quello
non moller mai!. Poi si gir verso di me. Il massaggio
me lo farai un'altra volta, okay?.
La guardai negli occhi, neri e luccicanti, e capii. Attorno
a noi il forte profumo di trifoglio, i suoi denti
aguzzi che scintillavano.
Ancora vagamente scosso, mi fermai sull'ingresso
della sala a guardare il Falco. Nel suo elegante completo
scuro, girava tra gli ospiti fermandosi a fare qualche
chiacchiera, buttando l una battuta, un pettegolezzo,
un intervento taumaturgico, perfetto cerimoniere
dai gesti impeccabili.
Le bianche candele che tremolavano dolcemente, il
lino bianco che impreziosiva i tavoli, il profumo delicato
delle gardenie bianche e delle rose rosse che si
propagava nell'aria come musica: in tutto si sentiva la
presenza del nonno.
Ovunque volgessi lo sguardo, l lo trovavo - nel cristallo
dei bicchieri, nel luccichio delle posate, nella
linda trasparenza delle finestre.
Io restavo in silenzio, sorseggiando un ginger ale;
ogni tanto facevo un sorrisetto, una risatina, dicevo
due parole.
Non fate caso a mio nipote. Crede sia sexy avere il
broncio spieg agli ospiti il Falco con aria divertita e
allibita allo stesso tempo - era una delle sue espressioni
tipo.
Quel suo insipido commento venne salutato da fragorose
esplosioni di riso.
Nel contratto della servit c'era una clausola che
imponeva di non guardarlo mai negli occhi, salvo sua
esplicita autorizzazione.
Dove devo firmare? chiese Bingo a tredici anni,
appena ne era venuto a conoscenza. Zio Tom la chiamava
la clausola di Medusa.
Il nonno mi raggiunse. Allora, dove sono i fratelli
Flanagan? Si stanno ancora vestendo? disse ridendo.
Poi cerc un posto dove appoggiare il bicchiere tenendo
d'occhio un gruppetto che conversava in fondo alla sala.
Lo sapevi gi che non si sarebbero fatti vivi. Per
questo mi hai permesso di invitarli, perch eri certo
che non sarebbero venuti. Ci avevo messo un bel po' a capirlo.
Non so di cosa tu stia parlando ribatt dandomi
un colpetto sul braccio e alzando una mano per salutare
un nuovo arrivato. Poi torn tra gli ospiti che fecero
largo al suo passaggio.
Il tanto temuto senatore Paley mi colse che indugiavo
tra la porta e il vestibolo, con la voglia di rifugiarmi
nella mia stanza e di sparire per sempre. Schiocc le
dita e mi punt il dito contro. Trasalii. Kitty mi lanci
un'occhiata, poi abbass le ciglia finte come un velo di
immodestia.
Io ti conosco, sei il nipote di Perry! Kevin, giusto?.
Feci per correggerlo e subito quello si avvicin e
mi tese la mano come una pistola carica. Il Falco osservava
vigile la scena e gli ospiti si girarono a guardare. Il
senatore mi aveva visto almeno una dozzina di volte
nel corso degli anni, ma ogni volta si comportava come
se fosse la prima. Sembrava un corvaccio che
piomba sul becchime con fare aggressivo e molesto -
c'era sempre da aspettarsi che ti rubasse le briciole o
ti affogasse nell'abbeveratoio. Non apparteneva allo
stesso genere del Falco, era piuttosto uno scagnozzo,
sadico e dal becco affilato, del predatore dominante.
Tuo fratello  morto due mesi fa. E anche tua madre,
vero? Mi dispiace molto disse con aria indifferente,
sorvolando sui convenevoli per andare subito al sodo.
 annegato, mentre faceva surf, non  cos? Anche
altri sono morti quel giorno. Ti sei salvato solo tu.
Non stavamo facendo surf, eravamo in una grotta....
Mi bloccai, deglutii, sapevo esattamente dove voleva
arrivare. Quello non aveva peli sulla lingua. Kitty sembrava
a disagio. I due si scambiarono un'occhiata intensa
- i loro volti infiammati e lucidi annunciavano
una tempesta imminente. Imbarazzato, spostai il peso
da una gamba all'altra, mi frugai dentro la tasca dei pantaloni.
Adesso mi ricordo: tuo fratello era in pericolo; gli
altri si sono buttati e sono annegati nel tentativo di salvarlo.
Invece tu... - si guard attorno, con una smorfia
di disprezzo agli angoli della bocca - tu no, non ti sei tuffato.
No, non mi sono tuffato.
Avresti dovuto farlo. Era tuo fratello, voglio dire.
Mi diede un colpetto sul braccio, quasi scherzoso, come
se in una partita avessi mancato l'occasione decisiva.
Come si chiamava tuo fratello?.
Bingo. Bing.
Eravate tu e il giovane Ferrell - conosco suo zio,
Whitney Ferrell...  stata tua l'idea di esplorare la grotta, vero?.
S, credo....
Be', perch diavolo non ti sei tuffato anche tu? Magari
le cose sarebbero andate diversamente. Cos non
lo potrai mai sapere. Il valore di un uomo si giudica
dalle sue reazioni immediate, dal suo istinto.
Era acqua aerata. Se mi fossi tuffato, adesso non sarei
qui a parlare con lei; sarei annegato anch'io. Anche
i sommozzatori non si sono arrischiati a cercare alla
base della cascata.
Ma non mi stava ascoltando. Cercava il consenso del
pubblico, si guardava attorno gesticolando e facendo
cenni col capo. Poi, sorridendo con aria tronfia, fece
una tirata dal sigaro e mi soffi addosso il fumo, per
farmi tossire. Fosse anche stato acido solforico, non
importa. Dice un vecchio proverbio: l'uomo coraggioso
muore una volta, il codardo mille volte. Comunque,
il punto  questo: quando decidi di fare qualcosa di rischioso,
e di stupido magari, allora  un tutti per uno,
uno per tutti - e se  il caso, metti anche in conto di rimetterci
il culo. Ti  chiaro?.
Steven non capisce il significato di pour parler disse
Kitty ridendo nervosamente. Gli piace pensare che
la vita sia un film con Charles Bronson.
Kit, ti prego, Kevin  grande, stiamo solo parlando.
Non ti dispiace, vero, ragazzo mio? Cerco solo di aiutarti
a superare questo casino. Immagino tu non ne
possa pi di tutti quelli che vogliono mettersi a frugare
nei tuoi sentimenti.
E sottoline l'ultima parola con un ghigno, quasi sospettasse
che avessi le mestruazioni.
Comunque... si interruppe e si rivolse alla moglie
non devi andare a pettinarti o a ritoccarti il trucco o
qualcosa del genere? le disse gesticolando con fare
sarcastico. Poi mi invit a sedermi.
No, grazie risposi scuotendo la testa.
Voglio farti un esempio, cos capisci di cosa diavolo sto parlando. Sempre pi eccitato, sbatacchiava i
cubetti di ghiaccio dentro il bicchiere.
Quando avevo poco pi che vent'anni, andai in
Austria con alcuni amici per fare delle sciate fuoripista.
L'elicottero ci scaric in una zona piuttosto impervia
e se ne and. Dopo circa due giorni una valanga
travolse uno dei nostri e lo scaravent in fondo a un lago
dall'acqua gelida e molto profonda. Il poveretto,
che aveva addosso tutta l'attrezzatura, chiamava aiuto.
Noi ci tuffammo subito, incuranti del pericolo. E riuscimmo
a tirarlo fuori, vedi, anche se per poco non ci
lasciavamo le penne. Non te l'ho voluto raccontare
per mettermi in cattedra o farmi bello. Non sono un
eroe. Era semplicemente quello che dovevamo fare.
Capisci cosa voglio dire?.
S, per il mio caso  diverso.
 dura lo so, sono momenti pesanti, per rinunciare
ad agire  la cosa pi pesante di tutte. Tu non mi sembri
un vigliacco, piuttosto uno che non sa che ci sono delle
cose che si devono assolutamente fare. Dico bene?.
Senta, cosa vuole che le dica....
Cristo santo, Steven... si intromise Kitty mentre
gli ospiti attorno, per lo pi imbarazzati - ma c'era chi
annuiva in segno di approvazione -, cominciavano ad
allontanarsi.
Il Falco invece era sempre all'erta - oh, non lo dava
a vedere, continuava a girare amabilmente tra gli invitati,
buttando l una battuta, omaggiandoli di qualche
risata di convenienza, spizzicando qua e l, ma ovunque
fosse io potevo sentire la sua costante presenza.
Avevo l'impressione che mi stesse in qualche modo
valutando.
Senti, non voglio farti il processo. Ges, dev'essere
un inferno per te, hai un aspetto terribile. A proposito,
quanti anni hai? mi chiese il senatore.
Diciannove.
Solo? Hai un aspetto di merda. Devi smetterla di
batterti il petto per questa storia. Hai ancora una lunga
strada davanti a te. Devi risolvere questi problemi,
per il tuo futuro.
Basta adesso, Steven gli disse Kitty con fermezza.
La prego... il tono implorante che avvertii nella
mia voce mi sorprese. Cerchi di capire, era una situazione
disperata, non si poteva fare niente, e comunque...
non credevo che lui potesse affogare....
Basta con le chiacchiere. Vogliamo accomodarci
in sala da pranzo? ci interruppe il Falco con un sorriso
gelido, invitando la coppia a precederlo. Nel passarmi
vicino mi colp con la spalla sul petto, facendomi
perdere l'equilibrio per un istante.
Come osi permettere a quello stupido di parlarti a
quel modo, e per di pi in casa mia! mi sibil nell'orecchio.
Ero sconcertato. Non volevo fare una scenata...
pensavo ti saresti arrabbiato con me. Comunque avresti
potuto dire qualcosa. Perch non hai preso le mie
difese?.
Per la stessa ragione per cui il generale Patton non
si  rivolto alla moglie quando doveva vedersela con
Eisenhower - smettila di voler sempre piacere a tutti.
Non riesco a capire se lo fai per vigliaccheria o per arroganza.
E adesso, se non ti dispiace, gli ospiti mi stanno
aspettando.
Non so cosa pensare dissi mentre la moglie del
senatore si abbassava davanti a me.
Mi stavo ritirando nella mia stanza, cercavo di svignarmela
camminando a ritroso, quando me la trovai
di fronte sul pianerottolo della scala di servizio.
Ma Griffe dissi aspirando il suo profumo come
fosse cloroformio. Mamma sarebbe inorridita se avesse
scoperto che lei e Kitty Paley avevano gli stessi gusti
in tema di essenze.
Zitto disse lei mettendomi una mano sulla bocca.
Da qualche parte del cosmo, Bingo si stava sganasciando
dalle risate.
Nel giro di venti minuti, solo nella mia stanza, vomitavo
nella federa del cuscino.
Due settimane dopo quel ricevimento, una mattina
tornai a casa alle quattro, sgattaiolando da un'entrata
laterale. Mentre in punta di piedi passavo davanti alla
camera del Falco, mi vide Carlos, il pappagallo del nonno.
Figlio di puttana! gracchi sbirciando nel corridoio.
Shh... feci con il dito sulle labbra. Carlos era stato un elemento importante della mia infanzia; per lui provavo quello che Candice Bergen deve aver provato per Charlie McCarthy.
...
NOTA: Il pupazzo del ventriloquo Edgar Bergen (1903-1978), padre di Candice Bergen. FINE NOTA.
...
Rottinculo disse come se lo pensasse veramente,
dondolando il capo e facendo mostra della sua spettacolare
apertura alare e delle sue piume blu cobalto.
Era stato Bingo a insegnargli questo repertorio di parolacce
da ergastolano e a soprannominarlo Avanzo
di galera; il Falco non glielo aveva mai perdonato.
Dietro l'angolo sentii la voce del nonno. Cos'
questo chiasso, Carlos?... Guarda guarda, il nostro casanova!
disse comparendo sulla porta con il pigiama
e la vestaglia di seta grigio ardesia.
Ciao, nonno.
Ciao, nonno ripet Carlos. Lo fulminai con lo sguardo
e lui mi rispose con un ghigno.
Gentile da parte tua fare atto di presenza disse il
nonno fingendo di esaminarsi le unghie. Poi, guardandomi,
aggiunse: Dove sei stato tutto questo tempo?
A tener compagnia alla moglie del senatore?.
Poi, indietreggiando disgustato: Santo Iddio! Guardati:
sembri uscito da una discarica!.
Non sarei dovuto venire qui. Me ne vado risposi
con gli occhi bassi.
E dove avresti intenzione di andare? Ah s - a nasconderti
da qualche parte; vuoi darti alla fuga. Pu
essere una soluzione disse. Io avevo la mano sulla balaustra,
ero pronto a tornare sulle scale, ma lui mi afferr
per un braccio.
Prima che te ne vada, Collie, voglio sapere una cosa:
dove hai intenzione di andare questa sera? Torni
dalla tua deliziosa signora Paley? Quella ha gi passato
in rassegna tutti i diplomati di Groton e di Andover.
Corre voce che vedi anche sua figlia, Edie - una cosa
decisamente stomachevole. Questa settimana il senatore
mi ha telefonato tutte le sere:  furibondo, non fa
che lanciare minacce a destra e a manca. Quei due
fanno una specie di giochetto - lei si fa beffe di lui con
i suoi giovani amanti, e lui  disposto a tacere e continuare
a fare il ruffiano della moglie e della figlia in
cambio di generose sovvenzioni alla sua campagna
elettorale. La sua stretta si fece pi forte.
Non  cos....
Oh s, invece,  esattamente cos. Lo sento dall'odore
che hai addosso. Dimmi una cosa: ti vuoi punire
per quello che  accaduto, o lo fai per sentirti meglio?
Oppure ti stai semplicemente abbandonando all'aberrante
stile di vita che a quanto pare hai scelto?.
Non  vero.
Be', allora dimostralo. Rimettiti in sesto, datti una
mossa!. Moll la presa e fece due passi indietro, quasi
volesse riprendere le distanze; poi mi scrut come se
stesse valutando un dipinto incompiuto.
Non ci riesco. Ero come una lastra di ghiaccio
quando comincia a incrinarsi, quel reticolo di crepe
che si spandono in silenzio sulla superficie di un grande
lago ghiacciato.
Non dire che non ci riesci quando ci puoi riuscire!
ribatt il Falco in tono fermo, quasi rabbioso.
Santo Iddio, Bing era un ragazzo adorabile, attraente,
nessuno lo mette in dubbio. Ma aveva gi raggiunto
l'apice del suo fascino, credimi, il resto della sua vita
sarebbe stato tutto un discendere la china. Era della
stessa stoffa di Charlie e Tom, era destinato a diventare
come loro, eccentrico, sciocco... un irrecuperabile
ubriacone... Questo va detto, Collie. Quelle stesse cose
che di lui ti divertivano tanto da giovane, avrebbero
poi finito per rendertelo insopportabile. Mi dispiace
che non ci sia pi, veramente. Aveva messo le braccia
conserte e addolcito il tono, quindi esit un istante
prima di continuare. Mi duole doverlo ammettere,
ma i tipi come tuo fratello non valgono niente... Ecco...
adesso ti ho fatto piangere. Oh Signore!. Alz le
braccia esasperato. Sto solo cercando di farti sentire
meglio.
Stavo davvero piangendo? Credo di s. Mi toccai le
guance, erano bagnate.
Mio nonno aveva sempre preferito me, lo diceva
chiaro e tondo. E questo mi ha lasciato una macchia
indelebile. Scegliendo me, mi mise dalla parte sbagliata
di ogni cosa: soldi, potere, privilegi, amore. Il Falco
non sembrava avere nessun problema a perdonarmi
per quanto era accaduto. Secondo lui, non valeva la
pena morire per Bingo.
Dopo quell'incontro con il nonno, non riuscii a
prendere sonno. Al sorgere del sole scesi gi nel roseto,
mi tolsi le scarpe e mi sedetti accanto alla peschiera.
Le carpe koi - arancioni azzurre rosse grigie, di
venti trenta sessantanni - vennero a galla per salutarmi,
spalancando la bocca in cerca di cibo. Gli gettai alcune
palline di pane - quanto piaceva a Bingo dar da
mangiare ai pesci. Li chiamava con i nomi pi assurdi
- Imperatrice del Giappone, Tangerine Dreams,
Huckleberry Fin. Quelle carpe erano sopravvissute alla
mamma e a Bingo; cominciavo a pensare che fosse
perch continuavano a girare in tondo.
Mentre guardavo i pesci e le siepi a elefante, mi parve
per un attimo di intravedere Bingo fra l'erba smossa
dalla brezza. Sorrise: voleva che io lo individuassi e
lo andassi ad acchiappare.
Perch non cerchi di divertirti un po', una buona
volta? Ha ragione il Falco, stai diventando una lagna.
Da vivo non potevi soffrirmi, maledizione, e adesso
che sono morto non fai che pensare a me. Sei un ipocrita
rompicoglioni!.
Voglio riaverti con me, okay?  vero, hai ragione,
ogni volta che penso a te mi sembra di aver preso un
pugno nello stomaco. Mi dispiace. Mi dispiace per essere
stato stronzo con te quando eri vivo. Mi dispiace
di non essermi tuffato quando sei caduto in acqua. Ti
prego, torna da me. Torna da me. Dammi un'altra possibilit.
Ma era sparito. Bingo, esci fuori dal tuo nascondiglio!
lo chiamai cercandolo dappertutto. Ti ho detto
che mi dispiace. Non volevo morire; e adesso non
ho pi voglia di vivere.
Okay, Collie, ti perdono.
Eccolo l, sotto il vecchio salice dall'altra parte della
peschiera. Mi incamminai in quella direzione. Nella
prima luce del mattino, vidi scorrere eventi del passato
in tutta la loro intensit originaria, sentii il battito
del suo cuore che mi chiamava come il canto di un uccello.
No, non voglio che mi perdoni, non lo sopporto!.
Per la prima volta mi sentii disperato per il mio futuro.
Non c'era redenzione nel perdono, dunque non c'era nessuna redenzione.
...
.
...
CAPITOLO 20.
...
.
...
Ero a Boston, a un piccolo party di fine estate in casa
dell'amico di un amico. Non avevo pi voglia di feste,
ma alla fine mi ero lasciato convincere. Tutti dicevano
che mi avrebbe fatto bene uscire di casa. La vita
continua, Collie, aveva insistito il mio amico. Dopo la
moglie del senatore, passavo da una donna all'altra,
roba da far arrossire Bingo.
La notai subito. Capelli neri a caschetto, labbra rosse
e carnagione chiara, si distingueva come una pelliccia
glamour in una marea di cappotti grigi. Il suo spiccato
interesse per me brillava come un faro rosso nella
nebbia.
Nel frastuono della musica, mi chiese di ripeterle il
nome.
Non ti sento... disse scuotendo la testa e venendomi
pi vicino.
Si chiama Collie Flanagan le url qualcuno nell'orecchio
prima che potessi risponderle. Le misi una
mano sul braccio, ma la calca ci separ prima che potesse
presentarsi.
La rividi sul balcone al primo piano della casa, un
edificio di mattoni in stile vittoriano. Era uscita a fumare
una sigaretta.
Ciao disse sorpresa.
Ciao.
Cos tuo nonno  Peregrine Lowell... Wow, devi
averne di grana!.
Sorrisi senza rispondere. Non sopporto la gente che
fa domande personali, l'ho preso da pap. Non me le
faccio nemmeno io le domande personali, figurarsi.
Che cosa fai? insistette lei.
Mi faccio gli affari miei.
Fanculo, bimbo ricco!.
Scoppiai a ridere. L'aria era fresca, mi abbottonai la
giacca.
Di colpo provai imbarazzo. Scusa, di solito non sono
cos scortese.
Tu avevi un fratello che  morto due mesi fa. L'ho
letto sui giornali. Non  finito sotto un go-kart o qualcosa
del genere? Non guidavi tu?.
Chiusi gli occhi e feci di s con la testa. S, qualcosa
del genere.
Che cosa terribile. Quanti anni hai? mi chiese tra
un tiro e l'altro.
Diciannove. Be', quasi venti.
Sembri pi giovane, ma in un certo senso sembri
pi vecchio osserv abbassando la voce di qualche ottava,
in un tentativo forzato di intimit. Parlava come
un personaggio da soap opera, ma del resto io non ero
a caccia di qualcuno che mi spiegasse Hegel. Le lanciai
un'occhiata indagatrice.
Io ho ventisei anni disse. Potrei essere tua madre
butt l in tono frivolo.
Pioveva un po' meno, ma per terra c'era molta acqua.
L'aria era umida e pesante, inzuppata come una
spugna. Lei si era fatta silenziosa, stava meditando. In
silenzio scrutavamo dentro la nebbiolina di vapore, casomai
vi fosse rimasto impigliato qualcosa di noi. C'era
solo una vaga caligine tra noi due, o anche una nebulosa aspettativa che lei intravedeva in me? Avevo diciannove
anni, e le mie intenzioni erano impercettibili
quanto un uragano.
Non mi preoccupai nemmeno di chiederle il nome.
Entrati nella penombra del garage sotto casa sua, mi
afferr per un braccio, mi spinse in un angolo contro il
muro, e cominci a baciarmi sulla bocca, dietro l'orecchio,
sul collo. Mi leccava, mi mordicchiava le labbra,
mi accarezzava la coscia. L'attirai contro di me e le sollevai
la gonna - essere Bingo voleva dire questo?
Una macchina suon il clacson.
Ehi, voi due, cercatevi una stanza! grid un coglione,
e gli amici suonarono di nuovo il clacson. Sapevo
come andava a finire, e che non era il caso, ma
non riuscivo a fermarmi.
Bingo faceva pi o meno le stesse cose, finendo su
tutti i giornali, e io mi incazzavo con lui. Oh, ma lui lo
faceva in stile Fantastico Flanagan, in un night club,
sotto lo sfavillio delle luci, sprizzando attorno la sua
euforia come champagne da una bottiglia appena
stappata, dimentico del poco senno che aveva.
A me invece sembrava di essere dal meccanico, tanta
era la puzza di grasso e di olio di motore che c'era l
intorno. Ero schiacciato contro un muro di cemento,
le irregolarit della superficie mi si conficcavano come
unghie nelle spalle, piccoli canali sanguinolenti mi
scorrevano dalle clavicole alla vita.
Non provai alcun piacere.
Quando ripenso a quella sera, ricordo solo le sue
impronte bagnate un po' dappertutto: sulla porta antincendio
di casa sua, sul tavolo di cucina, sui pannelli
della doccia.
Pioveva. Ero fuori da un ristorante con una nuova
fiamma, una che profumava di lill. Il nome non lo sapevo,
la chiamavo Lill, e a lei andava bene. Ci eravamo
messi a pomiciare sotto il tendone, al riparo dalla
pioggia. Dopo un po' riuscii a liberare una mano e a
chiamare un taxista. Nei dieci minuti per arrivare dal
ristorante al suo albergo, la scopai senza alcun ritegno
sui posti di dietro.
Le mie ginocchia sfregavano contro il sedile sbrindellato,
respiravo la muffa dei tappetini e avevo l'umidit
fin dentro le ossa. Sapevo che dallo specchietto retrovisore
l'autista ci guardava a occhi spalancati. Lasciammo
anche una macchia sulla tappezzeria. Alla fine lasciai
cento verdoni al taxista e gli dissi di tenere il resto.
La mattina dopo sentivo dolori dappertutto. La sera
uscii e rifeci la stessa cosa, per con un'altra tipa che
chiamavo Lavanda. Il suo vero nome era Edie Paley.
Stava diventando l'estate delle mille fragranze - una
forma perversa di aromaterapia. Anche oggi, se a una
festa in giardino mi metto a occhi chiusi in mezzo a
uno stuolo di ragazze, riesco a distinguere il profumo
di ciascuna con la stessa facilit con cui dico l'alfabeto:
l'Air du Temps, Chanel N. 5, Trsor, Youth Dew, Sha-
limar, Allure, Alliage, Le D, Quelques Fleurs.
Nel grattarmi la testa scoprii un altro bozzo. Era solo
met agosto e avevo il cranio tutto ammaccato a causa
di svariati diverbi col pavimento. Le unghie erano rosicchiate
fino alla carne, i capelli mi cadevano, gli organi
interni erano allo sfascio, avevo disseminato pezzi di
me da un capo all'altro della stanza d'albergo - non
avevo la forza di rimettermi insieme e, comunque, non
avrei saputo come combinarli, quei miei pezzi.
A Bingo, convinto che tutto si potesse aggiustare,
piaceva moltissimo ricostruire le cose, e cercava sempre
di rimettere a nuovo qualunque vecchio rottame
trovasse in giro per casa. Non buttava via niente; secondo
lui qualsiasi cosa poteva concorrere a un qualche
nobile fine.
Pap aveva un modo tutto suo di adattarsi alle piccole
difficolt della vita: le raccontava in terza persona.
Era quello che chiamava il tertium quid, un terzo qualcosa;
aveva cominciato a parlarcene fin da quando
eravamo ragazzini, ammantandolo di magia.
A volte, questa faccenda del dire io-me-io pu essere
deprimente. Poi, alzando un po' la voce, attaccava
con una litania confessionale: Ho bevuto il vino
della Comunione; mi sono ubriacato; sono svenuto e
non sono stato ai funerali di mia madre; ho tradito la
mia adorata moglie con altre donne; me meschino.
Dove vi porta tutto questo? Provate invece a sostituire
io con egli, e creerete una sana distanza. Non si
tratta di evitare le responsabilit, ma della legittima
aspirazione a un po' di tregua.
Mettiamola cos: Charlie Flanagan ha rubato dei
soldi che da un anno suo fratello William stava mettendo
da parte per comprarsi un'auto usata e li ha
spesi per offrire da bere a tutti nel bar del paese.
Non suona meglio? Potete guardare le vostre azioni
alla fredda luce del giorno senza perdere la vostra autostima.
Una buona opinione di voi stessi  molto importante.
Cio, cos'altro avete, in fin dei conti? Se io
dico: Charlie Flanagan per Natale ha regalato a sua
zia Coleen della cioccolata bianca alle nocciole e poi,
prima di andarsene, se l' infilata in tasca e se l' riportata
via....
L'hai fatto davvero, pap? lo interrompeva Bingo.
Certo che l'ha fatto. Ma forse aveva le sue buone
ragioni, che adesso non pu spiegare per rispetto di
una vecchia signora che  morta e il cui ricordo, per
quanto controverso, merita di essere conservato in rispettoso
silenzio. Riuscite a cogliere la magia in tutto
questo, ragazzi? La nostra specie tende a essere pi indulgente
con il prossimo - in pubblico, almeno. Perci,
siate voi stessi il prossimo. La gente vi far del male,
figli miei; il mondo  crudele. Satana parla in prima
persona. Cercate di essere gentili con voi stessi e ricordatevi
sempre che Dio parla in terza persona.
Provai la teoria di pap come fosse un analgesico;
perch no, se poteva attenuare il dolore? Ma ci aggiunsi
un tocco personale, la metafora, e scoprii che
aveva il pregio di mettere ulteriore distanza tra me e i
miei misfatti. La mia versione in terza persona fu pi o
meno questa:
Egli giaceva supino tra l'erba alta, in attesa. Sonnecchiava
con gli occhi chiusi, le braccia distese lungo i
fianchi, il sole sul viso, la brezza estiva tra i capelli. In
un primo momento pens che fosse l'alito caldo del
vento, le carezze dell'erba, la fiamma del sole. Ma
quando cap che non era cos, quando cap cos'era veramente,
lei lo afferr per la gola, lo scosse violentemente
e lo sollev. Lo trascin sull'erba, si libr in aria
con lui, atterr pi distante con un tonfo, lo scaravent
su una roccia piatta. Gli lacer la camicia, lo squarci
dalla testa ai piedi, gli strapp le viscere, gli succhi il
midollo, gli prosciug il sangue, lo scuoi, scorticando
brandelli di pelle dal suo corpo ancora vivo.
Che profumo sei? chiese lui aprendo gli occhi.
Zitto!. Gi, non era un profumo... solo l'odore
spietato di Kitty Paley, o di sua figlia Edie, forse, o,
chiss, di un'altra, non importa il nome. Cominciava a
sospettare di non essere tagliato per la promiscuit
sessuale.
Voglio far resuscitare i morti pens ad alta voce.
Voglio riavere mio fratello. Esit per un attimo, poi
aggiunse: Forse anche mia madre... per con lei c'
in ballo una piccola trattativa.
Cristo santo, vuoi concentrarti su quello che stai
facendo?.
Aveva la bocca piena di lei. Stava sprofondando nei
suoi umori, annegando in abissi tenebrosi, il polso gli
batteva negli orecchi come una campana da palombaro.
Questo  per quello che hai fatto a tuo fratello gli
sussurr lei nell'orecchio prima di andarsene.
...
.
...
CAPITOLO 21.
...
.
...
Il telefono continuava a suonare. Rispose Ingrid
quando ormai pap stava per riattaccare. Dopo l'incidente
in mare, ero riuscito a evitarli, lui e lo zio.
Grazie dissi a Ingrid quando mi pass il telefono.
Strinsi al petto il ricevitore, chiusi gli occhi e feci un
profondo respiro.
Ciao, pap.
Oh, Collie, Mambo  morto! mi disse lui piangendo.
E finito sotto una macchina. Non vedendolo
tornare tuo zio  andato a cercarlo e l'ha trovato sul
bordo della strada... Ges, Collie,  come aver perso di
nuovo Bingo e la mamma.... Pap era fuori di s.
Cos'hai detto? per un attimo mi parve di precipitare
nella tromba di un ascensore. Oh, pap, com'
potuta succedere una cosa del genere?.
Mamma andava fiera di come, fin da cuccioli, i cani
fossero stati addestrati a non uscire sulla strada, peraltro
poco trafficata. Sapevano bene di non dover abbandonare
la propriet, e Mambo pi di tutti. Lo chiamavamo
il Commissario, perch ogni volta che un
cane usciva sul vialetto, correva a dare l'allarme. Non
smetteva di abbaiare e di saltare fino a che non lo seguivamo,
allora riportava a casa il colpevole come una
pecorella smarrita.
Era disperato senza voi ragazzi, non mangiava pi,
trascinava la coda. Sentiva la mancanza di Bingo e della
mamma; cercava disperatamente anche te. Si metteva
in fondo al vialetto e restava l ad aspettare, guardando
ogni macchina che passava, nella speranza che... Io e
Tom dovevamo andare continuamente a cercarlo... in
queste ultime settimane sar andato a riprenderlo almeno
un centinaio di volte. Sai, c' sempre qualcuno
che arriva a rotta di collo da dietro la curva....
Sarei dovuto tornare a casa, dovevo immaginarlo....
Sarei dovuto tornare a casa. Sarei dovuto tornare
a casa. Questo ritornello mi martellava dentro.
Non devi sentirti in colpa, Collie. Non  colpa di
nessuno, sono cose che succedono. Chi lo sa, magari
vedendoti sempre si sarebbe convinto che anche Bingo
sarebbe tornato... Oh Ges, pensare a Bingo che
torna a casa e non trova Mambo a fargli le feste....
Succhiacazzi! Inculacani! gracchi dal trespolo
Carlos appena mi vide, prima di scoppiare in una risata.
Maledetto pappagallo: parlava e rideva esattamente
come Bingo.
Carlos fischi come se chiamasse un cane. Lassie,
Lassie! Qui, brava....
Parlava come Bingo, ma pensava come la mamma.
Collie?. Il Falco si affacci alla ringhiera del secondo
piano, davanti al suo studio. Sei stato tu a lasciare
quella scia di fango dalla peschiera al soggiorno?
Quante volte te lo devo dire di fare pi attenzione?.
Lassie... qui! Brava! Qui, brava!.... Carlos non la
smise fino a che non andai a chiudermi in bagno.
Ehi, testa di cazzo!. Il suo ultimo insulto mi arriv
smorzato.
Cominciai a svuotare gli armadietti dei medicinali,
in cerca di qualcosa da ingollare. Gettavo tutto a terra,
rovesciavo le pillole nel lavandino, e intanto tracannavo
sciroppo per la tosse e qualunque medicina richiedesse
ricetta. Buttai gi persino del fertilizzante e
qualche sorso della colonia del Falco - era roba costosa,
concentrata come una nota a margine, un appunto
di Peregrine Lowell dal vago profumo di verbena.
Per essere sicuro, presi una lametta e cominciai a tagliare
l'arteria del polso sinistro. Il lavoretto mi riuscii
cos bene che mi manc la forza di tagliare anche l'altra.
Ce la misi proprio tutta, ma il suicidio fall, e in un
modo quasi divertente. Avevo perso da poco i sensi
che Cromwell si mise a dare l'allarme. Ges, che cosa
posso dire? Il mondo trabocca di eroi improbabili. Mi
trascin per la spalla fuori in corridoio e chiam tutti
a raccolta.
Mi svegliai uno, due giorni dopo all'ospedale, nel
padiglione psichiatrico. Da l mi trasferirono a Parados
House, una ben occultata clinica per fuori di testa
di buona famiglia.
Smisi di parlare per la seconda volta in vita mia. Durante
le prime due settimane mi sembrava di essere
una pietra vulcanica, una roccia inaridita al centro di
un inquietante e desolato universo. Dentro di me continuavo
a ripetere il nome di Bingo. Lo ripetevo con la
stessa ansia con cui gli ossessivo-compulsivi si lavano le
mani.
Cos'ha che non va, santo Iddio?.
Ero a malapena consapevole della presenza del
nonno, con i medici e le infermiere che cercavano di
calmarlo. Pi delle voci attorno a me, sentivo il rumore
del sangue che mi fluiva nelle vene, una specie di
zampillio negli orecchi.
Credevo di essere seduto, e invece pendevo tutto a
sinistra, riverso sul tavolo, con la fronte sul vassoio della
colazione. Fu un'infermiera a tirarmi su prendendomi
per la vita.
Per amor del Cielo, a cosa serve questa patetica
messinscena? Rimettetelo a letto! ordin il Falco, accompagnando
ogni parola con tuoni e saette. Subito
due inservienti fecero a gara per mettermi disteso, sistemare
i cuscini, rimboccarmi le coperte e compormi
le braccia lungo i fianchi. I miei occhi erano opachi e
senza luce. Sbirciavo il mondo fuori come attraverso le
incrinature di un vetro rotto.
Signor Lowell, poich la cura non ha prodotto i risultati
che ci aspettavamo, vogliamo tentare una terapia
diversa con un nuovo farmaco spieg uno dei
medici. C' un nuovo antidepressivo, molto promettente,
che pensiamo possa dare dei buoni risultati....
Il Falco mi prese una mano e la sollev, poi la lasci
ricadere floscia con una smorfia di disgusto.
Un'altra maledetta pillola. E tutto qui quello che
viene in mente a voi cretini iperscolarizzati? Io non
credo che mio nipote sia depresso; sarei felicissimo se
lo fosse. Purtroppo credo che sia morto.
Feci un sogno. Ero un uomo coraggioso e intelligente,
con i capelli miracolosamente lisci. Sorridevo
fiducioso con l'espressione divertita di uno che sa tutto,
come se avessi accesso a un segreto nascosto al resto
dell'umanit. Le donne si prostravano ai miei piedi,
e anche i bambini e i cani; gli uomini mi guardavano
con invidia, ma io ero troppo superiore per badare
a quegli omuncoli. Io ero il selvaggio.
Poi sentii parlare Bingo - chiamava il mio nome. E
quando sentii la sua voce, mi si confusero le idee. Ero
un uomo coraggioso che sognava di essere un vigliacco?
O un vigliacco che sognava di essere coraggioso?
Non potevo muovermi. Bingo aveva bisogno di me,
ma io non potevo muovermi. Picchiai pugni sulle cosce,
ma le mie gambe non si muovevano. Quante notti
mi svegliavo con un sussulto perch avevo sognato che
lui aveva bisogno di me, che eravamo mano nella mano,
i suoi polpastrelli che sfioravano i miei, e io me ne
liberavo, ma poi ci ripensavo e cercavo di afferrargli la
mano, solo per poterla poi lasciare andare.
Oh, Collie, mi odi a tal punto.... Era completamente
buio, eppure vedevo i suoi sottili capelli castani
che gli coprivano gli occhi.
Io, odiarti? Io, odiarti?  questo che pensi?.
Da qualche parte, fuori da quel sogno che riguardava
la mia vita passata e futura, sentii parlottare due inservienti.
Che testa di cazzo! Con tutti i soldi che ha... ti rendi
conto? disse quello pi vecchio mentre mi sollevavano
dal letto per mettermi sulla poltrona.
Pensa se gli toccasse vivere come una persona normale
fece l'altro. Dovrebbe provare a fare il nostro
mestiere. Te lo vedi a cambiare padelle?.
Che schifo di vita! Lavoro per quattro soldi, ho
una macchina di merda, abito in una topaia, e mi devo
spaccare la schiena solo perch suo nonno  un pezzo
grosso sbott il pi vecchio mentre l'altro prendeva
di tasca un pacchetto di sigarette. Per un attimo pensai
che mi avrebbe sfregato il fiammifero sulla fronte;
invece controll l'orologio: E l'ora della pausa. Sbrighiamoci
a sistemarlo.
Mi afferr sotto le ascelle, fece cenno all'altro di
prendermi per i piedi, e insieme mi adagiarono di
nuovo sul letto dove atterrai con un tonfo deliberato.
Ehi, se c'ero io al suo posto quel giorno mica stavo
a pensarci, maledizione! Stavano facendo rafting sul
fiume, giusto? Ho letto tutta la storia. Il fratello  rimasto
impigliato sotto un tronco o qualcosa del genere.
Io mi sarei tuffato subito... senza pensarci su neanche
un secondo dichiar il pi giovane tirandomi su le
coperte fino al petto.
Anch'io fece l'altro. Sono fatto cos, tu mi conosci.
Non mi tiro mai indietro.
Circa un'ora dopo, mi misi seduto, mi liberai delle
coperte e diedi un colpetto sulla spalla all'infermiera -
quella per poco non svenne e rest l a fissarmi come
se fossi resuscitato. Le chiesi di passarmi il telefono.
Zio Tom?.
Chi parla?.
Sono io, Collie.
Non voglio parlare con te.
Pap  l?.
Suppongo di s.
Me lo passi?.
Oh, adesso sei tu quello che ha voglia di parlare....
Zio Tom....
Mi hai deluso.
Mi dispiace, zio Tom, lo so come ti senti, hai ragione....
Non sono stato io a svelarti il segreto della felicit,
tanti anni fa, quand'eri piccolo? Cosa ti dicevo di fare
ogni volta che ti sentivi gi?.
Di mettermi a fischiare.
Esatto.  umanamente impossibile fischiare e allo
stesso tempo sentirsi tristi. Me lo ripeteva sempre mia
madre, e aveva ragione. Tu conoscevi il segreto, eppure
hai preferito abbandonarti alla disperazione. Ti devi
vergognare. E lo zio William? Non ti consigliava di
parlare in francese?.
Quando avevo dodici anni, zio William mi raccont
una storia. Era il fratello maggiore di pap e zio Tom,
e durante la seconda guerra mondiale aveva combattuto
nelle fila dell'esercito americano. Un giorno, lui e
una manciata di commilitoni superstiti si preparavano
a sferrare l'ultimo, disperato attacco a un casale occupato
dai tedeschi. Erano in Francia, e la fine della
guerra era vicina.
Non pensavamo di sopravvivere raccontava.
Facemmo il nostro piano e, confidando in Dio e l'uno
nell'altro, ci lanciammo fuori sotto il fuoco del mortaio,delle mitragliatrici e dell'artiglieria. Tutt'a un tratto
il nostro solo ufficiale si mise a urlare Appel du devoir!.
Questo  impazzito, pensai; ma poi tutti ci mettemmo
a gridare Appel du devoir!  e assaltammo il casale.
Sai, Collie, sono convinto che fu proprio questo
che mi salv la vita quel giorno.
Intendi la potenza morale del senso del dovere, zio
William?.
No, no! Non parlare come una scolaretta, Collie!
Intendo la lingua francese! Ma non capisci? E una lingua
che ispira, che induce a meravigliose prodezze. Ricordatelo
sempre: ogni volta che hai paura, fatti coraggio
con qualche parolina francese. Ha un effetto galvanizzante.
Pap gli strapp di mano il telefono.
Collie, sei proprio tu?.
S, pap.
Grazie a Dio! Come hai potuto pensare di toglierti
la vita? Dove abbiamo sbagliato io e tua madre? Che
cosa abbiamo fatto? Non ti ho sempre detto di recitare
l'Ave Maria, quando ti senti gi? Io riesco a passare anche
attraverso il fuoco, basta che abbia in mano un rosario.
Pap, voglio venire a casa....
Non muoverti di l! Arrivo subito. Recupero i soldi
per il biglietto del treno e le spese di viaggio e domani
sono da te....
Il mattino seguente mi alzai e lasciai di nascosto la
clinica; niente di rocambolesco come potrebbe sembrare.
Chiamai un taxi, uscii dall'ingresso principale,
e mi feci portare alla stazione ad aspettare pap. Il suo
treno sfrecci per la stazione senza fermarsi.
Pap si era ubriacato sulla carrozza ristorante ed era
svenuto, finendo in Canada, in una cittadina mineraria
dell'Ontario di nome Sudbury. Svegliatosi sulla
panchina di un parco, era entrato in un negozio specializzato
in caccia e lavoro a maglia.
Me ne sono andato via a gambe levate! mi raccont
quando alla fine riuscimmo a sentirci. Quella
tipa, una marcantonia con tanto di cappelluccio di lana,
era davvero in caccia. Mi ricordi tanto il mio defunto
marito, Squeak mi fa con un sorriso sdentato.
Squeak! Ti rendi conto?.
Decisi di lasciar perdere il treno. Stracciai il biglietto,
lasciai l la mia roba, e uscii dalla stazione. Pioveva
forte. Mi misi a fischiettare a pi non posso, intonai
l'inno francese, e poi, con i capelli sugli occhi e le scarpe
inzuppate, recitai l'Ave Maria facendo l'autostop.
...
.
...
CAPITOLO 22.
...
.
...
Era lunga arrivare a Cassowary, ci voleva minimo
qualche giorno, ma non avevo nessuna fretta. Mi serviva
un po' di tempo per pensare in tutta tranquillit, libero
dalle opinioni dei vivi e dei morti; la strada era
l'ultimo posto dove mi avrebbero cercato. La prima
notte la passai in un fienile abbandonato.
Senza pi madre n fratello, ma con padre, zio e
nonno oltremodo ingombranti, e le mie inadeguatezze
impresse come stigmate, decisi che, assumendo l'atteggiamento
giusto, potevo in qualche modo determinare
la mia vita. Mi serviva una strategia; dovevo pianificare,
avere un modello da seguire.
Vedevo il cielo la luna e le stelle l dove il vecchio
soffitto aveva ceduto. Fu l, nella luce argentata di
quella notte in aperta campagna, che mi ricordai del
Progetto Uomo di Bingo - allora l'avevo preso in giro,
ma adesso cominciavo a pensare che porsi degli obiettivi
non era una cattiva idea. Per di pi condividere
quel piano avrebbe significato che Bingo faceva ancora
parte della mia vita.
Un paio d'anni basteranno allo scopo, pensai, ma
mi resi presto conto che la mia scadenza aveva bisogno
di qualche aggiustamento. Il pomeriggio dopo il mio
ritorno a Cassowary mi svegliai steso sul pavimento
della mia stanza, con Cromwell che mi leccava i capelli.Quando realizzi che la saliva di cane sostituisce regolarmente
l'uso dello shampoo, la maturit ti sembra
un obiettivo raggiungibile quanto la medaglia d'oro
nel nuoto sincronizzato.
Il piano biennale scal ufficialmente a piano quinquennale.
La mia prima idea era di avvicinarmi alla maturit
con metodo scientifico: si trattava di demolire un vecchio
edificio e di costruirne uno pi funzionale, nuovo
fiammante. Prendevo appunti, buttavo gi idee,
definivo obiettivi, stabilivo scadenze, ma in realt procedevo
pi che altro per istinto. Il mio Progetto Uomo
era, come me, un work in progress; un libro che potevo
lasciare e poi riprendere.
Secondo la mia strategia in perenne revisione, a un
certo punto, tra i venticinque e i trentanni, sarei finalmente
diventato uomo. Era un pensiero incoraggiante.
Ma innanzitutto dovevo disfarmi del ragazzo Collie,
uccidere il suo ricordo, e seppellirlo dove non l'avrebbe
mai trovato nessuno, nemmeno io.
Ero a Cassowary da circa una settimana. Il primo
punto all'ordine del giorno era comunicare al Falco
che non avevo nessun interesse per le imprese di famiglia.
Quand'ero a Andover, per un breve periodo di
tempo avevo collaborato con uno dei suoi giornali, il
Boston Expositor, e mi era bastato per convincermi
che non volevo fare il giornalista.
Dunque saresti tu il ragazzo d'oro? mi disse presentandosi
uno dei redattori. Dovetti abituarmi ai loro
dileggi. Il direttore responsabile della cultura mi chiamava
Maragi, quello dello sport Pistolino. Per il
tizio della rubrica gastronomica ero il Piccolo Principe,
mentre l'ufficio pubblicit alternava diversi epiteti,
tra cui Bel Ragazzino o Povero Ricco Ragazzino.
Quando andavano sul pesante, ero semplicemente
Flanagan Inculacani.
Il direttore, Darryl Pierce, aveva una segretaria che
era l'unica persona a chiamarmi Collie, ma lo storpiava
in qualcosa come Coaly.
Nonostante le minacce di rappresaglia da parte del
Falco, anche il signor Pierce, uno snob al contrario
con la fissa di ricordare a tutti che aveva fatto la gavetta,
mi aveva trovato un nomignolo.
Molto piacere, Bellescarpe! mi disse guardandomi
i piedi. Non ci si pu sbagliare. Un ragazzo ricco
lo riconosci a chilometri di distanza dalle zampe ben
calzate e perfettamente curate.
Mi spediva ogni settimana ai pranzi ufficiali del club
filantropico locale, premurandosi di avvertire i soci
che ero il nipote del Falco. Di conseguenza ero visto, a
seconda, come potenziale genero, come investitore,
come rettile privo del minimo talento, o come potenziale
vittima di rapimento.
Il Falco era deciso a passarmi un giorno il comando
del suo impero. Io ero altrettanto determinato a fare in
modo di non dover mai pi varcare la soglia di una redazione.
Sapevo che una persona matura avrebbe smesso
di menar il can per l'aia e glielo avrebbe detto, ma
aspettavo sempre di beccarlo in un momento di buon
umore, un'attesa che sarebbe stata anche comica se
non fosse stata cos patetica. Di quel passo, il mio Progetto
Uomo rischiava di diventare il Progetto Terza Et.
Andai verso la sala da pranzo canticchiando e
fischiettando, cercavo di farmi coraggio. Arrivato alla
porta non mi sentivo pi le mani e i piedi. Mi fermai,
con il battito a mille e la sensazione di essere l per informare
Satana di aver accidentalmente spento le
fiamme dell'inferno.
Il Falco stava facendo colazione, dalla finestra alle
sue spalle entrava la calda luce di settembre. Come
ogni mattina era impegnato nello scrutinio delle dozzine
di giornali impilati sulla lunga tavola da pranzo.
Giuro su Dio che leggeva ogni parola - attorno a lui
l'aria puzzava di cordite, pronta ad accendersi a ogni
sua sfuriata.
Dio santo! Che razza di imbecilli lavorano per
me? mi disse mostrandomi dei segnacci in matita rossa
sulla prima pagina di uno dei suoi giornali londinesi.
Quando era arrabbiato si sfogava scarabocchiando
un Puah! a grandi lettere fiammeggianti sull'edizione
incriminata - l'autografo sarebbe poi stato consegnato
al direttore responsabile.
Ovviamente quella era una mattina di innumerevoli
Puah!. Le censure del Falco volteggiavano nell'aria
come scorie radioattive dopo un'esplosione, coprendo
ogni superficie, incenerendo gli astanti.
Una folata di vento attravers la stanza sollevandomi
i capelli dalla fronte e spargendo pagine di giornale
sul pavimento.
Santo Cielo, Collie, lasciali l! ringhi il nonno
vedendo che mi chinavo a raccoglierli. Cosa la pago
a fare la servit? Ingrid! Ingrid!.
Sono qui, che bisogno c' di urlare? rispose Ingrid
uscendo dalla dispensa. Buongiorno, Collie, come
stai? Hai visto che splendida giornata?. E ignorando
la sfuriata del nonno mi lanci un sorriso.
Sta bene, lascia perdere queste sciocchezze... Pensa
piuttosto a mettere in ordine qui; ti ricordo che saresti
la governante. Be', Collie, non startene l con le
mani in mano, siediti... Cosa c', Ingrid?. Picchi i
pugni sulla tovaglia e rovesci dell'acqua.
Mi ha chiamato, si ricorda?.
Non puoi metterti un po' di rossetto, di fard? Ravvivare
con un po' di colore quella specie di budino
pallido che  la tua faccia? Si mette a piovere ogni
volta che appari. E, per amor del Cielo, prendi un
appuntamento dal parrucchiere e fatti fare la tinta.
Non voglio teste grigie qui dentro, quante volte devo
ripetermi? E, sant'iddio, fa' qualcosa per la crescente
trasandatezza della servit! E di' alle ragazze in cucina
di comprarsi della biancheria contenitiva, o vi licenzio
tutti quanti in tronco!  un affronto al senso
estetico - non c' da meravigliarsi se Collie ha perso
la voglia di vivere e si aggira con quell'aria da cane
bastonato.
Eh, gi disse Ingrid con tono di disapprovazione.
Poi, dopo che mi fui seduto di fronte al nonno, si rivolse
a me: Non dargli ascolto, Collie;  bello sentirti
girare per casa fischiettando - competi con i canarini.
Quasi non riesco a crederci, dopo questo brutto periodo.
Sembra un miracolo sentirti allegro.
Grazie, Ingrid dissi spezzando il pane di segale.
Personalmente lo trovo abbastanza sgradevole... Allora,
dopo la drammatica fuga dalla clinica e la contemplativa
scarpinata a piedi, che cosa dobbiamo concludere?
Il suicidio a piccole dosi uccide o guarisce?
disse il Falco portando alle labbra il bicchiere di succo
di pomodoro. Ne bevve un sorso e tampon le labbra
con l'angolo del tovagliolo di lino.
Che cosa orrenda da dire! esclam Ingrid tappandosi
subito la bocca.
Il tovagliolo del Falco cadde a terra. Questo  davvero
il colmo, Ingrid! O io sono il padrone pi tollerante
del mondo, o il pi fesso... Mio Dio, ti prendi
certe libert....
Ti voglio parlare dissi al Falco. Mi schiarii la gola
e lanciai un'occhiata a Ingrid, che immediatamente si
ritir in cucina.
Perch questo inutile preambolo? Mi stai gi parlando.
Non diluire la conversazione con inutili specificazioni.
Sputa fuori. Cosa c'? Devo prendere l'aereo.
I suoi occhi mi trafissero come due lance.
Sentii la mia determinazione annaspare, mi guardai
attorno in cerca di un posto dove nascondermi. Il mio
breve esperimento di maturit stava crollando.
Beh... niente - niente di importante... solo... ecco,
vuoi che ti accompagni all'aeroporto?.
...
.
...
CAPITOLO 23.
...
.
...
Ero tornato alla Brown - ero iscritto al terzo anno -
e abitavo in citt, appena fuori dal campus. Il 22 novembre,
giorno del mio ventesimo compleanno, ricevetti
una telefonata di pap.
Adesso non sei pi un teen-ager, deciderai tu cosa
vuoi fare mi disse.
Be', forse dovrei prendere pi seriamente il mio
passaggio all'et adulta. Oggi divento uomo, o sar
l'anno prossimo? borbottai senza pensarci. Sdraiato
sul letto, con la cornetta appiccicata all'orecchio,
guardai la sveglia sul comodino. Erano quasi le due
del pomeriggio... Ges, cosa ci faceva pap gi alzato a
quell'ora?
L'et  il meno e, a proposito, ricorda, Collie, che
autoproclamarsi  segno di immodestia.
Per pap essere un buon padre voleva dire non lasciar
mai correre un'osservazione poco meditata.
Stavo solo scherzando, pap dissi con un mezzo
sorriso. Era sempre cos prevedibile.
Oh be', se lo dici tu. Ma i cimiteri sono pieni di
gente che stava solo scherzando... Diventare uomo, io
ne so qualcosa, non  cos automatico. Ci sono dei
princpi immortali che puoi ignorare solo a tuo rischio
e pericolo. Per diventare uomo devi intraprendere
una ricerca, un viaggio rischioso, ma fondamentale
per uscire da sotto l'ala dei tuoi genitori - quella
della madre  particolarmente insidiosa. Per dirla in
parole povere, per diventare uomo devi rintanarti nei
boschi e impetrare a misurarti con te stesso.
Tu hai fatto cos?.
In un certo senso s. Pensa a come vi ho sempre incoraggiato
a stare a casa da scuola, a marcare visita, a
prendervi del tempo libero dal lavoro.
Ma ci hai sempre impedito di lavorare....
Infatti, ecco il punto. Assenteismo. Una cosa bellissima.
Un viaggio alla scoperta di se stessi. Certo, i capitalisti
come tuo nonno fanno della partecipazione un'etica,
come se avesse valenza morale, o denotasse carattere,
ma in realt vogliono solo ottenere ubbidienza e garantirsi
una forza lavoro collaborativa. Quando un uomo,
praticando l'assenteismo, arriva a conoscersi, non
pu pi essere controllato, e questo porrebbe fine al
mondo cos come lo conosciamo.
Sotto sentivo lo zio che brontolava per farsi passare
la cornetta e dire la sua.
Tom mi sta facendo impazzire, vuole parlare anche
lui. Un momento, Tom! Santo Cielo....
Collie?. Era zio Tom. Lo vuoi sapere quando mi
sono sentito veramente uomo? Il giorno che sono riuscito
a dire chiaro e tondo che odiavo un bambino, ecco
quando  stato. Ricordi quel maledetto moccioso
che abitava in fondo alla strada, Adam? Quel ciccione
sempre vestito da piccolo Lord?.
E chi poteva dimenticarselo? Lo zio aveva portato
avanti una guerra di logoramento con lui e sua madre,
la Fattrice, per oltre un decennio.
Quel bestione sempre attaccato alla tetta di sua
madre fino a tre anni, che all'asilo portava ancora i
pannolini e intanto la madre mi diceva che era cos
speciale, che aveva un quoziente d'intelligenza superiore
a Einstein. E io che le ho detto che fuori misura
suo figlio aveva solo il....
Me lo ricordo, zio.
Possono dire quello che vogliono, ma il fatto 
che non c' odio pi grande al mondo di quello che
provi per il bambino della vicina di casa. Al diavolo
la guerra fredda! Di fatto un vero uomo  pieno di
passioni, e non pu farci nulla.
 un punto di vista interessante il tuo, zio Tom.
A proposito, i veri uomini non trattano mai con
condiscendenza... e un'ultima cosa: un uomo sa rendersi
utile.
Tu come ti rendi utile?.
Cristo santo, Noodle! Non ti insegnano niente l alla
Brown? Se penso a quanto sei inutile tu... Ehi, lo sapevi
che cent'anni fa i gatti consegnavano la posta, e sicuramente
nessuno di loro aveva finito la scuola elementare?
Questo serve a mettere nella giusta prospettiva uno come
te. Bah, tuo nonno per il compleanno ti avr regalato
il Tey Mahal, immagino.
No... non esattamente. Be', mi ha regalato una
macchina....
Una macchina? Ma ce l'hai gi una macchina!
Quante macchine ti servono?.
Non  una cosa cos assurda: ho un'auto a casa, ma
non alla Brown. E comunque non gliel'ho chiesta io,
ha voluto regalarmela lui.
Ma l'hai accettata? Questo  il punto. Tu sfidi la
sorte lasciandoti coccolare e viziare a questo modo dal
diavolo. E un invito alla catastrofe.
Zio Tom sosteneva che i diavoli vivevano tra noi. Secondo
lui li si poteva riconoscere dai capelli neri, gli
occhi azzurri, la pelle chiara e il loro cosiddetto fascino.
I diavoli erano molto eleganti, avevano una smisurata
autostima, e venivano facilmente distratti dallo
schiamazzo di grandi stormi di uccelli. Zio Tom giurava
persino di percepirne l'odore.
Tuo nonno trasuda verbena disse. Devi stare attento,
a lui e ai suoi regali. Gli manca solo la coda biforcuta;
ma del resto noi cosa ne sappiamo di ci che
nasconde sotto i pantaloni?.
Scoppiai a ridere.
In guardia, Collie. Attento a come ti muovi. Un
grande diavolo ha messo gli occhi su di te. Se sei in
buoni rapporti con il diavolo finisci su un terreno pericoloso,
ed  proprio questo che lui vuole. Senza che
neanche te ne accorga, ti si spalanca la terra sotto i
piedi e diventi un diavolo anche tu.
Quella sera uscii a festeggiare con gli amici. Allora il
mio sballo era il divertimento isterico - i miei compagni
preferiti erano quelli che si ubriacavano di risate,
che credevano che il non plus ultra fosse lasciare merda
di cane fumante all'ingresso di un ristorante di lusso.
Il genere di persone che piaceva a Bingo.
Cominci come uno stupido scherzo, tanto per fare
qualcosa. Prima di lasciarmi andare, io oscillavo sempre,
indeciso tra sconforto e demenza. E poi la cosa
and un po' oltre. Un mio amico riusc a far partire la
vecchia Impala scassata - non doveva valere pi di cinque
verdoni - che apparteneva al direttore del Dipartimento
di Anglistica. Zigzagando da una corsia all'altra
ci lanciammo verso la campagna lungo una strada sterrata
- due dei miei soci stavano con il culo nudo fuori
dal finestrino. Andavamo cos forte che su un dosso la
macchina prese il volo e atterr girata nella direzione
opposta.
Con il motore fumante ripartimmo a tutto gas, accelerammo
- settanta, novanta, centodieci all'ora... Bum!
Un giovane cervo attraversava la carreggiata; noi provammo
a sterzare, ma ci fin dritto sul parabrezza: il vetro
and in frantumi, la bestia venne scaraventata nel
fosso che costeggiava la strada.
Armeggiai con la portiera, che si era incastrata a
causa dell'urto. Esitante, con le gambe molli, mi avvicinai
al cervo: alla luce della luna piena si vedeva
ancora la condensa del suo respiro; l'aria odorava di canfora
e muschio.
Vicino a casa c'era un'area protetta, e quando io e
Bingo ci andavamo, capitava che trovassimo lungo i
sentieri i resti di un cervo sbranato dai lupi: era un'immagine
di orrore primordiale a cui non mi sono mai
abituato.
L'animale mi guard, nei suoi occhi un tenue bagliore;
era la calda luce di una finestra lontana. Poi,
come se qualcuno avesse tirato le tende, la luce spar.
Mi misi al volante, nessuno parlava; la macchina era
in tale stato che riuscimmo giusto ad arrivare al campus.
Accompagnai gli amici e mi mossi verso il parcheggio
riservato del professor Fuller. Vi trovai due zelanti
guardie della sicurezza subito accorse a indagare
sul furto del vecchio catorcio; i walkie-talkie gracchiavano
con fastidiosa arroganza. Non tentai di nascondere
la mia identit.
Al professor Fuller, immediatamente convocato,
non parve vero di potersela prendere con il nipote
buono a nulla di Peregrine Lowell; inve contro il lassismo
morale della giovent, parl di espulsione e minacci
di chiamare la polizia.
Io chiesi scusa, dissi che ero disposto a fare qualsiasi
cosa fuorch donare organi vitali. Non riuscii a impressionarlo.
Lei, giovanotto - e uso questo termine in senso lato
-, incarna tutto ci che la gente detesta dei ricchi
rampolli. Lo disse con un tono piuttosto convincente.
Comunque, riusc a convincere me.
Pap pensava che mi fossi drogato. Ma ci pensi alle
conseguenze? mi disse a notte fonda al telefono.
Terry O'Neill, in Irlanda, era un bravissimo ragazzo, ma a
tredici anni cominci a imbottirsi di anfetamine - dovevi
stargli a un chilometro di distanza tanto puzzava. E
poi si butt dalla finestra - finiscono tutti cos.
Si stava appena scaldando. Come al solito in sottofondo
c'era lo zio che scalpitava per parlare con me.
Zio Tom....
 un'indecenza, ecco cos', e per di pi con tua
madre e tuo fratello ancora caldi nella tomba. Ascolta,
Noodle, essere in lutto  un po' come essere in libert
vigilata: o righi dritto per un anno o passi il resto della
vita da recidivo. Se adesso ti abbandoni a tutte le sensazioni
confuse che hai dentro, potresti non trovare
pi la strada per tornare a casa.
Mi dispiace. Mi dispiace. Cosa devo fare, zio Tom?
Dimmelo tu cosa devo fare!.
Mentre lo supplicavo avevo sotto gli occhi il caos
della mia stanza: le chiavi della macchina sul tavolino,
i blu jeans a terra, la camicia sul televisore, la giacca
sul divano, i libri sparsi dappertutto.
 semplice mi stava dicendo lui. Adesso riponi
le scarpe da ballo, e concentrati sul mettere un piede
davanti all'altro, finch non diventa una cosa automatica.
Inizia col consegnare la posta.
Come parte della punizione, ero tenuto a impegnarmi
in un'attivit socialmente utile. Ne ero quasi
felice: mi sembrava giusto riparare ai miei errori - aver
distrutto quella macchina era stato solo l'ultimo di
una lunga serie. Peccato che non avessi idea di cosa fare.
Poi mi ricordai di un amico che stava facendo il
dottorato in psicologia e coordinava un programma di
prevenzione del suicidio presso la clinica universitaria.
Io non avevo mai fatto un vero e proprio lavoro - il
mio curriculum era piuttosto scarso, si limitava al tennis
club e alla mia abilit nel riconoscere profumi. Superato
brillantemente un breve corso di formazione,
mi offrii come volontario e il mio amico, pur controvoglia,
accett.
Attieniti al copione mi mise in guardia. Niente
improvvisazioni.
Durante il mio primo turno, ero cos smanioso di
fare del bene che ogni volta che squillava il telefono
mi ci fiondavo come sopra il pulsante di un telequiz,
quasi fossi in competizione con gli altri collaboratori.
Era una notte tranquilla, per la gran parte erano telefonate
personali o di qualcuno che aveva sbagliato
numero.
Ehi, non ti preoccupare mi disse il tizio seduto di
fronte. Su con il morale - domani  luna piena, i pazzi
si scatenano.
Aveva ragione. La notte seguente il telefono squill
come un campanello d'allarme. Risposi io. All'altro
capo c'era un tipo cos agitato che diceva di volersi impiccare:
piangeva, era in preda al panico, continuava a
far cadere la cornetta; riuscivo a sentire i passi del suo
camminare nevrotico. Non capivo granch di quello
che diceva, ma ci parlai a lungo, cercando di non sembrare
mio padre o zio Tom.
Dopo gli ultimi eventi, era un'esperienza interessante
trovarmi nella posizione di chi deve convincere uno
sconosciuto che vale la pena vivere. Non credo di aver
detto niente di che, ma qualunque cosa abbia fatto,
parve funzionare, perch quello alla fine si calm e mi
disse che ci avrebbe ripensato.
La notte seguente il tizio chiam di nuovo, ma questa
volta voleva parlare proprio con me. Passai due ore
piuttosto intense insieme a lui. Si chiamava Jerry, e la
sua situazione era in effetti allarmante: trentacinque
anni, disoccupato, niente fidanzata, niente soldi, niente
amici, niente diploma, nessuna prospettiva. In pi
era sovrappeso, pelato, aveva un testicolo solo, viveva
con i genitori e sulla carta di credito aveva accumulato
un debito di gioco di migliaia di dollari.
La cosa peggiore  che ho usato le carte di credito
dei miei. Loro non le usano mai, non si fidano. Le tengono
l, in caso di emergenza, non sanno nulla.
A quanto ammonta il tuo debito?.
Quindicimila dollari. Oh Dio, mi uccider! I miei
perderanno tutto!.
Se ti uccidi, allora s che perderanno tutto. Strano,
tutt'a un tratto apprezzavo i luoghi comuni.
Tu non capisci. Mio padre mi uccider comunque
quando scoprir quello che ho fatto. Gli ho tenuto nascosto
i conti e ho usato una carta di credito per estinguere
i debiti dell'altra... Non c' pi niente da fare!
Mi vado a buttare dalla scogliera.
And avanti cos per una settimana, con lui che mi
chiamava minacciando di buttarsi dal Ponte di Brooklyn
o di bere l'antigelo. Dovetti persino dissuaderlo
dall'infilarsi nella gabbia degli orsi polari allo zoo; allora
ribatt che si sarebbe cosparso di nafta e avrebbe
acceso un fiammifero. Chiamava anche due o tre volte
per notte, per proporre nuove, raccapriccianti tecniche
di autoeliminazione.
Non sapevo pi che trucchi escogitare, la situazione
mi sembrava sempre pi disperata. Passavo notti insonni
a pensare a cosa dirgli.
Ci deve pur essere qualcosa di bello nella tua vita.
C' qualcosa che ti piace fare? Forse i tuoi interessi potrebbero
esserti d'aiuto - potresti trovare un lavoretto
e cominciare a ripagare i debiti.
Be', mi piace la storia. Sono una specie di storico
dilettante. Puoi chiedermi qualsiasi cosa sulla seconda
guerra mondiale si vant. E mi piacciono anche gli
sport, soprattutto il curling aggiunse con una certa
vivacit; ma subito il suo entusiasmo si spense. Cristo,
cosa devo fare, andare a spazzare i marciapiedi? Dio,
che casino la mia vita!.
Ero d'accordo: la sua vita era un vero casino. Cosa
diavolo poteva fare? A quel punto decisi di abbandonare
il copione.
Te li do io i soldi.
Cosa?.
Estnguer il debito che hai sulle carte di credito,
per non devi dirlo a nessuno.
Tu vuoi pagare i miei debiti? E come? E perch dovresti?.
Non preoccuparti, non  un problema.
Ma chi sei tu? Il mio angelo custode? Oh Dio, non
ci posso credere! Grazie! Grazie! Grazie!. Mentre
parlava emetteva una specie di cupo brontolio, simile
a una leggera perturbazione atmosferica. Jerry aveva
certi tratti che lo distinguevano: respirava cos forte
che sentivi ogni suo respiro ed era tanto rumoroso nel
tirare su con il naso che ti stimolava il vomito.
Era imbarazzante... tutta quella gratitudine mal riposta.
Per i vent'anni avevo ricevuto una certa somma
di denaro. Una parte l'avevo girata a pap e allo zio
per farli tirare avanti - almeno per un po'. Se pap
usciva di casa con un milione di dollari, tornava ubriaco
fradicio prima di sera che ne aveva spesi un milione
e mezzo.
Quel denaro veniva da un fondo fiduciario lasciatomi
dalla nonna materna e amministrato dal Falco che,
in quanto a tecniche di interrogatorio, poteva dare lezioni
al Mossad. Per fortuna per non aveva la minima
idea dei prezzi correnti - potevo anche dirgli che mi
servivano diecimila dollari per comprare un apriscatole
e lui non si sarebbe allarmato.
I soldi non finivano mai, piovevano soldi in continuazione,
aprivi un rubinetto e uscivano soldi, ero sepolto
sotto una valanga di soldi, e nessuna squadra di
soccorso mi avrebbe mai trovato; sono cos ricco che
valgo quanto una civilt scomparsa.
Mi vergognerei a dichiarare il mio valore - il mio valore
in dollari, naturalmente.
Alcuni giorni dopo, pagati i debiti - una cosa facile,
nessun problema - Jerry venne in clinica per ringraziarmi.
Far qualsiasi cosa per te, basta che tu me lo
dica. Ti sar debitore per tutta la vita.
La sua faccia era cos vicino alla mia che gli sentivo
l'alito: un misto poco allettante di succhi gastrici e salsa
piccante non ancora digerita. Cristo, era questo il
volto della carit?
No. Basta con i debiti. Adesso te ne sei liberato,
cerca di goderti la vita. Perch non ti dai al curling?
gli dissi scherzando mentre lo accompagnavo alla porta.
La mia volont di redenzione sociale stava ormai
andando alla deriva, vittima dell'assenza di deodorante
e della volgarit dei bisogni comuni.
Mi piacerebbe ma ho le ginocchia messe piuttosto
male... tutti questi chili che mi porto addosso disse
picchiettandosi la trippa. Jerry, pi alto di me di almeno
una decina di centimetri, era cos grosso che sembrava
sul punto di scoppiare.
Forse questo  il momento giusto per provare a fare
qualche cambiamento, perdere qualche chilo, rimetterti
in forma, cos saresti pi fiducioso sulla possibilit
di trovare degli amici, un lavoro. Appoggiato alla
porta, non avevo nessuna voglia di dare consigli, ma
mi sentivo in dovere di farlo.
Ce l'ho gi un amico, e mi basta per tutta la vita!.
Lo disse con tale esaltazione che temevo gli esplodesse
il cranio e cominciasse a eruttare cenere e vapore.
Abbassai gli occhi. La sua mano mi stava stringendo
cos forte l'avambraccio da bloccarmi la circolazione.
Un piccolo campanello d'allarme vibr silenzioso dentro
le mie viscere.
Adesso che non aveva pi l'assillo dei soldi, Jerry
prese ad assillare me. Mi aspettava dopo le lezioni, mi
seguiva in mensa, si appostava in biblioteca, mi chiamava
di notte in clinica e di giorno a casa, insisteva
perch andassi con lui in palestra, in qualche club...
Potevo presentargli delle ragazze? Facevamo una camminata
insieme?
Mi piacerebbe tanto, Jerry, ma tra gli studi e il volontariato
non mi rimane il tempo per molto altro...
gli dissi camminando a ritroso lungo il corridoio, un
giorno che era venuto a trovarmi tra una lezione e
l'altra.
S, certo, capisco. Perch mai uno come te dovrebbe
aver voglia di passare del tempo con uno come me?
Hai ragione. Veniamo da mondi diversi, noi due. Tu
hai tutto, io non ho niente. Se fossi nei tuoi panni, anch'io
non avrei voglia di stare con me. Insomma,
cos'ha da offrire uno come me a uno come te?.
Chiusi gli occhi sperando che nel riaprirli avrei saputo
cosa fare.
Non volevi andare a fare una camminata? gli
chiesi.
Merda, ti spiace rallentare un po'? Cosa vuoi dimostrare,
mica siamo alle Olimpiadi! protest Jerry. Gli
colava il sudore dalla faccia e boccheggiava con il fiato
corto.
Sto camminando a passo normale risposi poco
pi avanti di lui, sforzandomi di essere paziente. Solo
che, se andiamo ancora pi piano, ci si atrofizzano gli
arti.
Che ridere! Dev'essere bello sentirsi perfetti! Ma
dove diavolo siamo qui? Dobbiamo per caso montare
il campo base ai piedi dell'Everest? Mai sentito parlare
di una passeggiatina tranquilla?.
Siamo nell'arboreto di una zona protetta, a dieci
minuti dall'ingresso. Ma di cosa stai parlando? Non vedi
che ci sorpassano tutti, inclusi vecchi e bambini? Sei
tu che mi hai supplicato di fare una camminata, e direi
che stiamo dando un'interpretazione piuttosto
blanda del concetto di camminata.
Non pensavo di fare la marcia della morte di Bataan!.
Vuoi tornare indietro? gli chiesi fermandomi.
Tornare indietro?  facile per te dirlo - s, di, torniamo
indietro. E io dove dovrei tornare?.
Credo sia stato un errore dissi riprendendo a
camminare. Era una vera tragedia, maledizione, altro
che errore! Cominciavo a pensare che la gente guardi
con disprezzo le torri d'avorio solo perch non  mai
riuscita a scalarne una.
No ribatt lui accelerando il passo - nella sua voce
il panico. No. Non intendevo questo. Dopo, non
volevi giocare a tennis?.
Quella notte, tra le due e le tre, sentii un fastidioso
miagolio, come di un gatto gigantesco, e qualcuno
che chiamava il mio nome. Mi buttai gi dal letto e
uscii sul balcone. Era Jerry; aveva in mano un fucile ad
aria compressa e minacciava di spararsi in testa se non
lo facevo entrare.
Vattene via! gli urlai. Telefonami in clinica.
Ehi! grid un vicino che non ne poteva pi degli
schiamazzi. Vi date una calmata voi due ragazzine
laggi?.
Alla fine qualcuno chiam la polizia. Mentre lo trascinavano
via Jerry continu a berciare, a scalciare e a
urlare il mio nome. Disse anche qualcosa a proposito
del chiedere scusa, ma non riuscii a capire bene.
...
.
...
CAPITOLO 24.
...
.
...
Nervoso dopo l'ennesimo fallimento, decisi di tornare
a casa per il fine settimana. Sulla strada cadevano
le foglie e soffiava il vento dell'oceano, io camminavo
a passi lenti. A un certo punto incontrai Bachelor e
Sykes, al cui abbaiare accorsero tutti gli altri cani che
mi circondarono festosi - le foglie al vento facevano
l'effetto di stelle filanti e coriandoli... Sembrava la liberazione
di Parigi pi che un ritorno a casa per il fine settimana.
Ah, sei tu mi salut zio Tom dalla veranda, guardando lontano.
Ciao!. Gli sorrisi avvicinandomi.
Be', c' lo stufato. Sempre che ti piaccia ancora lo stufato.
Mi piace ancora lo stufato.
Posso avere ancora un po' di stufato, zio Tom? gli
chiesi. Stavamo cenando in cucina, io, lui e pap.
No. Ho gi promesso i miei avanzi a Gilda. Era il
suo akita. Lo zio sedeva a un tavolo separato in un angolo
che lui chiamava il bistrot. Quando, assai di rado,
ci invitava a unirci a lui, era come ricevere una medaglia al valore.
Prendi pure il mio disse pap passandomi la sua porzione ancora intatta.
No, pap, non lo voglio il tuo.
S, invece. Pap non accettava di sentirsi dire di no.
Non vorrai mica mangiare la porzione di tuo padre,
spero protest lo zio mentre pap mi riempiva il
piatto. Chi ti credi di essere? Il delfino del re?.
Prova tu a fermarlo feci io allargando le braccia.
Anche in questo stai diventando come tuo nonno.
Ricordi cosa diceva tua madre? Quand'era piccola,
suo padre aveva sempre il pezzo di carne migliore, in
riconoscimento della sua presunta superiorit. Che
demonio egocentrico!.
Adesso che mamma era morta, zio Tom, da vero bastian
contrario, trovava sempre il modo di citarla.
Succedeva cos anche a tutti i miei amici dissi.
Mamma ne faceva una questione, ma era una cosa
normale: al padre la bistecca, ai bambini gli hot dog.
Ma  grottesco! osserv pap.  il capitano della
nave quello che si sacrifica. Che fine ha fatto il concetto
di responsabilit del comando?.
Vi ricordo che sono io il pi vecchio qui dentro, e
che se ci deve essere un trattamento di riguardo, quello dovrebbe spettare a me intervenne lo zio.
Io invece credo che il trattamento preferenziale
dovrebbe toccare al pi giovane e non al pi vecchio
scherzai.
Ehi, Tom, notizie da casa. Ho sentito James oggi, e
mi ha detto che a Gerald hanno dovuto staccare la spina
- aveva la nostra et, ti rendi conto? Sono cose, queste,
che ti fanno pensare. Stava parlando di una loro
vecchia conoscenza che aveva avuto un infarto.
Non m'importa cosa dicono i medici, a me la spina
non la stacca nessuno. Ehi, mi state ascoltando voi
due? Dovessi anche mettere in ginocchio la compagnia
elettrica, a me la spina la lasciano attaccata, chiaro?.
E vorresti vivere come un vegetale? gli chiesi.
I vegetali stanno benone. Basta mettermi fuori al
sole e annaffiarmi.
Dov' pap? chiesi il giorno dopo a zio Tom sedendomi
al tavolo di cucina. Lui era ai fornelli e girava
il porridge con un grande mestolo d'acciaio, attorniato
da cani sbavanti. Era il primo pomeriggio
ed ero appena tornato da una lunga camminata sulla
spiaggia.
 uscito a fare alcune commissioni con il tuo nuovo
fratello.
Il mio nuovo fratello? Cosa vuoi dire?.
Mi sembri leggermente dimagrito osserv mettendomi
davanti un'enorme scodella di porridge.
Gi eri secco prima.
In quel momento sentii arrivare una macchina. Andai
alla finestra e vidi la mia vecchia Volvo fra i cani
che correvano e abbaiavano. Pap, seduto dal lato del
passeggero, gesticolava animatamente.
Chi  che guida la mia macchina? chiesi uscendo
sulla veranda.
Collie, guarda chi c'! grid pap chiudendo la
portiera, carico di sacchetti della spesa. Vieni a darci
una mano!.
Zio Tom comparve alle mie spalle sbattendo la zanzariera.
Con la coda dell'occhio vidi Jerry seduto al volante.
Bentornato a casa, Collie mi disse con aria compiaciuta.
Il famigerato pragmatismo di pap si era messo in
moto: aveva usato Jerry per farsi scarrozzare in giro
per commissioni. Tipico del Fantastico Flanagan, trasformare
uno scocciatore in un servizievole valletto.
Visto che lo vuole fare, perch non approfittarne?
Se non riesci a liberarti di lui, cerca almeno di trarne
qualche vantaggio disse pap con un mezzo sorriso e
scrollando le spalle quando rimanemmo soli nel soggiorno.
Poi si avvicin al caminetto.
Forse non capisci. E ossessionato da me, pap.
Quello  pazzo. Mi segue ovunque, controlla tutto
quello che faccio. Mi ha seguito fino a casa! E comunque,
come faceva a sapere che ero qui?. In piedi sulla
porta, avevo la sensazione di stare gesticolando, anche
se le mie braccia erano tranquillamente distese lungo
i fianchi.
Gliel'ho detto io rispose lui allegro mentre attizzava
il fuoco e aggiungeva un altro ceppo.
Gliel'hai detto tu? E come l'hai incontrato?. Mi lasciai
cadere su una poltrona di pelle devastata dai cani.
Mi ha chiamato due settimane fa per dirmi che era
preoccupato per te. E grazie a Dio che lo ha fatto, perch
mi ha tenuto informato sul tuo stato di salute
mentale. Come farei se no a sapere quello che ti sta
succedendo?. Lasci perdere il caminetto e si volt a
guardarmi.
Pap, mi chiami cinquanta volte al giorno! Non 
sano per un genitore sapere tutto ci che tu sai di me.
E poi quello ha dei problemi seri, ha bisogno di uno
psichiatra sbottai alzando le mani al cielo.
Le uniche persone che hanno bisogno di uno psichiatra
sono gli psichiatri ribatt lui puntando verso
di me l'attizzatoio. Io so solo che quello stravede per
mio figlio, e questo mi basta. Probabilmente tu reagisci
in maniera eccessiva per via dei recenti traumi disse
cercando di trattenere le lacrime.
Distolsi lo sguardo e deglutii - volevo mandarla gi,
quella cosa che avevo sempre di traverso nella gola. All'improvviso
Sykes sbuc da dietro l'angolo.
Che cosa stavi combinando, eh? gli chiese pap
in tono affettuoso. Sykes sorrise, dimen la coda e mi
salt in grembo. Lo abbracciai, grato per quel momento
di pausa.
Nel frattempo, in cucina, lo zio girava intorno a Jerry,
che sedeva circospetto rigirando tra le mani il berretto
da baseball.
Ehi, per caso sai come si scrive la parola funereo?
gli chiese lo zio.
Come, scusi?.
Zio Tom... provai a fermarlo mentre entravo nella
stanza.
Tu quanto pesi? Duecento, duecentocinquanta
chili?.
Cosa? Lei ha bisogno degli occhiali! E comunque
non sono affari suoi.
Dal giorno in cui hai offuscato il sole, il tuo peso ha
cessato di essere un affare privato ed  diventato questione
di pubblico interesse. Da come  dimagrito il nostro
Collie, devi avergli rubato il cibo dal piatto. Quand'ero
giovane ne conoscevo uno come te, Liam detto il
Ciccione. Una volta andammo insieme a fare una
scampagnata e ci perdemmo. Nel giro di qualche ora
quello, in preda al panico, voleva mangiarci tutti, partendo
dai pi piccoli e deboli. Attento, Collie, questo
qui ce l'ha scritta in fronte la parola cannibale. Se gli si
buca una gomma su una stradina fuorimano tira subito
fuori il trinciapollo. A ogni modo, cos' questo odore?
fece annusando l'aria con espressione disgustata.
Poi spar e torn subito con una bomboletta di battericida
spray con cui irror l'area attorno a Jerry.
Zio Tom spruzzava sempre qualcosa addosso agli
ospiti - una volta al Falco tocc l'insetticida.
Mi dispiace, Jerry, ma te ne devi andare gli dissi.
Lo stucchevole profumo di pino quasi mi soffocava.
Okay, ho capito. Avrei dovuto aspettarmi qualcosa
del genere. Io non sono alla tua altezza, non  cos?.
Le sue braccia roteavano all'impazzata come le pale di
un elicottero.
Risponder io alla tua domanda si intromise lo
zio. No, non lo sei. Ed  una cosa terribile, perch lo
sa Dio quanto poco valga mio nipote.
Ehi, Jerry, disse pap in tono quasi malinconico
facendo capolino in cucina prima di andartene, ti
spiacerebbe ritirare la biancheria al lavasecco e portarci
una bella pizza, gi che ci sei? Cosa dici Collie? Che
te ne pare?.
Una buona idea, pap. Di colpo mi sentivo spossato
come se le mie ossa si fossero spappolate, e ridotte
in polvere e frammenti nel mio apparato circolatorio
stessero bloccando l'afflusso dell'ossigeno al cervello.
Niente acciughe, okay?.
Quando qualche giorno dopo tornai a fare i turni
alla clinica, trovai Jerry che mi aspettava all'ingresso.
Ti credevo diverso, ma non lo sei. Sei anche tu come
tutti gli altri mi disse spingendomi in un angolo
con la sua enorme stazza. Mi stava cos addosso che
ogni volta che buttava fuori il fiato avevo la sensazione
di venire cotto alla griglia e marinato nell'aglio. Il suo
faccione paonazzo sembrava un palloncino gonfiato
all'eccesso.
Mi dispiace che la pensi cos, ma il tuo problema 
troppo grande per me dissi cercando di sgusciare via.
Io non ti vado bene, giusto? Non mi dai nemmeno
una possibilit a causa del mio aspetto e perch non
ho abbastanza classe.
Non capisco neanche di cosa stai parlando. Che significa
classe? Il tuo aspetto non c'entra niente -
non  quello a indispettire la gente, credimi.
Non preoccuparti, signorino Sono-Tutto-Io, signorino
Belloccio-e-Pieno-di-Soldi, non dovrai pi pensare
a me perch vado a suicidarmi. Berr un litro di
candeggina....
S s, certo. Finch non fanno la candeggina al gusto
di cioccolato, non c' pericolo dissi, e feci per andarmene.
Mi afferr per un braccio Non c' pericolo! Fa ridere
detto da una merdina come te. Dopo tutto tu sei
quello che  rimasto a guardare mentre suo fratello gli
moriva davanti, con il piede incastrato nelle rotaie del
treno.
Non  andata cos....
S certo. Niente divisione dell'eredit, giusto? Ti 
piaciuto, vero, verme? Magari vuoi venire a guardarmi
mentre mi butto sotto la metropolitana, cos poi te ne
torni nel tuo piccolo mondo perfetto senza pi il disturbo
di un povero stronzo come me.
Non sar necessario.
Perch? Dimmi una buona ragione per cui non devo
uccidermi.
Perch ci penso io al posto tuo!.
Ci vollero due uomini per strapparmelo dalle mani.
...
.
...
CAPITOLO 25.
...
.
...
Jerry mi fece causa, ma alla fine la ritir. Pretendeva
un milione di dollari come risarcimento per i danni
subiti e chiam i giornalisti di tutto il Paese dicendo
che io lo avevo tormentato per intere settimane, che
volevo dargli un sacco di soldi per comprare la sua
amicizia e che alla fine, non essendoci riuscito, avevo
deciso di rovinargli la vita.
Per sfuggire a tutto quel clamore, tornai a Boston
per qualche giorno, dopo aver avuto da Ingrid il via libera
- il Falco era in Inghilterra per affari. Ma rientr
inaspettatamente il sabato a notte fonda.
Ero in studio, addormentato sul divano davanti al
televisore, pigiato contro Cromwell che russava a zampe
all'aria tenendomi al calduccio, quando lo sentii arrivare.
Fu come se qualcuno avesse acceso un fiammifero
sulla suola della mia scarpa, il panico divamp
dentro di me come se fossi una torcia. La coda di
Cromwell si mosse in segno di saluto.
Buono lo supplicai con un sussurro mettendogli
una mano sul muso.
Il Falco si lev il cappotto e la gardenia bianca che
portava all'occhiello cadde a terra proprio davanti alla
porta dello studio. Poi si tolse la cravatta e la butt sulla
balaustra, quindi sal le scale. Buss alla porta della
mia stanza e url il mio nome.
Che diamine?. Era Ingrid, dalla porta della sua
stanza.
Dove diavolo  Collie?.
Non  in camera sua?.
Sono circondato da gente totalmente incapace?.
Collie!. Grid di nuovo il mio nome come se fosse
una bestemmia. Poi fece retrofront e tir un calcio a
un'antica credenza, il cui inestimabile contenuto vol
per aria in una pioggia iridescente di porpora, cobalto
e ametista, prima di depositarsi in schegge sul tappeto.
Dalle stanze al secondo piano strisci fuori la servit
terrorizzata, attonita davanti alla scena.
Oh, ma quello era solo l'inizio.
Cromwell mi lecc la faccia e mi si accoccol accanto
drizzando le orecchie al fragore di ceramiche proveniente
dalla cucina. Il Falco stava fracassando tutto
quello che trovava: piatti, piattini, fondine.
Ritorn al primo piano passando per la scala di servizio;
io lo chiamavo, ma lui non mi sentiva. Apr gli armadi,
svuot i cassetti e scaravent tutti i miei vestiti
gi per le scale. Quindi pass ai mobili: specchiere, comodini,
sedie, scrivanie, lampade, lo stereo - persino
la mia mountain bike, Cristo santo! Stava distruggendo
qualsiasi cosa inanimata gli venisse a tiro, e adesso,
arrivato in studio, mi guardava in un modo che, francamente,
non mi piaceva affatto.
Immagino che tu abbia saputo dissi scansando il
giornale che mi aveva lanciato contro. Era un giornale
della concorrenza, di New York, e parlava di me in prima
pagina. Tutto quello che riuscii a leggere fu il nome
Peregrine Lowell a caratteri cubitali.
Erotomania? Chi  questa lardosa testa di cazzo?
Ti ha dato di volta il cervello? Quando la finirai di trascinarmi
in situazioni imbarazzanti?.
Lo guardavo dalla mia postazione sul divano, esterrefatto
dal sentirgli usare locuzioni tipo lardosa testa
di cazzo - Ges, doveva essere l'inizio dell'Apocalisse!
Quasi mi aspettavo che mi picchiasse, o che mi pisciasse
addosso, o entrambe le cose. Vorticava su se
stesso come un tornado e la sua pelle irradiava un colore
che non esiste in natura. Con la mano appoggiata
sulla groppa di Cromwell, mi tirai su in piedi: avevo
deciso di cogliere la palla al balzo.
Credo sia l'occasione adatta per dirti che non ho
intenzione di lavorare in uno dei tuoi giornali.
Come un cobra gigantesco, il nonno si ritrasse e colp.
Mi si rizzarono i capelli: mi stava sputando addosso
la sua furia, ricoprendomi dalla testa ai piedi di una
glassa venefica, impiastrandomi del suo veleno.
Tu sei il mio unico erede vivente, Dio mi aiuti!
Non mi hai mai dato nessun motivo di prenderti minimamente
sul serio, non vedo perch dovrei cominciare
adesso! Sei il figlio di Charlie Flanagan, fatto e finito.
Collie Flanagan.... Il mio nome risuon come lo
sfrigolio di un acido corrosivo. E per favore, risparmiami
questa patetica dimostrazione di autonomia. Se
mai conterai qualcosa, sar perch te ne  stata offerta
l'occasione su un vassoio d'argento. Io sono l'unica
cosa che si frappone tra te e il tuo destino di stanze imbottite
e passatempi da mentecatto.
Poi, come una fiamma a cui viene tolto l'ossigeno, il
Falco spar di colpo, lasciando nella stanza l'aria carica
di elettricit e scintille. Buttai le braccia attorno al collo di Cromwell e lo strinsi forte.
Per fortuna sei il suo prediletto comment zio
Tom quando gli raccontai l'accaduto.
...
.
...
CAPITOLO 26.
...
.
...
All'inizio di dicembre pap mi chiam insistendo
che tornassi a casa per Natale. E il minimo che possa
fare, pensai, anche se non sentivo molto lo spirito festivo.
L'alternativa era quella di passare le vacanze in
poltrona a fissare il vuoto.
Dov' zio Tom? chiesi a pap, che si era appena
alzato. L'orologio in cucina segnava le due del pomeriggio;
io ero arrivato la notte prima e ancora non avevo
visto lo zio.
E in giro con Gilda e Nuala rispose pap. E senza
aggiungere altro spar dietro il suo amato New York
Times, dimentico del resto, come se fosse naturale che
uno, uscito a fare una passeggiata con un akita e un
bull-terrier, dopo dodici ore non fosse ancora tornato.
Una volta zio Tom era scomparso per un giorno e
mezzo sulle tracce di Fagan, il suo vecchio e irritabile
cocker spaniel - io solo a adolescenza inoltrata mi sono
reso conto che di regola  il padrone a decidere
quando il cane deve rientrare a casa, e non viceversa.
Finalmente nel tardo pomeriggio sentii sbattere la
porta e zio Tom che urlava in cucina.
Gilda non voleva saperne di tornare a casa disse
aprendo il rubinetto e riempiendo le ciotole di acqua
fresca. Se non fosse stato per Nuala che alla fine l'ha
convinta, saremmo ancora l fuori.
Per fortuna sei rientrato, pare sia in arrivo una
tempesta dissi con il vento che fischiava attraverso le
finestre.
Una tempesta, hai detto? mi chiese pap mettendo
da parte il giornale. Dove l'hai saputo?.
Pap, ne parla ogni programma meteo.
Be', allora  una buona ragione per non preoccuparsi.
Ogni volta che c' consenso unanime, puoi star
certo che si sbagliano disse lo zio imburrando una pila
di fette di pane per i cani in attesa del dolcetto quotidiano.
Mi fido piuttosto di Gilda. Lei lo sente sempre
quando cambia il tempo, non sbaglia mai, e adesso
non mi pare particolarmente allarmata.
Non possiamo prendere comunque qualche precauzione,
giusto nel caso che Gilda si sbagli?. Meglio non
mettere in dubbio le intuizioni meteorologiche di Gilda.
Se hai cos paura, c' un ombrello nell'armadio all'ingresso
rispose zio Tom.
Pap... lo supplicai perch intervenisse. Devi essere
proprio disperato per aspettarti una dimostrazione
di buon senso da parte del Fantastico Flanagan.
La dispensa  fornita, Tom? chiese pap. Era la
domanda in codice con cui si accertava di avere da bere
a sufficienza per passare un inverno nucleare.
Tu che dici?.
Ecco, Collie,  tutto a posto. Mamma mia, stai diventando
ansioso come tua nonna McMullen. Si faceva
venire gli attacchi di panico ogni volta che aveva
ospiti, impazziva per ogni minimo dettaglio. Un giorno,
a ottant'anni suonati, mentre correva di qua e di l
per assicurarsi che tutto fosse perfetto, entrando in bagno
perse l'equilibrio, inciamp e cadde. La trovarono
con la testa dentro la tazza, morta annegata disse
pap prima di riprendere la sua lettura.
E tieni presente che aveva addosso solo la biancheria
intima, quando la trovarono aggiunse lo zio guardandomi
come se dovessi aspettarmi anch'io un simile
destino.
Pap, corrugando con solennit la fronte, inton
come un sacerdote officiante: Certe cose Collie non
le deve sapere.
Vado a prendere una boccata d'aria dissi scuotendo
la testa, e mi avviai verso la veranda.
Attento alla pioggia! mi grid dietro zio Tom.
La tempesta si scaten qualche ora dopo. La bufera
rovesci le barche, abbatt i pali della luce, spezz gli
alberi.
Gilda  bell'e servita non potei fare a meno di dire
a zio Tom che era seduto accanto a me sul divano.
Oh, lo sapeva benissimo anche lei, sono io che ho
sottovalutato la sua malizia. Ha un senso dell'umorismo
un po' perverso, ma  proprio questo che la rende
una compagna cos interessante ribatt lo zio
mentre saltava la luce. Accendemmo le candele allineate
sul tavolino e sulla mensola del caminetto.
Pap, cosa vuoi fare?. Aveva in mano una scure e
stava per uscire.
Vado ad abbattere il garage.
Abbattere il garage?.
Collie, ragiona: siamo in una situazione d'emergenza
- niente luce, niente riscaldamento. Ci serve legna
se non vogliamo morire di freddo. Dobbiamo scaldare
l'acqua.
Non pensi di esagerare, pap? Mettiti qualche maglione
in pi. La situazione dovrebbe cambiare entro
domani mattina. Non  il caso di fare a pezzi la casa e
darle fuoco perch manca l'elettricit.
Quante volte te lo devo dire, Collie? Il vero uomo
agisce, non reagisce. E sangue quello che ti circola
nelle vene, o brodaglia?.
Nessuno dei due; Noodle, il principino, ha champagne
d'annata che gli spumeggia nelle vene disse lo
zio. Ehi, guardate Gilda come se la ride da un orecchio
all'altro! Non ho mai visto un cane che se la gode
tanto a farsi una bella risata; racconterebbe barzellette
anche al funerale di suo padre!.
Per fortuna il vento fece desistere pap prima che
demolisse il garage. Ges, si  scatenato il finimondo
l fuori spieg. Aveva la faccia rossa quanto i capelli e
colava acqua da tutte le parti. Non mi sento pi le
mani n i piedi, e questo non  un buon segno. Il tuo
prozio Patrick non si sentiva pi le mani e i piedi e dopo
due ore era morto. Tom, abbiamo in casa qualcosa
per riattivare la circolazione?.
Nel giro di un secondo erano l che si azzuffavano a
proposito di una qualche affermazione di Walter
Cronkite sentita al telegiornale, facendo volare in aria
mobili e libri, con i cani che si univano al putiferio.
Corsi a separarli e alla fine i due, senza smettere di urlare
pi forte del vento, si allontanarono barcollando:
pap si avvi su per le scale, lo zio si ritir nella stanza
della televisione. Io rimasi l a contemplare i danni e a
cercare di ripararli.
Verso le tre di notte mi svegliai di soprassalto: una
fragranza etilica aveva all'improvviso invaso la stanza,
silenziosa e pervasiva come la nebbia del mattino. Sopra
di me incombeva la sagoma odorosa di pap. Un
guaito di sorpresa e Nuala schizz gi dal letto, mentre
i cagnetti si lanciavano vanamente all'attacco dell'intruso.
Pap si chin a baciarmi sulla fronte, poi,
senza dire nulla, usc barcollando nel corridoio.
Dopo alcuni secondi, appena fuori dalla mia stanza,
sentii un tonfo, uno schianto e una serie di ruzzoloni.
Corsi fuori e vidi pap che giaceva svenuto in fondo alle
scale. Aveva un brutto taglio sulla fronte e perdeva
molto sangue.
Suo padre se la caver disse il medico. Questa
volta  stato fortunato, ma uno di questi giorni potrebbe
non esserlo altrettanto. Finir con l'ammazzarsi,
prima o poi, se non smette di bere. Deve parlargliene;
trovi il modo di convincerlo.
Annuii. L'alcolismo di pap era un imbarazzante tab
familiare, un parente mostruoso da tenere nascosto
in soffitta. Persino la mamma non affrontava mai la
questione.
Pap, che pure amava parlare di tutto, considerava
poco virile, e quasi sacrilego, affrontare argomenti altamente
personali quali il bere, la morte e la decisione di
avere un figlio. Quando suo fratello William, malato
terminale, venne a trovarci l'ultima volta, non si accenn
affatto alla sua imminente dipartita. Anzi, lui e pap
trascorsero le ultime ore insieme discutendo animatamente
- per poco non si prendevano a pugni - su chi
cantasse meglio tra Rosemary Clooney e Perry Como.
Questa sciocchezza di pianificare tutto diceva
spesso pap. Non si pu programmare n la morte n
la vita, e poi perch dovremmo farlo?  l'incertezza
che ci mantiene vigili. E comunque  un'offesa a Dio.
Se avesse voluto che progettassimo la nostra vita, ci
avrebbe fornito un preciso itinerario fin dalla nascita.
Ero solo nella sala d'attesa del pronto soccorso
mentre il medico ricuciva la testa di pap. Attorno a
me, nella luce ambrata del primo mattino, danzava il
pulviscolo. Seduto sul divano, appoggiato alla sudicia
parete verde innaturale, con gli occhi che mi si chiudevano
lentamente, sentivo il calore del sole sul viso.
Soffrivo di dolore fantasma - mi mancava qualcosa,
e sapevo cos'era. Bingo avrebbe trovato il modo di
rendere divertente anche questo casino di pap. Io
non riuscivo pi a ridere di niente.
Mi distesi e cominciai a sprofondare dentro me stesso,
ero un crepaccio senza fondo; sentivo il sole sul viso,
come uno di quei cadaveri sepolti tra le pareti dell'Everest,
con la faccia rivolta al sole. Avrei voluto andarmene
via e lasciare i miei resti congelati, come monito
per gli altri.
Dovevo essermi addormentato - mi svegliai con una
mano che mi toccava la spalla.
Collie Flanagan, non ci posso credere! Ti riconoscerei
ovunque. Non sei per niente cambiato, hai lo
stesso viso dolce, la stessa espressione di quando eri un
mio scolaro alla St. Basil. C' sempre stato qualcosa di
diverso in te.
Suor Mary Ellen? dissi alzandomi e ravviandomi i
capelli. Che sorpresa!.
 davvero una sorpresa anche per me! Sono venuta
a trovare suor Mary Aquinas -  la responsabile del
pronto soccorso. Ho saputo dell'incidente di tuo padre
e mi sono detta che forse ti avrei trovato qui e...
be', eccoti! Sono cos felice di rivederti.
Anch'io.
Oh, Collie, mi  tanto dispiaciuto per quello che 
successo a Bingo - che bestiolina era! - e a tua madre.
Devono essere stati terribili per te questi ultimi mesi, e
adesso sarai preoccupato per tuo padre, immagino.
Posso sedermi un momento?.
Certo. Prego, si accomodi.
E tu come stai?. Avvicin una sedia alla mia e mi
prese una mano. Indossava la tonaca e dalla cuffia le
spuntavano i capelli, castani come i suoi occhi; doveva
essere sulla quarantina.
Sto bene. Veramente, sto bene risposi.
Qualcuno mi ha detto che sei alla Brown. Sono cos
felice di sapere che continui gli studi; sei stato il mio
migliore studente. Che progetti hai, Collie?.
Oh, non saprei. Non credo di avere nessun progetto.
Evitavo di guardarla.
Eppure alla tua et dovresti averne. Dovresti pensare
al tuo futuro.
Spero solo di far meglio di quanto abbia saputo fare
finora, credo. Le mie ambizioni sono, per cos dire,
piuttosto modeste.
Io invece ho la sensazione che tu pretenda da te
stesso pi di quanto sia possibile raggiungere, Collie.
Scoppiai a ridere, principalmente perch non sapevo
cosa rispondere.
Mamma mia, hai solo... quanti anni? Venti. Non
devi essere cos severo con te stesso mi rimprover
sorridendo con fare materno. Eri cos premuroso da
piccolo, eri proprio un bravo bambino. Hai sempre
avuto un cuore sensibile, un carattere giudizioso.
Io.... Tacqui, non avevo nulla da dire.
S. E adesso non sai darti pace dopo queste due disgrazie,
te lo leggo negli occhi. Ma non devi pi pensarci
se vuoi riprendere in mano la tua vita.
Sto bene, sorella. Mi chinai in avanti con i gomiti
appoggiati sulle ginocchia e le mani intrecciate e fissai
le mie scarpe pur di evitare quel suo sguardo penetrante.
Lei sembrava decisa ad arrivare al cuore della
questione. Il mio piede batteva nervoso sul pavimento,
il ginocchio mi andava su e gi. Ma non si usava pi
chiacchierare piacevolmente? Sembrava che tutti volessero
aprirmi la cassa toracica con una motosega.
Nel lungo silenzio che segu sentii che lei mi stava
scrutando.
Be'... - ebbe un attimo di esitazione prima di buttarsi
- forse ho qualcosa per te, se ti interessa. Mi
guardava in tralice.
Oh? feci con un'espressione che voleva essere di
cortesia.
Abbiamo una missione nel Salvador, e ci servirebbero
dei volontari laici - ho gi un gruppo di studenti
universitari che vengono a darci una mano durante le
vacanze di Natale. Posso trovare un posto anche per
te, se ti interessa. Ti farebbe molto bene, ti aiuterebbe
a distogliere la mente dai tuoi problemi. Parlava cos
in fretta che quasi non riuscivo a seguirla.
Io? E cosa potrei fare? Non so fare niente... sarei
solo d'impiccio.
Tu hai dei modi molto gentili, Collie, sei una persona
gradevole rispose suor Mary Ellen in tono pacato
mentre sfiorava i grani neri del rosario appeso alla
vita. E sei un piacere per gli occhi.... Le si incrin la
voce, lasci andare il rosario e allarg la mano sul petto.
Non dovrei notarle certe cose, suppongo, ma mi 
scappato. Ho scoperto che la castit non  semplice
come te la raccontano... Oh, mi dispiace, ti ho fatto arrossire...
Ma, insomma, anche una bella presenza contribuir
a far star meglio i nostri pazienti. E poi tu sei uno che sa ascoltare, il che  una cosa rara. Sei capace di guidare?.
S.
Bene, perfetto! esclam in tono vittorioso, come
se la faccenda fosse sistemata. Abbiamo sempre bisogno
di gente che sa guidare. Credimi, chiunque sia di
sana e robusta costituzione e abbia un po' di buona volont
 per noi una grande risorsa.
Sarei felicissimo di poter fare una donazione, se
pu essere di qualche aiuto dissi imbarazzato, cercando
di mettere una certa distanza tra me e il suo zelo.
Sarebbe molto gentile da parte tua rispose in tono
pacato. Ma si vedeva che non era soddisfatta, che
voleva da me un impegno maggiore. Mi appoggi una
mano sul ginocchio. Perch non provi invece a donare
te stesso? Vedi, Collie, da giovane, quando qualcosa
mi turbava, mia madre mi diceva sempre di mettermi
a fregare il pavimento. Allora mi risentivo, ma vuoi sapere
una cosa? Aveva ragione lei. La fatica  la risposta
migliore a quasi tutti i mali. Ti aiuta a distogliere la
mente da te stesso.
Ci penser.
Mi scrisse dove contattarla su un pezzetto di carta e
me lo ficc in mano.
Forse dovresti fare qualcosa di pi che pensarci
soltanto ribatt lei fermamente, quasi con disapprovazione.
Io la guardavo con espressione vuota, e mi accorsi
con un po' di vergogna che, pi che sulle sue parole,
mi stavo concentrando sulla sua fronte, l dove
dovevano esserci le sopracciglia. Tu sei un privilegiato;
hai avuto tutto dalla vita. Non credi sia giunto per
te il momento di cominciare a restituire qualcosa? Tu
non vuoi, vero, che Dio si penta della Sua generosit?
E tuo nonno, non pensi che sarebbe orgoglioso di te?
Credi che potrebbe cominciare a interessarsi un po' al
nostro lavoro?. Spalanc gli occhi e si apr in un sorriso
radioso. Quante volte l'avevo vista cos.
Tutto  possibile mentii. Non ero arrabbiato e
nemmeno deluso - be', forse un po' deluso s, ma mi
pass subito. Non sono mai stato uno di quei ricchi
che passano la vita a chiedersi se gli altri sono interessati
a loro o ai loro soldi.
Bene, allora concluse lei alzandosi. Aspetto di
sentirti. Ci conto, Collie.
Mi alzai, le strinsi la mano sorridendo e le dissi che
ci avrei pensato seriamente. Poi m'infilai il biglietto in
tasca senza guardarlo. Non avevo nessuna intenzione
di riprenderlo in mano, credo. Non sono un granch
come cattolico.
A pap doleva la testa, ma per il resto stava bene. In
macchina cominci a raccontarmi in tono animato dei
medici, delle infermiere, di altri pazienti, di gente sconosciuta
che aveva incontrato in corridoio. Cristo, aveva
anche invitato fuori a cena la responsabile dei turni
di notte. Purtroppo la vita va avanti, Collie.
Siccome tacevo, continu: Nessuna donna sostituir
mai tua madre nel mio cuore. Ti giuro che non mi
risposer mai, se  questo che ti preoccupa.
Io voglio che tu sia felice, pap. Solo che.... Solo
che io non potevo pensare a mio padre con un'altra
moglie.
Lo so cosa vuoi dire.
Neanche un accenno alla sua ruzzolata gi per le
scale.
Zio Tom? chiamai appena ci affacciammo in cucina.
Visto che non rispondeva, appoggiai le chiavi della
macchina sul tavolo e chiesi a pap se voleva del t.
Dove sono tutti i cani? domandai sorpreso dalla
facilit con cui eravamo entrati in casa.
Tom li avr portati in spiaggia, sar andato a controllare
i danni della tempesta rispose pap.
Il bollitore cominciava a fischiare quando squill il
telefono. Era un vicino che abitava a qualche centinaio di metri da noi. Chiamava per avvertirci che di fronte
a casa sua zio Tom giaceva svenuto a faccia in gi
nella sabbia, circondato da una miriade di cani e da
uno stormo di piccioni che gli volavano sopra la testa
come avvoltoi.
Potete venire a prenderlo? chiese in tono decisamente
seccato.
Pi tardi quella sera, l'ospedale era gi un lontano
ricordo e pap, anche se il viso non gli era ancora tornato
rubicondo, aveva ripreso la flemma di sempre.
Lo zio l'avevo recuperato io, e adesso era a letto privo
di sensi. Quando pap e i cani si furono finalmente addormentati
e nella casa cal il silenzio, restai per
un'ora seduto con il pezzetto di carta in una mano e la
cornetta nell'altra, prima di decidermi a chiamare
suor Mary Ellen. Alla fine le dissi che forse mi andava
l'idea di passare il Natale nel Salvador.
Ma laggi non c' il piccolo inconveniente di una
guerra civile? le chiesi.
Non preoccuparti, Collie. Noi siamo in una zona
abbastanza protetta. C' molta povert, naturalmente,
ma gli episodi di violenza sono solo sporadici. La gente
 meravigliosa, sono persone molto calorose e ospitali.
Ci saremo noi a vigilare su di te, non ti troverai
mai nella mischia. Non abbiamo perso neanche un volontario
finora aggiunse allegramente e siamo l da
un bel po'. Vedilo come uno di quei programmi di
scambio culturale dove uno deve lavare i piatti.
Riattaccai e mi appoggiai allo schienale. La vecchia
poltrona di pelle lasci andare un lieve sospiro mentre
io pensavo alle mie vacanze in una zona di guerra con
uno stato d'animo simile al sollievo.
...
.
...
CAPITOLO 27.
...
.
...
A pap e a zio Tom raccontai la bugia che avrei passato
le vacanze di Natale ai Caraibi con alcuni amici e
loro non parvero troppo entusiasti.
Digli di controllare sotto il tuo materasso se c'
qualche pisello disse zio Tom.
Il Falco fu molto contrariato quando seppe la verit.
Io non volevo dirgli niente, ma mi sent mentre parlavo
al telefono con suor Mary Ellen.
Un balordo progetto dei missionari cattolici... caspita!
Non dirmi di cosa si tratta esattamente, lasciami indovinare:
un'attivit collaterale, tipo un'agenzia di fotomodelli?
Ma sono affidabili queste suore se assumono
spensierate uno come te, e per fare che cosa, di preciso?
Venire bene nelle foto e sfruttare il mio nome? Lo
sai che c' una guerra in corso? O  un particolare che
ti  sfuggito? Questa tua organizzazione cattolica... quelli
non potrebbero chiedere di meglio che vederti morire
ammazzato, cos potrebbero spremere pubblicit
fino all'ultima goccia dal tuo cadavere martoriato. Oh
be', fa' pure come credi, dir a Ingrid di preparare il
posto per le tue ceneri sulla mensola del caminetto.
Continu cos per tutta la mattina. Mi resi conto
che, nonostante tutte le conversazioni avute nel corso
degli anni, io e il nonno ci stavamo parlando forse per
la prima volta.
Il giorno della mia partenza andai a salutarlo nel
suo ufficio di Boston - speravo che l'ambiente non familiare
avrebbe reso pi facile il nostro addio. Gli
uffici dell'Expositor, il suo primo giornale nel Nord
America, erano rimasti nello storico edificio Winthrop,
acquistato negli anni Quaranta e tuttora sede
della direzione generale della Thought-Fox Inc.
Il palazzo aveva mantenuto il fascino di una volta, e
le finestre si potevano ancora aprire e chiudere. Non
siamo mica sulla luna, qui. Non c' nessun bisogno di
proteggersi dall'atmosfera terrestre spiegava il Falco
a proposito della sua resistenza alla modernizzazione.
Mentre mi recavo nell'ufficio del nonno, mi imbattei
nella mia vecchia nemesi, il direttore Darryl Pierce.
Stava anche lui andando dal nonno seguito da un codazzo
di redattori.
Guarda chi si vede, il nostro Bellescarpe! Dunque
sei qui per assumere il comando? E oggi il gran giorno?
mi chiese tra l'ilarit generale.
No, niente di cos entusiasmante, sono solo venuto
per parlare con il nonno risposi cercando di mostrarmi
gentile mentre il gruppo si divideva tra chi mi faceva
un sacco di moine e chi mi ignorava, a seconda dei
pregiudizi.
Il Falco aveva una segretaria il cui ufficio costituiva
una specie di avamposto. Stavo per aprire la porta
quando Pierce colse l'occasione per ricordarmi che
ero un parassita.
Un'ultima cosa, Bellescarpe, tutto questo, - fece
un ampio gesto allargando le braccia come un evangelico
in contemplazione delle porte del paradiso - la
mia scalata all'olimpo del giornalismo, non mi  stata
servita su un piatto d'argento, sai. Ho fatto la gavetta,
passo dopo passo, maledizione. Nessun ricco benefattore
mi ha portato in giro su un cuscino di raso prima
di porgermi le chiavi dell'universo... disse aggrottando
le sopracciglia. Accennai un sorriso larvato come
gentile risposta.
Cosa c', Pierce?. La severa figura del nonno era
apparsa sulla porta.
Oggi avremmo una riunione con tutti i caporedattori.
Pierce si gir a indicare i colleghi che, visibilmente
imbarazzati, esplosero in schiarite di gola e
tossicchii nervosi.
Be', dovrete aspettare. Come vedete, c' qui mio nipote.
Marie vi far sapere quando ho finito annunci
il Falco. E a proposito, Pierce, raddrizza la cravatta.
La tua posizione non ti autorizza a essere trasandato.
L'ufficio del Falco era sobrio ma accogliente. Le pareti
- legno e mattoni a vista -, erano tappezzate di libri,
tra i quali i suoi saggi su Dickens. Il parquet - era
ancora quello originario - scricchiol sotto i nostri passi.
Il nonno prese posto alla vetusta scrivania, pi adatta
a una biblioteca o a un'aula universitaria che a un
ufficio; accanto aveva una piccola gabbia con due pappagallini
inseparabili, Dennis e Beryl. Glieli avevamo
regalati io e Bing per Natale quando eravamo piccoli.
Allora, come posso aiutarti? mi chiese il nonno.
Teneva le mani intrecciate.
Mi sedetti di fronte a lui. Mi dispiace per come sono
andate le cose l'altro giorno, e volevo salutarti. Parto
questa sera.
Preferirei che tu non partissi. Si tolse un pelucco
immaginario dal bavero.
Lo so, ma parto lo stesso.
Perch? chiese alzando la voce - era la voce del
comando, quella che usava per dare ordini che non
ammettevano replica. Non hai mai mostrato il minimo
interesse n per la politica n per gli affari internazionali
n per i problemi del prossimo. Il tuo vuole
forse essere un improvvido omaggio a tua madre? La
quale, tra l'altro, non  che ne capisse molto delle cose del mondo.
Credi che non lo sappia? Non pretendo di essere Albert Schweitzer.
...
NOTA: Albert Schweitzer (1875-1965), Premio Nobel per la pace nel 1953 in riconoscimento del suo impegno medico missionario nel Gabon; Michael Rockefeller (1938-1961), figlio del governatore dello Stato di New York, scomparso durante una spedizione antropologica in Nuova Guinea - il suo corpo non fu mai ritrovato. FINE NOTA.
...
Io pensavo piuttosto a Michael Rockefeller.
Senti, dissi sporgendomi in avanti non mi succeder
niente di male.  tutto sotto controllo,  pi o
meno come uno di quei programmi di scambio culturale
all'estero. Credevo ti facesse piacere se una volta
tanto prendo un'iniziativa.
C' una notevole differenza tra l'affrontare con cognizione
di causa un viaggio arduo e il buttarsi in una
zona di guerra come una pop star smaniosa di avventura.
 cos sbagliato cercare di mettersi alla prova? Forse
voglio solo cambiare, in positivo.
Oh Signore,  proprio quello che temevo! esclam
il Falco alzando gli occhi al cielo; poi si appoggi
allo schienale con le braccia conserte. Gli stava montando
la rabbia; prese un fermacarte e lo sbatt sulla
scrivania.  evidente che ti stai facendo manipolare
da quella suora. Chiedile una prova dell'interesse di
Dio per le opere buone - e non accontentarti di qualche
maledetta citazione dalla Bibbia. A quanto ho constatato
anche Lui, come tutti noi, si preoccupa solo dello sport, di Hollywood e di far felice Elton John.
Non sono venuto qui per litigare. Che cosa vuoi,
che io resti un ricco rampollo buono a nulla e per
giunta vigliacco? Io devo fare qualcosa, non voglio sentirmi
come uno di quei naufraghi del Titanic che si
rifiutavano di cedere il proprio posto sulla scialuppa
di salvataggio a un bambino. Il tono era piuttosto disperato,
la mia calma apparente si stava sgretolando.
Collie, smettila con queste romanticherie - ti mettono
in ridicolo, oltre a essere fuori luogo. La maggior
parte della gente non cede nemmeno il posto sull'autobus
ai paraplegici, figuriamoci se immola la propria
vita in mare.
Non serve a niente parlare con te, non so perch
m' venuto in mente di farlo. Tu non mi ascolti. Non
mi hai mai ascoltato e non mi ascolterai mai. Mi alzai
per andarmene. Ci vediamo quando torno.
Siediti, non abbiamo finito! Questa discussione
non  finita qui. Tu non hai nessuna esperienza, nessuna
conoscenza, ignori totalmente quella cultura,
non hai nulla da offrire, e nessun modo di tutelarti.
Non parli la lingua... Non sai niente di ci che succede
laggi. Si alz e sporgendosi sopra la scrivania mi agit
una mano davanti alla faccia. Queste organizzazioni
cattoliche che si dicono disinteressate ci sono dentro
fino al collo....
Io so quanto basta. Non vado sulla linea del fronte,
do semplicemente una mano alle suore per un paio di
settimane. Calmati, forse ti stai scaldando troppo. La
realt  che mi stavo scaldando anch'io.
Per tua informazione, non c' nessuna linea del
fronte. Ti prego di perdonare la mia franchezza, ma
qui si sta parlando di puri e semplici fatti, lo capisci?
Sto cercando di proteggere la tua vita - hai presente:
quella cosa fragile ed effimera che ti pu essere portata
via in un attimo, e che non ti verr mai pi restituita...
quella cosa che sei cos ansioso di buttare e che
Bingo ha perso per un simile errore di valutazione.
Vuoi spalancarti le porte dell'eternit, Collie? Quanti
miracoli ti aspetti ancora?.
In quel momento apparve sulla porta Marie, la storica
segretaria del Falco.
Signor Lowell, la si sente fino in corridoio disse.
C' chi comincia a drizzare le orecchie... Va tutto bene?.
Lasciamo perdere, Marie disse il Falco. Collie
ha deciso di saltare su un aereo e andare nel Salvador
a passare le vacanze di Natale.
Oh no, Collie, non dirai sul serio! fece lei. E tuo
padre cosa dice?.
Per lui va bene mentii con un certo disagio. Cominciavo
a vacillare sotto quegli attacchi, suonavo infantile
e sulla difensiva.
Il Falco fece un gesto di sconforto. Ah be', allora
la cosa cambia. Perch non lo hai detto subito? Chiss
quanta fatica per ottenere il suo consenso - tuo padre
 sempre cos ponderato nelle sue decisioni. Come
gliel'hai detto? Gli hai lasciato un messaggio sul frigorifero?
"Vado nel Salvador a farmi ammazzare, ma mi
porto le Oxford, cos il buon nome della famiglia 
salvo?.
Avvertendo che la situazione esorbitava dalle sue
mansioni, Marie usc con molta discrezione e si ritir
nel suo ufficio.
Non sto chiedendo il tuo permesso. Ti sto semplicemente
dicendo che cosa ho intenzione di fare. Prendere
o lasciare. Be', adesso me ne vado, ti saluto dissi
cercando distrattamente la giacca. Ti chiamo tra
qualche giorno.
Collie, tu non hai idea di cosa ti aspetta. Siccome
hai passato un periodo difficile, adesso sei convinto di
poter affrontare qualsiasi cosa; anche se nemmeno riesci
a difenderti dalle critiche. Sei un bambino che si 
perso nel bosco, e il bosco  pieno di brutte sorprese.
In confronto quello che ti  successo  una passeggiata
nel parco. Tacque per mettere ordine alle idee e provare
una tattica diversa.
Ma tu la conosci, la natura umana? Sei preparato
al male che possono fare gli uomini? Io non riesco pi
a sorprendermi di niente. In un villaggio francese,
quando facevo il corrispondente di guerra per un
giornale di mio padre, ho visto un cecchino uccidere
una bambina di dieci anni che stava prendendo l'acqua
dal pozzo. E il cecchino era uno dei nostri, non
uno dei cattivi. Se mi dici che Madre Teresa di Calcutta
mangia gli orfanelli, io ti chiedo semplicemente se
li preferisce bolliti o al forno.
Ma non capisci che io queste cose le devo scoprire
da solo? Cosa dovrei fare, vivere a rimorchio delle tue
esperienze e dei tuoi soldi?.
Mi sembra un'idea saggia. Perch mai uno dovrebbe
accumulare denaro e potere, se non per proteggere
i propri figli dai mali del mondo? Se avessi voluto
che mio nipote andasse in guerra, avrei lasciato perdere
tutto e avrei fatto il tipografo!.
Te lo ripeto per l'ultima volta: io non vado in guerra.
Faccio solo da autista a delle suore per due settimane.
Non mi succeder niente.
Per favore, Collie, non andare. Mi stava quasi implorando.
Poi si avvicin e mi prese per il braccio.
Non farlo. Quello non  un posto per filantropi della
domenica. Se ci vai, ci sono buone probabilit che
non ritorni.
Il nonno che mi supplicava! Ero sul punto di arrendermi.
Avevo voglia di arrendermi.
Mi dispiace dissi.
Mi lasci andare e si sfreg la faccia, poi abbandon
di colpo le braccia lungo i fianchi. Si avvicin alla finestra
e si sedette sulla poltrona accanto alla gabbia dei
pappagallini.
D'accordo, non ti posso fermare, per adesso ascoltami
bene. Promettimi che non ti fiderai di nessuno.
Ricordati, Collie, non puoi fidarti di nessuno disse
sporgendosi in avanti per dare maggiore enfasi alle
sue parole.
A parte gli amici e i parenti puntualizzai.
Di nessuno! ripet lui. Non stava scherzando.
Ma dei parenti....
Soprattutto dei tuoi parenti! disse con teatrale
fastidio per la mia ingenuit.
E di te?.
Neanche di me rispose appoggiandosi allo schienale.
Pensai che stesse esagerando per rendere meglio il
concetto, per convincermi a essere prudente, ma pi
avanti mi sarei reso conto di essere uno che non merita
fiducia, di non potermi fidare nemmeno di me stesso.
Allora non sapevo che la vita  fatta di possibilit
nascoste e di ragioni insondabili e che si d mostra di
carattere, se si riesce, solo nelle pause tra un dissidio
interno e l'altro.
Be'... - a questo punto non sapevo pi cosa dire -
adesso devo andare.
D'accordo disse il nonno alzandosi. Aveva il contegno
di chi sta salutando un ufficiale di grado inferiore.
Mi tese la mano, ci scambiammo una breve occhiata,
e vidi qualcosa nei suoi occhi che mi spinse verso di
lui. Gli misi un braccio attorno alla spalla - non fu un
vero e proprio abbraccio, diciamo un mezzo abbraccio
- e la sua fronte avvamp.
S, be' fece il nonno. Non vorrai fare tardi.
Ci vediamo presto.
Il Falco torn a sedersi, prese gli occhiali e cominci
a esaminare le carte che aveva messo da parte.
Mmm... borbott a testa china, senza guardarmi
mentre me ne andavo con lo zaino in spalla.
Non so quale sia stato il momento pi memorabile:
quando mi sono reso conto che la mamma non mi voleva
bene, o quando mi sono reso conto che il Falco
invece s.
Fuori l'aria era fredda, c'era neve dappertutto che
brillava al sole. La luce era cos forte che quasi non ci
vedevo. Il vento gelido mi trapassava i vestiti leggeri,
fino alle ossa.
Le parole del Falco mi avevano messo paura, eppure
partivo, anche se non sapevo bene perch. Partivo e
basta, volevo cambiare aria. Ma non era quella la vera
ragione; c'era qualcos'altro che non riuscivo a spiegare
nemmeno a me stesso, ma che dovevo assolutamente
fare: prendere un'accetta e fare a pezzi la mia vita.
Andando via, forse al mio ritorno tutto sarebbe stato
diverso, io sarei stato diverso. In quei giorni credevo
che la vita fosse un gioco a punti, e che le opere di bene
potessero in qualche modo riscattare le mie sconfitte.
Mentre mi allontanavo dal palazzo del Falco, sentivo
a ogni passo un sinistro scricchiolio, come di una
crepa nel vetro. Io non amo il freddo. Ho questa immagine
indelebile nella mente: ero piccolo, all'alimentari,
e c'era un bimbo della mia et con la lingua
appiccicata a una lattina congelata; io lo guardavo,
non sapevo che fare se non aspettare che succedesse
qualcosa.
Mi chiesi come fosse il clima nel Salvador.
Scusi, signore, mi dispiace doverla svegliare. Era
la hostess, mi toccava la spalla. La prego di allacciare
la cintura di sicurezza, tra poco atterriamo.
Mi sistemai sul sedile, dall'obl si vedevano le luci
della citt. Poi la seguii con lo sguardo mentre si allontanava.
Il suo profumo era rimasto sospeso nell'aria
come i bianchi cirri attorno all'aereo.
Guardai gi: vedevo il Salvador per la prima volta.
Era il 1983, l'anno della mia cosiddetta rivoluzione.
...
.
...
CAPITOLO 28.
...
.
...
All'aeroporto di San Salvador mi aspettava un tizio
un po' pi grande di me, sulla trentina, Beto Cruz.
Aveva occhi e capelli neri e avvertii la sua forte personalit
quando ancora ci separavano chilometri di linoleum
usurato; reggeva un cartello su cui era scritto in
pennarello caly flanagun.
Parlava bene l'inglese, quasi senza accento. Mi disse
che aveva vissuto gran parte della sua vita in Canada
con la madre e che era tornato nel Salvador da pochi
anni.
Stasera ci fermiamo in hotel qui a San Salvador, poi
domani andiamo sulla costa del Pacifico. Voglio farti
vedere una cosa mi spieg dopo essere montati su un
vecchio furgone Volkswagen. Guidava con un braccio
allungato sullo schienale, sfiorandomi le spalle.
Oh, io credevo che andassimo a... Dove stanno le
suore? Nel Nord?.
S, s,  sulla strada. Diciamo che io voglio prendere
la panoramica rispose sorridendo. Si accese una sigaretta
- aveva i polpastrelli macchiati di nicotina - e
si gir verso di me. Be'... fece una risatina nervosa.
Dobbiamo andare a nord, ma prima andiamo a sud -
una piccola deviazione, di poche ore. Io giro documentari
e pensavo che ti potesse interessare il lavoro
che sto facendo sullo sfruttamento minorile. Le suore
ne sono entusiaste e suor Mary Ellen pensa che sia bene
farti vedere che cosa succede qui. Chiss, magari lo
trovi stimolante e ti fa venire voglia di darci una mano,
ne abbiamo sempre bisogno.
Certo dissi mordicchiandomi il labbro inferiore.
Volevo mostrarmi entusiasta, ma non ero troppo convinto.
Arrivammo all'hotel. Era notte fonda ma c'erano
ancora in giro centinaia di persone che affollavano la
via. Scesi dal marciapiede e, mentre cercavo un varco
in mezzo a quella fiumana di gente, di colpo mi si par
davanti uno sconosciuto.
Si avvicin, mi si butt addosso, poi fece due passi
indietro e, rimasti l'uno di fronte all'altro, mi punt
una mano contro la fronte, premendo l'indice proprio
in mezzo agli occhi come fosse una pistola.
Bang! disse, come un bambino che gioca alla guerra.
Poi abbass il braccio e scomparve tra la folla.
Cos' stato? chiese Beto quando mi raggiunse.
Di, andiamo. Hai tutto il tempo per farti degli amici.
S, okay, quel tipo mi ha un po' sorpreso, tutto
qui. Il cuore mi batteva all'impazzata, avevo lo stomaco
in subbuglio - sentivo dentro di me tante piccole esplosioni.
Meno male che non era una pistola vera disse Beto
mentre salivamo con l'ascensore all'ultimo piano.
Annuii. Che strano, pensai, in un Paese dove le armi
sono comuni quanto le dita delle mani, io sono incappato
nell'unica pistola finta. Alla fine la botta di adrenalina
pass, ma avevo comunque scoperto che un bang verbale
e una pistola immaginaria possono essere quasi altrettanto
terrorizzanti dei loro corrispettivi reali.
La mattina dopo, mentre avanzavamo sul nostro catorcio,
io mi guardavo attorno e cercavo di abituarmi
ai colori brillanti degli alberi, delle case, del cielo. Dopo
una cinquantina di chilometri, Beto mi indic una
zona rocciosa: era la discarica in cui il governo abbandonava
i cadaveri dei cittadini assassinati. A met mattina
rimasi sconvolto nel vedere dei corpi che marcivano
sui bordi della strada, con le mani legate dietro la
schiena. Il fetore era insopportabile. Un giovane in
blue jeans, a torso nudo, non aveva la testa. Non riuscii
a capire se era supino o girato di schiena. Provavo un
senso di repulsione, ma allo stesso tempo quello spettacolo
di morte mi attraeva. Gli unici morti che avevo
visto erano mia madre e Bingo, ma erano parecchio
diversi da questi.
Con il naso infilato dentro il colletto della camicia,
feci cenno a Beto di accostare. Aprii la portiera e vomitai
sul ciglio della strada.
Ripartimmo. Chiunque venga sorpreso a seppellire
un morto rischia di finire ammazzato anche lui mi
raccont Beto.
 una buona idea girarsela cos da queste parti?
gli chiesi. Tenevo le mani sotto il sedere per non fargli
vedere che mi tremavano.
Sicuro, perch no? rispose lui osservando una
macchina nella corsia opposta che aveva sterzato pericolosamente
per centrare un'anatra in mezzo alla strada.
Era tutto cos caotico. Ogni tanto incontravamo
gruppetti di persone a piedi che Beto invitava a montare
sul retro; qualcuno di loro si sporgeva verso l'abitacolo
per stringerci calorosamente la mano.
Nel primo pomeriggio il caldo era torrido; io ero
fradicio di sudore, con i capelli appiccicati sulla fronte
e la camicia incollata alla plastica lacerata dello schienale.
Avanzavamo sobbalzando lungo stradine sterrate,
in mezzo a piantagioni di caff e campi di canna da
zucchero, e ogni tanto ci fermavamo per lasciar raffreddare
il motore. Il canto degli orioli gialli e neri sugli
alberi era una voce familiare, un piacevole diversivo
dallo starnazzare del pollame.
Alla fine trovai il coraggio di chiedere dove stessimo
andando.
Tranquillo,  tutto okay. Bevve un po' d'acqua da
un thermos, poi, notando la mia occhiata sospettosa,
aggiunse: Ehi amico, dov' il tuo senso dell'avventura?.
Sentimmo degli spari poco lontano e guardammo
entrambi in direzione delle montagne.
Non ho nessuna voglia di avventura risposi.
Cristo santo, saprai nuotare, spero! Aggrappati!.
Bagnati fradici, io e Beto sedevamo rannicchiati
l'uno contro l'altro sulla panchina di legno di un vecchio
fuoribordo. Feci di s con la testa e mi strinsi le
braccia attorno al petto. Se provavo a non battere i
denti mi tremavano le ginocchia.
S, so nuotare risposi guardandomi attorno. Eravamo
circondati dall'Oceano Pacifico.
Era appena sorto il sole. Dopo aver passato tre notti
insonni sul furgone in un minuscolo villaggio di pescatori
i cui abitanti evitavano scrupolosamente di guardarci
negli occhi, adesso stavamo raggiungendo una
piattaforma in mezzo al mare dove i ragazzini della zona
erano costretti a pescare con la rete diciotto ore al
giorno, tutti i giorni della settimana. Affamati, maltrattati,
vittime di abusi sessuali, erano alla merc di ladri,
tempeste e predatori naturali. Nei momenti di tregua,
c'era la guerra.
Dopo aver dato un po' dei miei soldi ad alcuni capoccia,
negli ultimi giorni eravamo riusciti a girare alcune
riprese su quelle piattaforme piene di falle e in
balia dei venti e delle onde.
Ma ora la nostra missione era ben diversa. Insieme
ad altri volontari, io e Beto dovevamo liberare alcuni
di quei piccoli lavoratori e filmare l'evento.
Tranquillo, Collie disse Beto con quel suo tono
rassicurante di cui ormai non mi fidavo pi.  tutto organizzato.
Sar facile come bere un bicchier d'acqua.
Gli uccelli, simili a una macchia sfocata in una pellicola
sovraesposta, volavano in cerchio gracchiando,
trasportati dal forte vento di Occidente. Le onde si abbattevano
furiose sulla barca e io stavo in ginocchio,
aggrappato ai bordi. A un certo punto mi sporsi e vomitai
nel mare.
Non sarai mica incinto! Riprenditi, Collie, se no a
cosa diavolo servi? mi url Beto mentre ci piombava
addosso un'altra onda alta tre metri. Beto sembrava
una colonna di sale con i capelli bianchi dritti sparati.
Non ce la facevo pi, la parte razionale del mio cervello
stava cedendo al panico. L'odore di salsedine, di
pesce, di benzina, la puzza dei miei vestiti... il Salvador
mi sembrava una grande allucinazione olfattiva, ma
senza l'allucinazione. Le altre barche erano gi arrivate,
i volontari urlavano, determinati a salire sulla piattaforma.
Io passavo gli attrezzi a Beto che filmava mentre i
pescatori agitavano le braccia imprecando minacciosi.
Alcuni bambini pi piccoli piangevano. A un certo
punto uno degli uomini che lavoravano sulla piattaforma
afferr un ragazzino per i capelli e lo trascin sul
bordo. Non doveva avere pi di dodici anni, magro, le
gambe e le braccia piene di lividi e di ferite. L'uomo lo
sollev prendendolo per la vita e minacci di gettarlo
in mare se non ce ne andavamo. Il ragazzino piangeva
disperato.
Riuscii a manovrare la barca per avvicinarci alla scena.
Tra grida e pianti, all'improvviso, l'uomo gett in
mare il ragazzino. Subito si tuffarono due volontari:
tutti e tre sparirono sott'acqua.
Sentii una risata bassa, quasi un grugnito, sollevai lo
sguardo e vidi un uomo con un ghigno sdentato che
alzava il braccio destro e mi scagliava addosso qualcosa.
Una cosa viscida e pesante mi piomb in grembo.
Merda! urlai. Era un serpente di mare. Balzai in
piedi e feci un salto all'indietro andando a sbattere
contro Beto, sempre intento a filmare. L'animale, che
era scivolato in coperta, si ritrasse e colp a vuoto una
prima volta, poi si raggomitol e, con uno scatto in
avanti, morse il lampeggiatore della macchina fotografica.
Ero cos terrorizzato che non riuscivo nemmeno
a chiudere gli occhi.
Cristo santo, Collie, butta in acqua 'sta cosa! mi
url Beto. Sulla piattaforma gli uomini sghignazzavano.
Presi un remo e cominciai a pungolare il serpente
fino a che non si avvolse attorno alla pala. Aveva la
bocca spalancata per mordere il legno, ed era cos
grande che avrebbe potuto inghiottire una scodella.
Buttai in acqua remo e serpente; lungo le cosce mi colava
un caldo rivoletto di piscio.
Andiamocene via di qua! gridarono i volontari
sulle altre barche dopo aver issato a bordo il ragazzino.
Alcuni ragazzi pi grandi - diciassette anni al massimo
- si lamentavano, battevano le mani e agitavano le
braccia, in cerca di aiuto. Volevano anche loro venire
via con noi.
Li guardai un'ultima volta mentre la nostra barca si
allontanava; tremavo cos forte che mi sembrava di disintegrarmi.
Be', almeno uno siamo riusciti a portarlo via. Peccato
per gli altri disse Beto mentre armeggiava con
gli obiettivi. Il serpente di mare  stato divertente,
no?... Ehi, ti senti bene? Sembra che hai visto un fantasma.
Se non prendi un po' di coraggio, Collie, non sarai
di nessun aiuto.
Scossi la testa e mi turai le orecchie. Le sue parole
mi arrivavano ovattate, come se mi trovassi ai piedi di
una cascata.
Quando andiamo dalle suore? gli chiesi.
Mi scrut per un attimo e sospir. Domani. Partiamo
di mattina.
Scusami dissi annuendo con gratitudine. Pensavo
che se solo fossi riuscito ad arrivare alla missione tutto
si sarebbe sistemato.
Smettila di chiedere scusa ribatt lui con un misto
di disprezzo e di compatimento. E vedi di capire
che qui non siamo a una cazzo di festa in maschera,
maledizione!.
Una volta mamma mi aveva accusato di credere che
la vita fosse una festa in maschera.
Due giorni dopo arrivammo nel piccolo villaggio di
Adora. Ci vennero incontro sei suore - quattro americane,
tra cui suor Mary Ellen, e due canadesi.
Ciao! Ciao! ci salutarono tra baci e abbracci - erano
felici. Mi venne in mente un motto di pap: Non
c' niente che renda gioiosa una suora quanto lo
squallore e la sofferenza.
Le sorelle, insieme a un paio di volontari, vivevano
in una costruzione rosa e marrone, fatta di mattoni di
fango essiccati al sole. Il tetto era coperto di sottili lamiere
di stagno e cartone. Quasi tutti gli abitanti di
Adora abitavano in baracche di legno e plastica.
Allora, Beto  stato una buona guida? Ti ha mostrato
tutto quello che c'era da vedere? mi chiese
suor Mary Ellen, neanche tornassimo da un fine settimana
a Palm Beach. Poi mi prese a braccetto e mi invit
a entrare. C'erano tre stanze: una camera da letto,
una cucina rudimentale e una grande zona giorno
con un vecchio divano sgangherato e due sedie di metallo.
Sopra un lungo tavolo dal piano verde smeraldo
c'erano pile di piatti e libri.
Dov' il bagno? chiesi.
Fuori rispose suor Mary Ellen. Mi dispiace, ma
qui  diverso da come sei abituato.
Mi ci sto abituando dissi. Non era assolutamente
vero.
Se ti vuoi lavare, in fondo alla strada c' una sorgente
e una pozza d'acqua. Sta' attento per a non
berne neanche un sorso. Ti dovrai anche tappare il
naso, per maggior precauzione.  piena di minuscoli
affanni che potrebbero darti dei problemi aggiunse
ridendo.
Tu dormirai qui... disse una giovane suora indicando
un'amaca nella zona giorno.
Grazie risposi lanciando lo zaino a Beto che stava
sistemando le sue cose in un angolo. Dalle finestre spalancate
entrava il canto degli uccelli tropicali.
Sembra piuttosto tranquillo qui attorno osservai.
Cosa ti avevo detto? disse suor Mary Ellen offrendomi
un bicchiere di limonata.
Dove sono gli altri studenti? le domandai. Mi
aveva parlato di un gruppo di volontari.
Oh, sono sparpagliati in diversi posti. La maggior
parte sono dai preti, nel Sud, mentre due vivono a pochi
chilometri da qui, presso la famiglia di un contadino.
Stanno aiutando a scavare un nuovo pozzo.
La mattina dopo io e Beto incontrammo alcuni abitanti
del villaggio, tutta gente molto cordiale. Facevamo
un giro fra le loro abitazioni, piccole baracche di
una o due stanze senza acqua n elettricit, e i bambini
ci venivano dietro. Intere famiglie dormivano per
terra su teli di plastica.
Una bambina di una decina d'anni, con i capelli e
gli occhi neri, mi aveva seguito tutta la mattina. Le diedi
venti dollari. Sbarr gli occhi e le scese qualche lacrima,
poi mi abbracci e corse via a chiamare i suoi
genitori. Con una scusa tornai alla missione, sapendo
che non c'era nessuno. Mi ci volle un po' per riprendermi;
non voglio che mai pi nessuno mi guardi a
quel modo.
Dopo pranzo, io e Beto accompagnammo suor Mary
Ellen e Sandy, una volontaria di Filadelfia, alla casa
del contadino, dove incontrammo gli altri due, studenti
di Ingegneria al Northwestern College. Ci porsero
subito chiodi e martello, del legno poco consistente
e un rotolo di rete metallica. Li sorpresi a scambiarsi
un'occhiata - lo scetticismo nei miei confronti era evidente.
Che bella manicure! fece uno dei due, e Beto
scoppi a ridere.
Nei giorni seguenti costruii una stia, e la feci cos bene
che mi guadagnai la stima di tutti. Da piccolo avevo
aiutato zio Tom a costruire una piccionaia molto elaborata
- la stia non era niente al confronto.
Per ringraziarmi il contadino e la sua famiglia mi
diedero un uovo appena fatto. Tenendolo nel palmo
della mano, sentivo il suo tepore diffondersi in tutto il
mio corpo. Forse essere buoni significa questo: sentirsi
bene con se stessi. Per alcuni giorni credetti di aver
trovato in quell'uovo salvadoregno ci che andavo cercando.
Cinque giorni dopo il villaggio e la missione furono
attaccati dalla milizia governativa: avevano deciso di
dare una lezione alle suore. Suor Mary Ellen e le due
canadesi erano andate a un convegno in Bolivia e dovevano
tornare quel giorno. Io e Beto ci stavamo preparando
per andarle a prendere all'aeroporto quando
una granata esplose vicino al fuoristrada.
Saltammo a bordo e ci allontanammo di gran fretta,
salvo poi abbandonare la macchina quando fin la
benzina.
Il secondo giorno di marcia, sentimmo gli elicotteri
che mitragliavano da bassa quota campi e villaggi. Ci
mettemmo a correre, e insieme a noi centinaia di persone.
Schiacciato tra uno sconosciuto che mi teneva
per un braccio e Beto aggrappato alla mia manica,
caddi a terra e cominciai a salire carponi su per un ripido
rilievo.
La roccia vulcanica mi si sbriciolava tra le mani; avevo
le dita dello stesso colore brunito della roccia e sangue
sotto le unghie. Il cielo era di un blu luminoso,
senza nuvole. Sulle verdi colline circostanti una calda
brezza faceva ondeggiare le chiome degli aranci e degli
alberi di lime. In basso, si vedevano corpi ammassati
come tumuli.
Va' avanti! Va' avanti! Non fermarti! mi url Beto
mentre gli elicotteri rastrellavano il terreno tutt'attorno:
davanti a noi, dietro di noi, di fianco a noi. All'improvviso
un pollo piovuto chiss da dove atterr sulla
spalla dello sconosciuto al mio fianco e cominci a
beccarlo sulla testa. Quello prov a cacciarlo via, ma il
pollo non mollava.
Scoppiammo a ridere tutti e tre come dei matti, con
le lacrime agli occhi. Ridevo cos tanto che quasi mi
mancava il respiro, mi faceva male lo stomaco.
Basta, cos mi fate morire! dissi.
Alla fine il pollo vol via starnazzando. Lo sconosciuto
rimase l sdraiato a pancia in gi, perfettamente
immobile. Sembrava un panno steso ad asciugare al
sole.
Di, va' avanti, Collie! mi url Beto.
Avanti a ridere?. E ripresi la mia scalata.
Qualche giorno dopo, riuscimmo a ricongiungerci
con un altro gruppo di volontari cattolici. Cinque miliziani
ci fermarono a un posto di blocco nei pressi di
Chalatenango, una zona controllata quasi interamente
dalla guerriglia; portavano tutti identici occhiali a
specchio.
Mi costrinsero a scendere dal furgone per controllare
il mio visto. Tutti gli altri potevano andare, dissero.
Beto cominci a discutere in modo civile ma vigoroso,
senza che per gli prestassero ascolto. Io cercavo di capire
cosa stessero dicendo. Dopo un po', mi svuotarono
le tasche, mi presero i soldi dal portafoglio, e quando
cercai di protestare quelli, a spintoni, mi fecero salire
sul sedile posteriore di una vecchia Chevrolet,
bloccarono le portiere e partirono. Mi girai e vidi Beto
che, in piedi in mezzo alla strada, mi guardava andare
via. Non l'ho pi rivisto.
Cosa volete farmi? chiesi cercando di sembrare
tranquillo.
Ti portiamo all'aeroporto. Torni a casa oggi stesso
rispose quello che doveva essere il pi alto in grado.
Parlava inglese con una forte inflessione locale.
Perch?.
Visto scaduto.
No, non ... mi interruppi. Volevo tornare a casa,
ma non ero sicuro che la destinazione fosse davvero
l'aeroporto.
Visto scaduto, oppure tu scaduto! Scegli tu, per me
non fa differenza.
Si gir tutto gongolante per la battuta e la tradusse
agli altri, che scoppiarono a ridere. Lo feci anch'io - il
riso forzato faceva ormai parte del mio armamentario
-, ma non  che avessi molto da divertirmi. Non era
una bella prospettiva quella di sparire nel Salvador.
Dopo una ventina di minuti ci si par davanti un autobus
ribaltato, in fiamme, che bloccava la strada sterrata.
Quello al volante si gratt la testa e chiese istruzioni.
Fermati. Cos'altro vuoi fare? rispose lo spiritoso
di prima. Poi mi ordin di non muovermi e scese
con gli altri a controllare la situazione con le armi spianate.
Ci fu una raffica di colpi e i miliziani caddero come
birilli - qualcuno ferito, altri morti. Sentii un dolore
atroce alla coscia sinistra dove si erano conficcate delle
schegge del finestrino, andato in frantumi. I guerriglieri
sbucavano a frotte dalla foresta, cos tanti da non
poterli contare, e venivano verso la macchina. Sparavano
in aria, saltavano sul cofano, prendevano a calci
le portiere; un bestione raccolse un sasso enorme e lo
lanci contro il parabrezza, distruggendolo. Il sasso atterr
sul sedile posteriore, di fianco a me.
Mi trascinarono fuori dalla macchina, mi buttarono
a terra e mi colpirono sulla testa con il calcio di un fucile
semiautomatico. Per un minuto vidi le stelle. Poi
mi si form gradualmente l'immagine di un ragazzo,
pi o meno della mia et, che sorrideva.
Mi diede un colpetto sul fianco con la punta degli
scarponi sporchi di fango. Be', che ci fai da queste
parti? Ti sei messo in testa di salvare il mondo?.
Sei americano!.
No, ma sono cresciuto a Los Angeles, vivevo coi
miei nonni. Quando sono morti mi hanno rispedito a
casa. Cosa ci facevi con questi qui?.
Mi hanno fermato a un posto di blocco. Volevano
portarmi all'aeroporto per rispedirmi a casa....
Perch?.
Dicevano che il visto era scaduto.
Io ho l'impressione che racconti stronzate.
Ti sto dicendo la verit.
Sei americano?.
Annuii, chiusi gli occhi e trattenni il respiro.
E cosa ci fai nel Salvador? Sei della cia?.
No. Sono un volontario della missione cattolica.
Dovrei tornare a casa tra pochi giorni.
Della missione che  stata attaccata?.
Attorno a me tante facce arrabbiate che mi fissavano;
c'era silenzio, si sentivano solo i lamenti dei feriti e
il sibilo del radiatore dell'autobus. Uno dei guerriglieri
mi punt il fucile al cuore, sollev il cane e guard il
tizio che mi stava interrogando. Quest'ultimo, che si
chiamava Aura, si morse per un po' il pollice, poi con
aria indifferente fece cenno agli altri di prendermi
con loro.
Merci sussurrai aggrappandomi al potere magico
della lingua francese.
Vuoi dire gradas? mi chiese Aura con fare gentile,
come se fossimo in un improbabile laboratorio linguistico.
Nei tre giorni seguenti affrontai una marcia forzata
in mezzo alla foresta tropicale e alle paludi insieme a
due miliziani feriti. Le mie scarpe le persi quasi subito
nel fango e dovetti continuare a piedi nudi, con i vermi
che mi scavavano dentro la pelle formando orribili
pustole.
La gamba ferita mi faceva molto male e al secondo
giorno era completamente fuori uso. A un certo punto
crollai sulle ginocchia, credo di essere svenuto. Un
guerrigliero mi tir su, mi mise in mano un grosso bastone
e mi diede una spinta per rimettermi in moto. Il
groviglio di enormi piante della preghiera e di arbusti
spinosi ostacolava ogni mio passo; nugoli di insetti e di
zanzare mi coprivano come una seconda pelle.
Alla fine arrivammo in una zona meno accidentata,
in cui la foresta era percorsa da un'ampia spianata,
una pista tracciata dalla fauna locale. Giungemmo in
un villaggio semiabbandonato dove fummo accolti tra
urli e sberleffi da un gruppo di guerriglieri. C'erano
anche dei contadini che si erano accampati tra le capanne
bruciate.
Dopo una breve consultazione, un guerrigliero corse
a prendere dei badili che distribu tra i suoi compagni.
Alcuni di questi ci condussero al confine estremo
del villaggio e cominciarono a scavare. Qualcuno mi
punt un rudimentale badile contro il petto e mi ordin
di contribuire all'opera. In mancanza di attrezzi, i
due soldati feriti furono costretti a mettersi in ginocchio
e usare le mani.
A piedi nudi nella terra umida e soffice, lottando
contro le resistenti radici delle palme, scavai finch la
buca non mi arriv alla vita. All'improvviso sentii alle
mie spalle delle voci concitate, un tramestio, delle suppliche
convulse, lancinanti.
Sentii esplodere due spari, uno dopo l'altro. Stringendo
forte il manico del badile, con le braccia tremanti,
chiusi gli occhi in attesa del terzo.
E invece mi sentii afferrare per il colletto della
camicia da due mani ruvide e mi trovai sul bordo della
buca. I corpi senza vita dei due soldati vennero gettati
nella fossa appena scavata, uno sopra l'altro. Aura
guard dalla mia parte - ero in ginocchio, mi avevano
ceduto le gambe - e scoppi a ridere; la sua risata mi
trafisse come la lama di un coltello.
Okay. Tu puoi tornarci utile mi disse.
Venni afferrato per un braccio e trascinato a pancia
in gi per parecchi metri, quindi fui gettato in un'altra
profonda buca nascosta alla vista da una fitta copertura
di rami e foglie di palma.
Mi addormentai con il terrore di svegliarmi.
Pioveva, la fossa si stava allagando, ero fradicio. A un
tratto, mentre estraevo dalla carne lacerata della coscia
vermi e pezzetti di vetro, sentii un fruscio sopra di
me e un forte odore di selvatico. Con la testa che mi
girava e la vista annebbiata, guardai in alto. Rimasi sbalordito:
delle scimmie mi spiavano attraverso i rami e
le foglie.
Curiose e per niente intimorite, restarono l a fissarmi
per un bel po', schiamazzando tra di loro, poi una
raccolse un sasso e mi colp la gamba, provocandomi
una fitta di dolore. Altre raccolsero dei rametti sparsi
l attorno e cominciarono a lanciarmeli contro, senza
farmi granch male. Io rimasi immobile e dopo un po'
quelle si stancarono e se ne andarono via. Non so perch,
ma l'attacco delle scimmie ebbe lo strano effetto
di tirarmi su il morale.
L'odore muschiato dei fiori impregnava l'aria come
fosse il sudore della notte. Mentre contemplavo il cielo buio, cullato dal monotono ronzio degli insetti, vidi
le sagome spettrali di uccelli neri che svolazzavano in
cerchio sopra di me. Muovevano dolcemente le ali, si
chiamavano l'un l'altro.
Mamma dice che  orgogliosa di te, Coll. Era Bingo,
anche se era solo nella mia testa.
Adesso lo so che non sei reale gli dissi. Se anche
fosse orgogliosa di me, non lo ammetterebbe mai. Morirebbe,
piuttosto.
Infatti  morta, non ricordi?.
Il giorno dopo, il villaggio fu attaccato dalle truppe
della milizia, che stavano battendo l'intera zona. Uno
del posto, mentre fuggiva, per poco non cadde dentro
la buca; nonostante la situazione, prov una qualche
compassione e mi tir fuori. Ci nascondemmo
nella foresta, inseguiti da soldati che, nel furore della
caccia all'uomo, si facevano largo abbattendo fronde
e arbusti.
Tremavo e battevo i denti, senza controllo; il mio
terrore era cos rumoroso che rischiava di tradirci. Il
mio salvatore mi spinse a terra, mi tapp la bocca con
la mano - quasi soffocavo -, e mi schiacci la faccia nel
fango finch persi i sensi.
Parli inglese? gli chiesi quando tornai in me.
Lui mi guard e scroll le spalle.
Sei cattolico?. Mi sembrava una domanda innocua,
anche se quello non capiva una parola di ci che
dicevo. Anch'io sono cattolico. Non mi reggevo in
piedi.
Forse ti chiederai che cosa ci faccio qui dissi come
in delirio. Camminavamo abbracciati, lui mi cingeva
la vita, io mi appoggiavo alla sua spalla, trascinando
il piede sinistro. Siccome non parlava, decisi di raccontargli
la mia storia, di come avessi mentito a pap e
a zio Tom sulle mie vacanze, di come il Falco avesse
cercato di impedirmi di partire, della stia per i polli
che avevo costruito per un contadino e la sua famiglia.
Sono qui per portare aiuto. Quello mi guardava
come se fossi fuori di testa. Le ginocchia mi cedettero
- era una cosa che l nel Salvador mi succedeva spesso.
Avevo la gamba maciullata e una brutta infezione, svenivo
in continuazione. Il mio compagno convinse della
gente a portarci in un ospedale di fortuna allestito in un
ex allevamento di polli. Era pieno di ragazzini feriti che
erano stati arruolati a forza dai ribelli. Il mio socio stava
evidentemente cercando qualcuno, infine, deluso, se ne
and via senza salutare. Non ho mai saputo il suo nome.
C'era solo un medico e alcune infermiere. Il medico
era francese, le infermiere belghe. Una certa Madeleine
doveva essere la responsabile; aveva modi autoritari,
per era simpatica. Non riuscivano a star dietro a
tutti i ragazzini che continuavano ad arrivare - era come
cercare di tappare la falla di una diga con il pollice.
Era notte fonda, non si sapeva pi dove metterli, e
non c'era nessuno a prendersi cura di loro.
Mi medicarono la ferita e dopo alcuni giorni cominciai
a sentirmi meglio. Madeleine mi diede un bastone
e mi chiese di aiutarla nel suo lavoro. Tenevo il naso
sprofondato nel colletto della camicia per non sentire
la puzza e mi aggiravo in quel carnaio inciampando
sul pavimento lurido. Un bimbetto che a me pareva
morto aveva bisogno di una trasfusione; ma mancava il
sangue, mancava l'elettricit. Il medico mi chiam e
mi disse che mi avrebbe prelevato mezzo litro di sangue
per darlo a quel bambino.
E se non abbiamo lo stesso gruppo sanguigno? gli
chiesi. A me sembrava una domanda del tutto ragionevole.
Ma non al medico, che mi colp in faccia mandandomi
a sbattere sul muro. Quando mi raddrizzai, mi
colp di nuovo. Okay, va bene, mi tolga un po' di sangue
se pu servire dissi alzando le mani e facendo cadere
a terra il bastone.
Il dottore parve calmarsi, almeno in parte, ma adesso
ero io quello un po' turbato. Mi moll un altro ceffone,
sulla testa, giusto per sicurezza. Poi, con le mani
che gli tremavano, si dedic alla trasfusione assistito
da Madeleine.
I lampi squarciavano il cielo. La notte era un lago
freddo e luccicante. La fiamma dell'unica candela tremolava,
creando un'illusione di pace l dove pace non
c'era.
Il medico era distante e solitario, come un luogo irraggiungibile
che si vede in lontananza. La sua vocazione
era un edificio di morti e moribondi che pendevano
su di lui come spade di Damocle, come raccapricciante
carta moschicida. Quando ebbe finito con
me, si alz e, senza dire una parola, mi spinse da parte
urtandomi con la spalla e prosegu con la trasfusione
al bambino, poi a un altro ancora. Provai ad alzarmi,
ma mi si annebbi la vista. Mi lasciai cadere sulla branda
e chiusi gli occhi.
Quando tutto fu finito, Madeleine, le mani ancora
sporche di sangue, sprofond sul pavimento lurido
per confortare il piccolino. Lo fece con la naturalezza
di chi si immerge nelle terme.
Arriv un'altra infornata di ragazzini e poi un'altra
ancora... io mi sentivo come un tornello tra gente che
andava e veniva, avanti e indietro, dentro e fuori. Non
ero propriamente d'ostacolo, ma nemmeno ci si aspettava
granch da me.
La mattina seguente il piccolino era migliorato e
tutti erano convinti che ce l'avrebbe fatta. Io non
smettevo di guardarlo: per come la vedevo io era resuscitato.
Santo, uno che aiutava l all'ospedale, si offr coraggiosamente
di portarmi all'aeroporto di San Salvador,
per tornare a casa. Mi chiese se ce la facevo a camminare.
Con il bastone, un pezzo di legno a forma di T,
me la cavavo abbastanza. Mi sentivo uno schifo, ma
tornare a casa era il mio unico desiderio. Partimmo
che era ancora chiaro, sperando di evitare insorti e miliziani
a caccia di prede. Dopo ore di viaggio sentimmo
delle grida e vedemmo fiamme levarsi oltre la cima
degli alberi.
Cupe nuvole di fumo soffocavano il cielo e la terra;
mi buttai prono tappandomi le orecchie, con la gola
che bruciava.
La pioggia cadeva lieve sulle lobelie gigantesche, ticchettava
sulle foglie dei giovani alberi piegati dal vento.
Sentivo il cuore battermi all'impazzata contro la
cassa toracica.
Poi non sentii pi nulla, nemmeno il suono della
mia voce quando cercai di parlare a Santo. Lui mi afferr
per il polso e cominci a trascinarmi al buio, inciampando
e annaspando nella notte sconfinata. A
ogni passo mi sembrava di precipitare oltre i confini
della terra.
Santo riusc non so come a mettersi in contatto con
suor Mary Ellen, che mi trov una sistemazione presso
un prete americano. Costui avvis il Falco, che organizz
il mio ritorno a casa.
Fu Santo ad accompagnarmi dal prete. Ci abbracciammo
e lo ringraziai per tutto quello che aveva fatto
per me. Poi lui se ne and: tornava all'ospedale, su nel
Nord. Chiss se ce l'ha fatta.
La mia permanenza nel Salvador era durata un mese.
Avevo incontrato persone coraggiose che avevano
osato sfidare ogni logica solo per salvare la vita a me,
un perfetto sconosciuto. Persone come Beto, che mi
aveva difeso davanti ai miliziani; quell'uomo del villaggio,
che mentre scappava si era fermato a tirarmi fuori
dalla fossa e mi aveva portato all'ospedale; e infine
Santo, che mi aveva scortato fino a casa del prete.
Pensavo al dottore francese, che sarebbe potuto restare
a Parigi a bere champagne.
Io raccontavo a me stesso di aver fatto bene a non
tuffarmi insieme a Bingo. Qualunque persona di buon
senso sarebbe stata d'accordo. Eppure questa logica
non si conciliava con quella di chi mi aveva soccorso
nel Salvador: l in ogni momento si doveva decidere se
tuffarsi o meno - e Santo l'aveva fatto, era fiducioso di
potermi accompagnare a San Salvador e tornare indietro sano e salvo.
Tutti quanti decidevano di spiccare il salto, e avrebbero
continuato a farlo. Io volevo convincermi che solo una persona straordinaria, conoscendo il pericolo,
poteva tuffarsi quel giorno insieme a Bingo. Eppure
nel Salvador, nel 1983, tante persone normali facevano le cose pi eroiche.
Io ero normale. Perch non mi ero buttato?
Ero andato nel Salvador per riuscire a tirar fuori un po' di coraggio.
Il coraggio esiste, ma non dentro di me.
...
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...
CAPITOLO 29.
...
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...
Il Falco si accord con il prete per farmi spedire a
casa su un aereo privato, in compagnia di un volontario
cattolico di ritorno negli Stati Uniti pi o meno
nello stesso periodo. Non ricordo molto di quel viaggio.
Ero completamente sordo; l'udito mi torn solo
due settimane dopo il mio rientro a Cassowary.
Oggi non si usa pi il termine sordit isterica.
Troppo stigmatizzante, pare disse il Falco, mentre
scriveva sul suo taccuino, seduto accanto a me. A detta
dei medici, il tuo sarebbe un caso di disordine di
conversione in seguito a un trauma che hai subito. Ho
cercato di fargli capire che, per quanto ne so io, tu soffri
di disordine di conversione da sempre; non influir
affatto sul nostro rapporto.
Il volontario mi aveva accompagnato personalmente
a Cassowary, lasciandomi sul pavimento del soggiorno
come ci si leva la sabbia da una scarpa. Per molte
settimane continuai a vedere sabbia ovunque mi girassi:
negli occhi, nei capelli, sotto le unghie, nel cibo e
nelle lenzuola. Quando facevo il bagno e aprivo il rubinetto,
la sabbia scorreva come acqua.
Non era la sabbia di Squibnocket Beach - era arida.
A volte non serve l'udito per capire cosa dicono gli
altri.
Credo si tratti di shock post-traumatico. Ne so
qualcosa anch'io,  molto dura. E stato bravo. Dovete
essere orgogliosi di lui stava dicendo il volontario a
Ingrid.
S, siamo molto orgogliosi di lui rispose lei. Ecco,
non saremmo altrettanto orgogliosi di Collie nemmeno
se....
Il Falco apparve senza preavviso. Era lui l'attrazione
principale, inafferrabile, proveniente da spazi interstellari.
Si fece avanti con la mano tesa. Sul volto del
volontario si accesero alcune chiazze cremisi, fisiologico
tributo a quel potere oltremondano, galattico.
Oh, buongiorno... balbett. Era cos disorientato
che si present come Peregrine Lowell.
Tranquillo gli sorrise garbato il Falco, visibilmente
compiaciuto di suscitare tanto sconcerto. So come
mi chiamo, quasi sempre, perlomeno... e s, Brian, s,
Ingrid in un certo senso ha ragione. Permettimi di
concludere il suo pensiero: non saremmo altrettanto
orgogliosi di Collie nemmeno se lei ci avesse raccontato
che ha contratto una gonorrea farmaco-resistente.
Come, prego?. Era confuso. Chiedo scusa, temo
di non capire. Presumo ci siano cose di cui non sono
al corrente. Poi con molto tatto, aggiunse: Collie ha
passato dei momenti terribili. La sua reazione  perfettamente
naturale, non credo abbia bisogno di uno psichiatra.
Gli serve solo un po' di tempo, oltre all'amore
e al sostegno della sua famiglia.
E li avr - in abbondanza.
Il Falco era ormai padrone assoluto della situazione.
Apprezzo molto i suoi sforzi e i suoi consigli, la sua
assistenza  stata preziosissima nel momento di maggiore
bisogno. E intendo prendere molto seriamente
le sue raccomandazioni, saranno motivo di riflessione
per fare la scelta migliore per Collie.
Bene, mi sembra meraviglioso. Sono certo che
qualunque cosa lei decider, sar quella giusta. Collie
 molto fortunato ad avere un nonno tanto premuroso....
Brian stava nervosamente applicando un impiastro
di piaggeria.
Il Falco fece una risata di commiato. Ingrid la guider
verso l'uscita. Grazie ancora per la sua competenza,
ci terremo in contatto....
Presuntuoso figlio di puttana sibil mentre il mio
accompagnatore spariva in corridoio scortato da Ingrid.
Presi un colpo la prima volta che mi guardai allo
specchio. La mia pelle aveva colore e consistenza di un
vecchio giornale; gli occhi erano scuri e incavati; i capelli
erano arruffati e bruciati dal sole - qui scuri, l
chiari, corti e lunghi, con qualche ciocca mancante: la
mia testa era una delirante combinazione di mille acconciature.
Appoggiandomi al bastone - secondo i medici non
avrei pi potuto farne a meno - camminavo in continuazione,
avanti e indietro per la stanza. Non riuscivo
a stare fermo, sentivo i colpi dei mortai esplodere alle
mie spalle, vedevo attorno a me edifici sventrati, furgoni
scoperti che sbandavano pericolosamente.
Di notte non dormivo per gli incubi ricorrenti. Mi
ero beccato un virus sconosciuto e avevo lo stomaco
sottosopra, come se fosse stato marinato nella candeggina.
Dopo un po' mi torn l'udito, senza ragione apparente,
cos come prima era sparito. Non mi dispiaceva
essere sordo, e ufficialmente lo rimasi per altre due
settimane. Non fingevo per cattiveria: avevo solo bisogno
di ancora un po' di tempo, dovevo rimettermi in
forze per riuscire ad affrontare il bombardamento di
parole che mi sarebbe piombato addosso.
Riprendere gli studi era fuori questione; il secondo
semestre era gi perso. Pap insisteva che tornassi a casa,
voleva prendersi cura di me, diceva. Alla fine dissi
di s. Mi  sempre piaciuta l'isola d'inverno, la spiaggia
deserta sembrava un paesaggio lunare di pietre e crateri.
Pap era cos arrabbiato per quello che m'era successo,
che voleva denunciare la Chiesa cattolica nonch
i governi degli Stati Uniti e del Salvador.
Zio Tom aveva mire pi modeste: mi aspettava al
varco.
Un giorno che eravamo soli io e lui vicino alla piccionaia,
di colpo mi venne vicino e mi fischi nell'orecchio
per confermare la sua teoria che ero un impostore.
Ges, zio Tom... esclamai coprendomi l'orecchio.
Lo sapevo, bastardo d'un imbroglione. Non ho
mai pensato che tu facessi la vittima apposta, ma stavolta
la stavi sparando davvero troppo grossa.
Non  cos, zio. Le mie spalle spiovevano come in
una Y capovolta.
No, certo, se lo dici tu. Senti, Noodle, solo certe
persone riescono in quello che tu volevi fare, e tu non
sei tra quelle. Dio sa che ci hai provato, e questo  gi
qualcosa. Ma  inutile... Bisogna dire le cose come
stanno: tu sei un mollaccione. L'ho sempre saputo che
non avresti combinato granch. Quando avevi sei anni,
una volta sei scoppiato a piangere in giardino e mi
hai supplicato di non uccidere gli insetti delle patate.
Non gliene importa niente a nessuno di quegli insetti!
O meglio, a nessuno tranne che a te. Capisci cosa voglio
dire?.
Appoggiato a un vaso di pietra, infreddolito, con il
vento che sibilava attraverso i jeans strappati, giocherellavo
a testa china con una biro, toglievo e rimettevo
il cappuccio.
Piantala di gingillarti come un bambino. Ehi, mi
stai ascoltando? Hai sentito cosa ti ho detto?.
S.
Ma riesci anche a capire?.
S.
Bene, e cos'hai capito?.
Che forse sto cercando di trasformare il mondo in
un posto pi sicuro per gli insetti delle patate.
Smettila di fare il saputello:  proprio perch sei
saccente che ti sei cacciato nei casini. Adesso vieni
dentro, se non vuoi morire di freddo. E finiscila di
pensare sempre e solo a te stesso e ai tuoi problemi.
Vengo tra un minuto. Restai l a guardarlo mentre
si avviava verso casa, facendo scorrere il dito lungo
il bordo ruvido del vaso.
Continuavo a pensare al bambino nel Salvador, quello
che il medico francese aveva resuscitato. Non riuscivo
a togliermelo dalla testa. E pensavo al medico: volevo
imparare il suo linguaggio, assorbirne la magia.
La mia avrebbe dovuto essere una decisione seria, il
mio modo di sentirmi utile, il mio primo importante
passo sulla strada della maturit; invece era solo una
grande illusione, un pio desiderio.
C' qualcuno che riesce a prendere una decisione
sensata? Le storie che raccontiamo agli altri corrispondono
mai a quelle che raccontiamo a noi stessi?
Come potevo dire a pap o allo zio o a chicchessia
che cosa avevo in mente? La verit  che sognavo di fare
una magia alla Fantastico Flanagan.
Come potevo ammettere, persino a me stesso, che
volevo diventare medico per estrarre l'ultimo coniglio
dal cilindro e richiamare in vita mio fratello?
...
.
...
CAPITOLO 30.
...
.
...
Io non sono coraggioso, per sono intelligente -
sempre che i risultati accademici abbiano un valore,
cosa che sia pap che lo zio escludevano. Per fortuna il
coraggio non  un prerequisito per iscriversi a Medicina.
Durante gli studi, l'immagine del medico francese
rimase sempre viva dentro di me come fonte di ispirazione.
Era la primavera del 1991 e stavo per concludere la
specializzazione in Oncologia pediatrica, l'ultima cosa
che Collie avrebbe scelto da ragazzo - lui avrebbe fatto
Ginecologia -, ma che sarebbe stata il fiore all'occhiello della mia splendida maturit.
Gli studi andavano bene. Avevo deciso di iscrivermi
a Harvard, nonostante la netta opposizione di zio
Tom. Ogni giorno della mia vita mi erano stati ricordati
i miei privilegi - Hai avuto in dono il mondo intero,
Collie era il ritornello preferito da tutti. E quando dico
tutti, intendo proprio tutti, tranne pap e zio Tom, assolutamente
indifferenti all'opinione degli altri, e anche
il Falco, che considerava il mondo come una cosa
sua e non vedeva ragione di fingere diversamente.
Grato e serio, ecco come chiunque altro pretendeva
che apparissi. Con qualche piccolo ritocco alla mia immagine,
la cosa mi riusc: il mondo e io avevamo fatto
pace. La zoppia non era un problema, anzi: girare con
il bastone rafforzava la sincerit del mio pentimento.
Persino il Falco, pur non essendosi fino in fondo rappacificato
con la mia decisione di diventare medico -
potevo dirgli che volevo diventare una cimice che era
lo stesso - non disdegnava il mio nuovo status di stella
nascente di Harvard.
La rivista Boston mi elesse miglior partito della
citt, nonch uno dei migliori partiti al mondo; mica
male, se ci pensate. Pubblic anche una foto, inviata
da qualche fonte anonima, dove mi si vedeva a una festa
in ospedale, con i capelli cos ricci e neri che sembrava
avessi in testa un barboncino. Mi ritrovai a guardare
quella foto da tutte le angolazioni, al contrario,
di sghembo, e ogni volta vedevo qualcosa di diverso -
ero diventato il mio stesso test di Rorschach.
Riesci a vederla la scimmia? chiesi scherzando al
nonno passandogli la foto dall'altra parte del tavolo.
Ogni volta che apri bocca rispose lui a malapena
alzando gli occhi.
Bum! Le conversazioni con il nonno erano sempre
dei labirinti dalle porte sbarrate.
Mi ero ripromesso di andarlo a trovare due volte al
mese. Anche se aveva passato gli ottanta non riuscivi a
dargli un'et e continuava a lavorare senza nessuna intenzione
di smettere. Tranne quando andavo a trovarlo
o per qualche occasionale ricevimento, il nonno
mangiava sempre da solo, con Cromwell al suo fianco
che aspettava il dessert.
Bello e bravo!. Pap era venuto a adularmi intercettandomi
in ospedale durante il mio giro di visite.
S, okay... che cosa vuoi, pap?.
Eccolo qua, Collie Flanagan, il migliore dei dottori....
Insofferente - avevo tante cose importanti da fare -,
misi mano al portafoglio e ne estrassi con aria sprezzante
le banconote. E a quel punto sentii una botta
sulla nuca.
Tienitelo, lo sporco denaro dei Lowell!. Pap
puzzava di whisky.
Cristo, pap!. Mi stava per piombare addosso come
uno sciame di api inferocite un'invettiva antiwASP.
Tu credi che sia qui per i soldi e mi tratti come una
merdaccia? Proprio tu, battista fottuto, metodista maledetto,
bastardo d'un presbiteriano....
Gli diedi tutto ci che avevo, persino le carte di credito,
nel vano tentativo di fermarlo prima che lanciasse
il solito insulto finale:
Gran baldracca d'un principino protestante....
Mi piegai per parare il colpo, ma in realt lo sciame
di api si stava allontanando; pap cominciava a gongolare
per il malloppo.
Posso tenermi la moneta per l'autobus? gli chiesi.
Ho la macchina dal carrozziere.
Ma, Ges, prendi il taxi mi disse con una certa tenerezza.
Mi restitu un venti, salvo ripensarci subito e
cambiarmelo con un pezzo da dieci.
Restai l a guardarlo mentre si allontanava barcollando
lungo il corridoio, salutando allegramente tutte
le infermiere di bell'aspetto - le donne bruttine invece
lo costernavano, le considerava un affronto personale.
A volte  una benedizione essere ciechi, diceva spesso.
Ma hai visto che grugno, quella? Perch Dio, nella
sua infinita saggezza, abbia creato simili mostri  un
segreto fra Lui e Satana. Devono aver fatto un patto
per un anticipo di pena in attesa del giudizio, e le donne
brutte sono una grossa componente di questa sanzione.
Lo vidi scomparire tra un eco di risate femminili e mi
avviai verso la stanza di una bimba di nove anni in fase
terminale con una strana sensazione di sollievo.
Dunque, la mia situazione potete immaginarla da
soli: ventotto anni, inaspettatamente rimesso a nuovo
dalla medicina, il Progetto Uomo visibilmente ben avviato
- a parte qualche intoppo qua e l, tutto sembrava
filare liscio. Avevo preso la decisione giusta, anche
se all'epoca non potevo saperlo. Mi sentivo abbastanza
bene; non ero forse vivo del tutto, per non ero morto,
non c'era pi l'oceano a inghiottirmi, n onde a
travolgere la mia barca.
Mi stavo convincendo che la vera catastrofe si abbatte
su di te una volta sola, dopodich sei libero per sempre.
Mi ero lasciato alle spalle la tragedia e le sue vischiose
conseguenze. Ero deciso ad arrendermi alle
convenzioni, a farmi soffocare dalla loro piacevole
morsa, fino a non sentire pi la necessit di respirare,
fino alla completa sottomissione.
Ero il dottor Collie Flanagan; la mia rispettabilit
era come una cintura per tener su i pantaloni. Ero di
una magnifica normalit - a parte la ricchezza e un
pizzico di orgoglio -, splendido e ordinario come un
prato senza erbacce.
...
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...
CAPITOLO 31.
...
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...
Mi guardai attorno e vidi che c'erano tutti: il paziente,
un ragazzo alto e magro; i genitori sconvolti - la
madre pallida e il padre corrucciato; lo specializzando,
e l'infermiera. L'infermiera aveva una calza smagliata
- me ne accorsi guardandole le gambe. Aveva le
caviglie grosse, Ges, come quelle di un cavallo da tiro,
avrebbe detto pap. Meglio non inciamparci contro
di notte, Collie, pensai.
Gary aveva diciassette anni e aveva avuto una recidiva
della leucemia dopo un lungo periodo di remissione.
Erano le sette del mattino. Il suo medico curante
era a casa malato e io lo vedevo per la prima volta. Mi
trovavo nel reparto di chirurgia perch all'oncologico
mancavano i letti, e un po' mi infastidiva trovarmi in
un altro reparto.
Alla fine l'inchiesta ufficiale avrebbe parlato della
concomitanza di tanti, piccoli fattori.
Quello topografico era il piccolo fattore numero uno.
Io ero nuovo l al St. Agnes-Marie Hospital, e dovevo
ancora impadronirmi del protocollo.
Piccolo fattore numero due.
Esaminai attentamente la cartella clinica. Gary era
pronto per il primo ciclo di chemioterapia che prevedeva
una sequenza di iniezioni intraspinali di metotrexate,
citarabina e idrocortisone. Pi tardi, nella stessa
giornata, era in programma una flebo di vincristina.
Io ero abituato al protocollo del mio vecchio reparto
oncologico, dove i farmaci da somministrare per via
endovenosa erano custoditi a parte per ragioni di sicurezza.
Non solo, avevano anche degli imballaggi differenti:
la vincristina, ad esempio, veniva riposta in una
doppia busta di plastica e avvolta in un telo. In altri reparti,
in questo in particolare, non erano altrettanto
meticolosi. Il regolamento interno non lo richiedeva -
piccolo fattore numero tre. Ovviamente non  che la
questione fosse in cima ai miei pensieri. Da qualche
parte nel mio inconscio, davo per scontato che le norme
di sicurezza sui farmaci fossero ovunque le stesse.
Comunque anche in oncologia controllavo sempre i
farmaci almeno due volte, il che dimostra quanto fossi
coscienzioso e responsabile. Per prima cosa controllavo
le etichette. Il desiderio di far bene, di migliorare
me stesso e di dimostrare la mia maturit era cos pressante
da togliermi quasi il respiro, come una stretta alla
gola.
Cos, quando l'infermiera port una busta di plastica
con le siringhe, per scrupolo controllai che ci fossero
tutte e tre. Ma non le tolsi dalla busta, anzi, non la
toccai nemmeno - piccolo fattore numero quattro.
L'infermiera non aveva esperienza di chemioterapia,
non conosceva i farmaci n la loro somministrazione,
cosa che non sarebbe mai successa nel mio vecchio
ospedale.
Piccolo fattore numero cinque.
Esaminai le siringhe attraverso la busta trasparente,
ne verificai il contenuto e l'etichetta. Ma c'era una
quarta siringa. Era nascosta sotto le altre tre.
Piccolo fattore numero sei.
Mi misi a chiacchierare di football con Gary. Era un
ragazzo sveglio, simpatico. Mi prendeva in giro perch
diceva che non sembravo un dottore, ma un surfista.
Scrollai le spalle, in fondo aveva ragione.
Come si  fatto male alla gamba? mi chiese.
Facendo eliski in Nepal. Quella storia l'avevo raccontata
cos tante volte che ormai ci credevo anch'io.
Ridevamo e scherzavamo. Mi piaceva, faceva da contrappeso
alla gravit della situazione clinica.
Dacch avevo iniziato a studiare Medicina era pi
forte di me: se si creavano situazioni divertenti - e
scherzare con Gary lo era-, non mi facevo pregare. Mi
piaceva questa specie di gioco a rincorrersi, come il cane
con il gatto.
Perch non ho estratto personalmente le siringhe
dalla busta per il controllo? Forse perch mi stavo divertendo
troppo?
Fu lo specializzando a tirar fuori le siringhe e a riporle
tutte e quattro sul vassoio. Piccolo fattore numero
sette. D'altra parte, perch non avrebbe dovuto farlo?
Prima mi aveva visto approvare il contenuto, e io
ero famoso per il mio rigore. Avevo una tale fiducia
nelle mie capacit che la comunicavo anche agli altri.
Avevo un'ottima reputazione. Non facevo pi cazzate
come da giovane, quella era acqua passata.
Mi sedetti e diedi inizio alla procedura. Adesso il
vassoio era all'altezza della mia spalla, e io non lo stavo
guardando, non potevo accorgermi che c'era una siringa
di troppo. Adesso sono otto i piccoli fattori.
In quel momento, in corridoio suon l'allarme antincendio.
Gary e sua madre si voltarono preoccupati
verso la porta. Fui leggermente distratto dal rumore e
focalizzai la mia attenzione su Gary per accertarmi che
restasse assolutamente immobile. Piccoli fattori nove e
dieci.
L'infermiera mi pass le siringhe, una alla volta e,
uno alla volta, io iniettai il metotrexate, la citarabina e
l'idrocortisone, e infine l'ultimo farmaco.
Fu in quel momento che lo uccisi.
Lo capii nell'istante in cui estrassi la siringa. La
quarta siringa. Perch me ne accorsi un istante dopo,
e non un istante prima? Guardai la siringa. L'etichetta
era chiara: vincristina, scritto a caratteri neri.
Cercai immediatamente di praticare un lavaggio
della via di perfusione del sistema nervoso centrale,
ma un'iniezione intraspinale di vincristina  letale. Di
sicuro lo fu per Gary.
Ci mise tre giorni a morire. Di essi non ricordo pi
niente.
Un'inchiesta mi scagion. A sostegno della mia innocenza
furono portate la mia grande competenza,
l'impeccabile formazione, le ottime credenziali, la reputazione
accademica, la fama di professionista scrupoloso,
nonch la congiura di una serie di circostanze.
Per l'ospedale il caso era chiuso.
I genitori di Gary accettarono eroicamente quella
decisione. In seguito scoprii che sia loro che l'ospedale
avevano accettato una grossa somma di denaro dal Falco.
...
.
...
CAPITOLO 32.
...
.
...
I familiari di Gary non erano ricchi. Era gente parsimoniosa,
che lavorava sodo. Portavano vestiti da grande
magazzino, di quelli lava-e-indossa. Io invece avevo
sbagliato tutto: il completo, le scarpe, la camicia, la
cravatta. Non ci sarei dovuto andare. Cosa m'era saltato
in testa di presentarmi al funerale vestito a quel modo
e con le scarpe tirate a lucido?
Entrai in chiesa, intinsi le dita nell'acqua santa e mi
feci il segno della croce. Mentre mi inchinavo, sentii
un gemito, lungo e sommesso; dai primi banchi, il padre
di Gary si gir guardandosi attorno. Ges! si lasci
scappare, mentre sua moglie, nel vedermi, scoppiava
in singhiozzi.
Piangevano, piangevano tutti, la chiesa ondeggiava, e
a ogni mio passo il pianto cresceva sempre pi forte
fino a diventare un unico straziante lamento senza fine.
Quando era morto Mambo, pap mi raccont che
Bachelor aveva ululato ogni notte per intere settimane.
Una volta lo sentii anch'io, quel suono triste, modulato,
che echeggiava in tutta la casa. Ascoltarlo fu
come morire e rinascere al tempo stesso.
L'hai sentito, vero? mi chiese zio Tom la mattina
dopo. E adesso vieni a dirmi che Dio non esiste!.
Assistetti alla sepoltura di Gary in disparte, all'ombra
di una vecchia quercia, poi mi recai alla grotta dov'era
morto Bingo. Da allora non c'ero mai tornato.
Mi sedetti tra i massi, al buio, ascoltavo il fragore della
cascata. Era l'inizio di primavera e faceva freddo. Nulla
era cambiato - dall'apertura in alto filtrava l'ultima
luce del giorno. Nulla era cambiato... gli spruzzi della
cascata bagnavano come pioggerellina la roccia ricoperta
di muschio, l'acqua nera e scintillante turbinava
sempre sotto il cielo stellato, e neri uccelli mi volteggiavano
sopra. Nulla cambia.
Ovunque guardassi, dentro e fuori di me, ovunque
fossi, tra la folla o da solo, io lo vedevo. Lo vedevo nei
musi familiari dei cani, nelle ombre degli uccelli al
crepuscolo, negli occhi di chi rispondeva al mio sguardo.
Anche adesso, dopo tanti anni, lo rivedo dietro
ogni albero. Si nasconde, mi segue, io mi giro, ed eccolo
l, sempre, che trattiene il respiro in attesa di un
mio cenno, di un mio s, eccolo l, eccolo l, eccolo l.
Era morto da quasi nove anni, e nel profondo del cuore
sentivo qualche volta una fitta terribile, acuta. Mi ossessionava
l'idea che non mi mancasse pi come un tempo,
anche se mi mancava ancora, eccome se mi mancava.
Accesi una candela che avevo preso in chiesa, e restai
al buio a guardare la fiammella tremolante e la cera che
si scioglieva colandomi sulle dita e le dita che sembravano
candele. A poco a poco la fiammella si spense e mi
lasci al buio - e allora seppi, come avevo sempre saputo,
che Bingo si sarebbe tuffato per salvarmi.
Avevo una casa a Boston, ma non me la sentivo di
tornarci. Appena varcata la soglia mi sarei trovato faccia
a faccia con me stesso: l dentro, appese alle pareti,
stipate negli armadi, c'erano tutte le mie cose, tutte le
mie scelte, tutta quanta la mia vita.
Andai a Cassowary. Arrivai che era notte fonda.
Cromwell si mise ad abbaiare in cima alla scala, ma appena
mi riconobbe scodinzol e mi omaggi di un saluto
bavoso. Nella camera del nonno la luce si accese e
subito si spense; aveva capito che ero io.
Il giorno seguente, ancora intontito dai sedativi,
sentii un trambusto fuori dalla mia stanza, voci concitate,
tra cui quella di pap. Era furibondo. Vidi la mia
porta aprirsi e chiudersi di colpo, poi aprirsi di nuovo,
di uno spiraglio, bloccata dalla grossa caloscia di pap.
Cosa crede di fare? diceva Ingrid che cercava di
non lasciarlo entrare.
Sollevai la testa dal cuscino, mi appoggiai ai gomiti,
e vidi la sua spalla incastrata a mo' di cuneo nell'apertura
della porta.
Sono venuto a prendere mio figlio!.
Be', prima dovr riferire a suo nonno....
Col cazzo! url pap spingendo forte contro la
porta.
Pap! dissi mentre mi piombava sul letto. Cosa
stai facendo?.
Mi afferr per un braccio. Forza, Collie, tu adesso
vieni con me.
Ascoltami, Collie, tuo nonno vorr sicuramente
parlarti prima che te ne vada mi implor Ingrid.
Siamo preoccupati per te.
Suo nonno non c'entra proprio niente! Collie  mio
figlio. Peregrine Lowell non ha voce in capitolo su di lui.
Nemmeno io, evidentemente. A nessuno sembrava
venire in mente che io non ero pi un bambino.
Ma pap.... Tentavo di riprendere lucidit, di
scrollarmi di dosso i postumi del troppo Valium.
Collie  sfinito. Lo lasci riposare qui almeno per
un giorno... Per amor del Cielo, Charlie, sia ragionevole!
sbott Ingrid quando cap che supplicare non
serviva a niente.
Ma pap non l'ascoltava, la sua feroce indifferenza
aveva un che di criminale - con un pompelmo a portata
di mano glielo avrebbe spremuto in faccia. Mi tir
via le coperte, le gett sul pavimento, e mi mise in piedi:
eccomi l, una figura patetica, in pigiama e a piedi
nudi. Quindi mi diede il bastone e mi gett il suo impermeabile
sulle spalle.
Che diamine.... Il Falco apparve sulla porta della
sua camera - gi vestito di tutto punto per un volo per
Vancouver - e ci sbarr la strada.
Levati di mezzo, Perry! disse pap stringendomi
pi forte il gomito.
Cosa sta succedendo? chiese il Falco.
Chiamate la polizia! grid qualcuno.
No, perch chiamare la polizia? feci io.
Collie, tu non vai da nessuna parte disse il Falco
afferrandomi il braccio.
Levagli di dosso quelle tue mani schifose!. Pap
mi tir dalla sua parte.
Il Falco si ritrasse di colpo, il mio bastone cadde a
terra. Mi sembrava di essere la portata principale di un
banchetto di sciacalli.
Pazzo ubriacone! Cosa credi di fare? tuon il Falco.
Lui e pap mi strattonavano a turno verso di loro.
Calmatevi, tutto questo  folle. Lasciatemi solo riflettere
un momento. Non c'era modo di farmi ascoltare.
Lui  mio figlio! Lascialo andare! url pap. Poi,
con una mossa decisa mi tir indietro, mentre lui nella
foga finiva addosso al Falco, costringendo quest'ultimo
a indietreggiare di alcuni passi. Per tenersi in equilibrio
pap si aggrapp al braccio del nonno. Il brusio
angosciato della servit echeggiava in tutto l'universo.
Corri, Collie, corri! grid pap. Corri gi per le
scale, io ti seguo!.
Ges! esclamai sbalordito. Guardavo il Falco che
barcollava ancora all'indietro, senza capacitarsi del
tutto e coprendosi furibondo il volto con le mani.
Be', guarda cos'ho qui mi disse ridacchiando pap
quando ci ritrovammo fuori al sole. E mi mostr l'antico
fermasoldi del nonno, con parecchi bigliettoni.
Gli hai rubato di tasca!. Non potevo crederci.
No, solo una piccola magia, un piccolo gioco di prestigio.
Avrei dovuto farlo anni fa. Appena sposati io e tua
madre stavamo a casa sua, e lui lasciava sempre in giro
un sacco di soldi sperando che io li rubassi; cos avrei
confermato i suoi sospetti sul mio conto. Ma io l'ho fregato:
mi sono soffiato il naso nella sua vestaglia.
Pap, ma questo  un furto....
Che diavolo dici? Questo denaro me lo sono guadagnato
fino all'ultimo centesimo. Dio mio, Collie, si
tratta solo di soldi, cerca di vedere la cosa nella giusta
prospettiva mi ammon mentre scendevamo la scala
esterna. Pensi che adesso non ci dar pi l'assegno
mensile? mi chiese.
Pap! Tu l'hai umiliato davanti a tutti i suoi dipendenti,
lo hai derubato! Il Falco! Secondo te come reagisce?.
Collie, a perdere la speranza si fa peccato disse in
tono solenne. E comunque una leggera umiliazione
non ha mai fatto male a nessuno. Prima di morire tuo
nonno mi ringrazier di questo, te lo garantisco io.
Non si deve essere superbi, Collie. C' forse un peccato
pi grande della superbia? No, per come la vedo io.
Ci incamminammo lungo il vialetto; ma perch diavolo
gli stavo andando dietro? Il taxista in attesa rest
sbigottito nel vedermi in pigiama e parve esitare. Si
mise a tamburellare con le dita sul volante, a picchiettare
nervosamente i piedi: temeva di essere stato coinvolto
in un sequestro di persona.
Non so bene... - deglut -  una cosa lecita?.
Santo Cielo, amico, lui  mio figlio rispose pap
salendo dalla parte del passeggero. Non  mica evaso
dalla prigione.
 tutto a posto lo rassicurai prendendo posto dietro.
Se lo dite voi.... Scosse la testa con aria rassegnata.
Bene, adesso ci porta al traghetto, sale anche lei
con noi e poi ci accompagna a casa. La tariffa non importa,
non badiamo a spese. E stia tranquillo, aggiunse
in tono confidenziale, sventolando alcuni pezzi di
grosso taglio del suo bottino le dar anche una bella
mancia.
Seduto sul sedile davanti, pap continuava a chiacchierare
e illustrava al sempre pi compromesso taxista
il suo piano per portarmi all'estero il giorno dopo.
Tu hai un che di aristocratico, Collie. Solo un tocco,
bada bene, non  certo il caso di affilare la ghigliottina,
per sei un tantino altezzoso, facile agli attacchi
nervosi, come diceva mia zia Margaret. Lei credeva
fermamente nel potere terapeutico delle spiagge per i
tipi come te.
E quando col matrimonio mi sono congiunto con
i Lowell, una famiglia con la tara genetica degli attacchi
nervosi, ho capito che la zia aveva ragione. La
spiaggia riusciva a calmare tua madre - certo, non
tanto, ma se non ci fosse stata la spiaggia lei sarebbe
schizzata via nella stratosfera, come un aquilone impazzito.
Una manciata di sabbia  l'unico antibiotico
per gli ereditieri. Io e te ce ne torniamo a casa, in Irlanda
- e l s che ci sono le spiagge! Poi passeremo
l'estate insieme a Tom, ed entro l'autunno sarai in
forma smagliante.
Presi un lungo periodo di aspettativa.
Per mesi, l'ultima parola che dicevo a me stesso
ogni sera e la prima a cui pensavo la mattina era vincristina.
Non credo che mi liberer mai dal tormento di questa parola.
E nella mia mente perseverai nella pratica brutale di cospargere i morti di calce viva.
...
.
...
CAPITOLO 33.
...
.
...
L'Irlanda  uno strano Paese per chi  in cerca di pace,
di tranquillit, o anche di una ragione per vivere. La
sua gente  piuttosto polemica, la mia pazienza era dunque
messa costantemente alla prova e ogni volta scoprivo
di non averne a sufficienza. In pratica mi sentii a casa
appena toccai suolo all'aeroporto di Shannon.
Nel Nord della Contea di Clare la campagna era
spettacolare, selvaggia e solitaria. Stavamo da zia Brigid,
l dove erano cresciuti pap e zio Tom, in un vecchio
cottage un po' malandato, coi bianchi muri esterni
scrostati, il tetto di paglia, la porta d'ingresso celeste.
Era situato in cima a un ventoso promontorio a
picco sull'oceano - da l si vedevano il Burren, le Scogliere
di Moher e le isole Aran.
A una ventina di minuti c'erano due piccoli villaggi
abitati soprattutto da vecchi scapoli e da contadini indecifrabili
che sembravano o dei ritardati dal sorriso
sdentato oppure dei gentiluomini in stivali di gomma,
bizzarramente raffinati.
Nei pressi c'erano altri cottage, ma raramente mi capitava
di vedere in faccia qualcuno. Per me l'Irlanda
rester un Paese di tendine che si muovono, di vicini
appostati nell'ombra a spiare, a lanciare occhiate furtive
tra mussole e merletti, quando ogni mattina facevo
la mia lunga solitaria passeggiata. Tutta quella vivace
misantropia era un sollievo per me - non ero costretto
a fare amicizia, a socializzare, a dover chiacchierare
con persone sconosciute.
La gente del posto mi guardava con un misto di
diffidenza e di antipatia. Tutti conoscevano l'aggressivo
protestantesimo del Falco e una volta l'IRA aveva
minacciato di mettere una bomba nel suo ufficio di
Londra. Pap invece per fare cento metri ci metteva
due ore, perch si fermava a parlare con tutti.
Tuo padre parlerebbe anche con i muri disse zia
Brigid osservandolo mentre discuteva e gesticolava
animatamente con dei vecchi conoscenti, riprendendo
il discorso da dove lo aveva lasciato quando era partito,
decenni prima.
Peccato non sia venuto anche lo zio. Sostiene che
non gli interessa rivedere l'Irlanda; chiss perch,
poi dissi un giorno a zia Brigid mentre la contemplavo
che stendeva il bucato.
Oh, be',  presto detto rispose lei senza interrompere
il lavoro. Qui non  per niente ben visto, dopo il
fatto di Ellen O'Connor. Abitava qui accanto, era un
tipo davvero particolare. Pensa che aveva tentato di
suicidarsi almeno una ventina di volte... Oh!.... Era
diventata paonazza e si era tappata la bocca con una
mano.
Tranquilla, zia, continua pure la rassicurai. Ormai
 passato tanto tempo. Credo di aver superato il
problema.
Be', nel suo caso era difficile prenderla sul serio.
Dopo un po' cominciammo a vedere i suoi mancati
suicidi come un suo vezzo, una specie di abitudine, come
farsi la permanente o lavare la macchina. Non
voleva morire per davvero, voleva solo attirare l'attenzione.
Quella donna, secondo la zia, ingoiava le pillole basandosi
sempre sull'orario di rientro del marito. La
puntualit era un chiodo fisso di quell'uomo. Da trentanni
tornava a casa ogni giorno alle cinque e venti
spaccate. Lei si vestiva di tutto punto, si pettinava,
prendeva le pillole, e le mandava gi una alla volta,
tranquillamente, sapendo che lui sarebbe arrivato in
tempo per portarla all'ospedale.
Ma una sera, alle cinque e un quarto, suo marito
aveva incrociato zio Tom che, per ben due ore, lo trattenne
a parlare sul vialetto davanti a casa.
Il rigor mortis era gi iniziato quando la trov nella
camera da letto.
Era morta! E lo zio? Cosa fece?.
Oh be', l'aveva sempre detestata.
Perch?.
Be', lo conosci Tom. Lei era un donnone e lui le
diceva sempre che si doveva vergognare di se stessa.
Ogni mattina, quando lei provava a infilarsi dietro il
volante della sua macchinina, lui usciva fuori e stava l
a guardarla, sorseggiando il caff, e gliene diceva di
tutti i colori. Le diceva che avere una Mini Minor era il
colmo della vanit, come se una con il quarantaquattro
di scarpe volesse infilare il piede in un trentacinque.
Mangio soltanto insalata! urlava lei e lui ribatteva:
Be', vuol dire che ne mangi come una mucca.
Capisco. A volte pensavo che se fossi morto durante
una sfuriata di pap o dello zio, quelli nemmeno
se ne sarebbero accorti e sarebbero andati avanti a
parlare.
Gi, una cosa terribile. Ma lui ripeteva che sentiva
male agli occhi ogni volta che vedeva quella donna, e
forse c'era del vero. Io non l'avevo mai sentito lamentarsi
per il mal di testa, e invece quell'estate ne soffriva
sempre, perci, considerate le circostanze, non  che
gli si possano dare tutti i torti.
Collie, vieni qui!.
Mi girai. Era pap che mi invitava a raggiungerlo dal
vicino. Sorridendo, gli feci cenno di no con la mano.
Poi mi alzai per andare a fare la mia camminata. Camminare
era l'unica cosa che facevo, l'unica cosa che mi
piacesse fare, camminare senza pensare a ci che era
sempre nei miei pensieri.
Quelle meravigliose mucche dalla pelle vellutata
erano le uniche amiche che mi sono fatto in Irlanda.
Per anche loro sembravano diffidenti, e quando passavo
mi fissavano, seguivano ogni mio passo, sospettose
pi che curiose, irlandesi al cento per cento. A volte
immaginavo che bisbigliassero tra loro: Rieccolo, lo
straniero musone, preciso come un orologio.
Una volta camminai per sette ore; alla fine anche il
mio bastone era stanco e la gamba malata mi martellava
per il dolore. Con gli stivali di gomma fino al ginocchio,
vagai per le lande rocciose e desolate del Burren
senza incontrare anima viva, nonostante zia Brigid si
lamentasse che la zona era diventata una specie di zoo,
con tutti quei turisti americani.
Grigio e verde, deserto come un pianeta abbandonato,
il Burren era cos sconfinato che era difficile calcolare
le distanze, e anche i posti pi lontani sembravano
a portata di mano. L'aria era fresca e pioveva
quasi ogni giorno, una pioggerellina leggera e impalpabile
che per ti bagnava fin dentro le ossa, ti metteva
sempre un po' di freddo addosso.
Alla fine mi sentivo sempre un po' di febbre, e a casa
tentavo di scaldarmi davanti al caminetto. La febbre
e i brividi mi piacevano - banali malesseri su cui concentrare
tutta la mia attenzione.
Ma non ero completamente solo, c'erano sempre
dei cani che mi seguivano, dei randagi tutti ossa, vispi
e scattanti, liberi di correre per la campagna. In particolare
un bastardino che chiamai Jack mi veniva dietro
quasi ogni giorno. Una volta salt fuori da un campo
con i resti di un gatto con la bocca spalancata in un
ringhio.
Per quelli del paese vicino i miei capelli lunghi e ricci
e la mia camicia bianca erano segni di devianza. I
branchi di bulletti agli angoli di strada mi squadravano,
mi ringhiavano contro; col cranio rasato e le tute
da lavoro puzzolenti, la sigaretta in bocca, la dentatura
approssimativa e l'ostilit disegnata sulle labbra, mi
lanciavano occhiatacce da spellarmi vivo. Ringhiosi come
il gatto morto e scattanti come i cani randagi, sibilavano
fanculo qui, fanculo l e giocavano ad accartocciarsi
lattine di birra vuote sulla fronte.
A volte avrei preferito che me le suonassero e morta
l, tanto ero depresso.
Zia Brigid, che non riusciva a nascondere la sua preoccupazione
per il mio stato di salute mentale - era
molto discreta e non accennava mai alla mamma e a
Bing, n al Salvador e a Gary -, come rimedio escogit
un appuntamento con Mary Margaret Fanore, ex reginetta
di bellezza del villaggio.
Oh, non  solo bellissima, Collie... quella ragazza
sprizza talento da tutti i pori! E arrivata prima alla
sfida dei talenti!.
E cio?. Eravamo soli nella grande cucina. Zia
Brigid stirava e intingeva ogni tanto le dita in una bacinella
d'acqua per inumidire la biancheria. Il bucato
perfetto per lei era una cosa sacra.
Be'.... Si interruppe portandosi un dito alle labbra.
Credo sia molto snodata rispose riprendendo a
stirare la tovaglia in mezzo a una nuvoletta di vapore.
Tacque di nuovo, assorta nei suoi pensieri, ma si vedeva
che voleva dirmi qualcosa. Io stavo l in attesa,
senza guardarla.
Non  strano, Collie, che non sia tanto il dolore, e
nemmeno il senso della perdita, a distruggere una
persona? Vuoi sapere cos' invece? E il trauma, come
quello che ebbi per tua nonna. Aveva pi di ottant'anni
quando se la port via un cancro alla gola. La trovai
in bagno, distesa sul pavimento, morta per emorragia.
Una scena terribile, come puoi immaginare.
Cominci a piangere in silenzio. A perseguitarti
sono le immagini, Collie, le istantanee che ti porti
dentro la testa e che non sbiadiscono mai. Si riprese,
si tir via i capelli dalla fronte e se li sistem dietro le
orecchie. Perci voglio darti un consiglio, per quel
che pu valere. Si sporse in avanti sfiorandomi il ginocchio
con la mano. Mettile via tutte quelle immagini,
chiudile a chiave e, accada quel che accada, resisti
alla tentazione di andare a guardarle.
Non potendo evitare l'incontro con Mary Margaret
senza offendere la zia, acconsentii ad accompagnare
la ragazza dalla madre, che viveva in una delle isole
Aran. Zia Brigid le aveva chiesto di farmi da guida in
un giro dell'isola.
La prima cosa che scoprii nell'incontrare Mary Margaret
all'imbarco di Doolin fu che io e la zia non avevamo
la stessa idea di bellezza. Potrei metterla cos:
quando zia Brigid diceva bellissima, intendeva una persona
che compensa con la fronte la mancanza del
mento.
Quando mi presentai, lei quasi non ci fece caso.
Continuava a mordicchiarsi le labbra screpolate. Aveva
la pelle del viso secca e ruvida, come se l'avesse sfregata
con il detersivo. Nelle mani stringeva nervosamente
un sacchetto di tela con dentro un pacchettino.
 il compleanno della mamma spieg.
Oh, che bella cosa dissi offrendomi di portarle la
borsa.
Mmm, s... Scusami un momento, devo fare una telefonata.
Indic la cabina l accanto.
Fa' pure.
Mamma, sono io... S, mamma, siamo un po' in ritardo,
circa mezz'oretta. Parlava a voce alta.
Rest per un momento in ascolto, poi riprese con
tono sempre pi agitato; i suoi acuti raggiungevano i
gabbiani che volteggiavano nel cielo sopra di noi.
Mamma, ti prego, cerca di capire,  per la benzina,
stanno facendo rifornimento e non possiamo ancora
salire a bordo.... Tacque di nuovo, ma adesso tirava
su col naso, poi di colpo si mise a ululare: Mamma, ti
fidi di me? Ti fidi, mamma? Se non ho la tua fiducia,
cos'altro ho?.
Riattacc e ritorn piangendo verso di me, cercando
di asciugarsi i lacrimoni che le colavano gi per le
guance.
Tutto bene?. Era una domanda stupida, ma non
sapevo che dire. La gente attorno faceva finta di niente;
gli irlandesi sopportano egregiamente l'isteria.
S, sto bene. Mi puoi scusare ancora un attimo, per
favore?. I suoi modi erano stranamente formali.
Torn al telefono e richiam la madre.
Mamma, ho qui il regalo per il tuo compleanno, te
lo lascio sulla porta sul retro e me ne vado immediatamente.
Scosse la testa. No, non voglio entrare. Ti lascio
il regalo e le tue carte fuori dalla porta, far molta
attenzione, e me ne andr subito via.
Questa volta scoppi a piangere per davvero, e forte.
Mamma, se avessi idea di quello che ho passato....
La pioggerella stava diventando un diluvio torrenziale,
lei era in lacrime e io le misi un braccio sulle
spalle. A un certo punto comparve un barcone da pesca
arrugginito, il Vecchio Scoreggione. Guardai allibito
la gente che iniziava a salire a bordo.
Ma sarebbe il traghetto, questo?.
Stringendo la borsa, Margaret annu con la testa e
scoppi di nuovo a piangere.
Accompagnai Mary Margaret a casa di sua sorella;
le lasciai che singhiozzavano avvinghiate l'una all'altra.
Io andai a camminare sulla spiaggia deserta di Inisheer -
una domanda mi rimbombava in testa: chi 
che si fida di me?
Quando tornai, zia Brigid mi aspettava con la cena
pronta. Pap non si fece vedere.
Oh, Collie, non starci tanto a pensare mi disse
pi tardi la zia. Era seduta con una tazza di t sulla sedia
a dondolo davanti al caminetto, in grembo aveva
Dorothy, la sua gatta sovrappeso, che faceva le fusa.
Sar sicuramente a Dublino, in un hotel. Lo sai, no,
che a tuo padre piacciono tanto gli alberghi di lusso.
L'ha preso da mio padre, che ogni volta che era agitato
andava al Gresham Hotel. Quando tua zia Rosalie
annunci il suo fidanzamento, lui prese un'accetta e
fece a pezzi la rimessa. Poi spar per una settimana e
quando torn aveva un sacco di asciugamani cifrati.
Be', li usiamo ancora oggi.
Rise. La sua era la risata di chi la sa lunga, e la cosa
mi rassicur - entrambi preferivamo pensare che per
hotel si dovesse intendere albergo e non fosse invece
sinonimo di Guinness.
La sera dopo rientrai tardi da una gita a Galway e
trovai un bigliettino della zia sulla porta. Aveva telefonato
pap, voleva che lo raggiungessi a Dublino. Era al
Gresham Hotel e si sta divertendo molto, a quanto
pare, sottolineava a grandi lettere la zia, con molti
punti esclamativi seguiti da tre cerchi che dovevano essere
dei puntini di sospensione fuori misura. Cominciarono
le palpitazioni, nel codice Morse del mio cuore,
ogni battito significava allarme crescente.
Quando si tratta di pap, anche i segni di interpunzione
possono terrorizzarti.
Guidare per le stradine della campagna irlandese
non era esattamente la mia idea di divertimento, perci
a Lisdoonvarna presi la corriera alla volta di Dublino.
Era un viaggio di sei ore, con lunghe fermate a Ennis,
Shannon e Limerick. Oltre alla gente del posto,
tra i passeggeri c'era un gruppo di turisti americani su
di giri che subito si accaparrarono l'attenzione dell'autista,
impegnato nella sua migliore interpretazione
di Pat O'Brien. Buongiorno, ragazze! disse scappellandosi
davanti alla sua platea di tardone lusingate e
ammaliate.
Non smetteva di chiacchierare, parlava in un irlandese
cos esagerato da far arrossire i folletti del folclore
locale. Rispondeva alle domande, raccontava leggende
pittoresche, indicava i boschi delle fate, con
grande sollazzo del suo pubblico. Arrivati a Ennis, giusto
una trentina di chilometri dal cottage della zia, la
sua voce cominci a tradire una certa tensione, come
se il suo fascino irlandese sfregasse contro la carta vetrata
della sua natura pi vera; ma gli americani non ci
facevano caso, non si accorgevano che quello stava diventando
sempre pi nervoso. Quando a Shannon
mont su un gruppo schiamazzante di adolescenti
ubriachi, l'interesse dell'autista cambi definitivamente
direzione.
Altri quindici chilometri, e quelli si misero a protestare
perch volevano scendere a pisciare. Nel giro di
qualche istante inizi il delirio, con l'autista che urlava
oscenit, i ragazzini che ridevano e lo stuzzicavano,
mentre i turisti, ammutoliti da quell'improvvisa piega
degli eventi, si scambiavano sguardi preoccupati. A un
certo punto l'autista fu colpito sulla nuca da una lattina
di birra vuota e la corriera si ferm di colpo con
gran stridore di freni. Qualcuno fu scagliato nel corridoio,
a me atterr in grembo lo zaino, caduto dalla reticella.
Fuori, tutti quanti! Fuori! Se no vi ci butto io!.
L'autista era in piedi e agitava i pugni con aria minacciosa.
Non dir sul serio!. Uno degli americani provava
a discuterci - intanto gli indigeni radunavano tranquillamente
le loro cose e si preparavano a scendere.
Cerchi di essere ragionevole. Siamo nel bel mezzo
del nulla.
Oh,  fiato sprecato con quello l. E un gran bastardo,
fa sempre cos quando ha la luna storta. Lasciatelo
perdere disse agli americani una irlandese. Tra poco
passa un'altra corriera.
Noi forestieri osservammo increduli dal ciglio di
una remota strada di campagna l'autista che, col medio
alzato, ripartiva sgommando sulla ghiaia. Circa
un'ora dopo arriv finalmente la corriera successiva.
Il nuovo autista, che puzzava di stantio - doveva essere
la fragranza tipica dell'Irlanda rurale - non fingeva
nemmeno di essere gentile. Quando gli chiesi
quante fermate mancavano a Dublino, mi liquid con
un gesto della mano ringhiando: Seduto!.
Presi posto accanto a una donna che attacc a scuotere
la testa con gli occhi levati al cielo e cominci a inveire
contro l'autista. Solidarizzava con me alla maniera
irlandese, ovvero facendo scoppiare un gran casino.
Ah, questo qui  un mostro! Se sapesse! Picchia
sempre quella poveretta di sua moglie e anche i bambini.
Lei non dovrebbe lasciarsi trattare cos: ha pagato
regolarmente il biglietto e in pi  ospite del nostro
Paese!. Incresp le labbra e dondol il collo sottile e
rugoso. Che vergogna, bisognerebbe denunciarlo. Se
la gente avesse il coraggio di ribellarsi a tipi del genere,
allora s che il mondo sarebbe migliore. Lei non vorr
far finta di niente, spero! Ma forse in America la gente
 diversa e poi, dopo tutto, non sono affari miei.
And avanti cos per tutto il tempo. A met strada la
corriera rimase in panne e quello che doveva essere
un viaggio di sei ore si trasform in un calvario di dieci.
L'autista, un cerbero con la giacchetta di taglio militare,
si rifiut di darci qualsiasi informazione. Arrivati
a Limerick ero piuttosto indispettito dal ritardo accumulato;
la mia compagna di viaggio, fiutando vittoria,
insist perch andassi a parlare con il controllore
della stazione.
Lo incontrai subito. Mi avvicinai con fare cordiale,
senza dare l'impressione di volermi lamentare, tanto
avevo gi deciso di proseguire in taxi fino a Dublino -
a quel punto, mi sarei anche comprato una macchina.
Mi scusi....
Poche storie. Mi dica solo dov' diretto disse
quello con un gesto seccato.
A Dublino risposi. Sentii dentro di me un moto
di rabbia. Mi chiedevo se, quando ha un momento di
tempo, non potrebbe chiamarmi un taxi.
Si metta l e aspetti mi fece quello irritato indicando
una fila di sedie. Livido, mi fiondai nell'ufficio
reclami per protestare contro di lui e i due autisti. Ovviamente
mi presero subito per il solito americano
permaloso che pretende un trattamento particolare, e
mi odiarono all'istante.
S, be', terremo conto del suo reclamo mi disse la
responsabile, tirando su col naso, senza alzare gli occhi
dalle carte. Mentre mi giravo per andarmene la sentii
borbottare qualcosa come diaspora arrogante. Tornai
nella sala d'attesa e dopo qualche minuto vidi schizzar
fuori dall'ufficio il controllore incazzato come una
belva - ovviamente gli avevano subito spifferato tutto.
Mi piomb addosso e, puntandomi il dito contro, mi
url con vocetta stridula e nasale di chiedere scusa.
Ma cosa sta dicendo? Io dovrei chiedere scusa a
lei? feci incredulo.
Proprio cos!. E si mise a braccia conserte, in attesa.
Ma  ridicolo! Io le ho fatto semplicemente una
domanda e lei mi ha cacciato via. Ho tutti i diritti di reclamare!.
Oh, be', vogliate scusarmi se non ho lasciato perdere
tutto il resto per dedicarmi a Vostra Maest! Ero
impegnato con delle persone che avevano davvero bisogno
del mio aiuto. Ma ovviamente sono colpevole di
non aver prestato la giusta attenzione a una persona
importante quale voi dovete essere. Mi diede una
spintarella.
Chiedi scusa! Chiedi scusa! si mise a urlare fuori
dai gangheri.
Non credevo alle mie orecchie, gli guardavo i folti sopraccigli
e le spalle che parevano due mensole fatte apposta
per raccogliere la forfora. Era pi piccolo di me, e
mi stava addosso fissandomi dal basso verso l'alto. I suoi
occhi giallastri erano a pochi centimetri dai miei.
Chiedi scusa! Chiedi scusa!. La sua voce adesso
era un sibilo.
Ges! Presi in considerazione l'idea di dargli ragione
e chiedergli scusa, tanto per finirla l. Una parte di
me avrebbe chiesto mille volte scusa a tutto l'universo,
un'altra voleva riempire di botte il controllore. Invece,
con calma solo apparente, gli dissi che non avevo nessuna
intenzione di scusarmi, che poteva benissimo
scordarselo.
Bene! fece lui allargando le braccia con fare teatrale
e guardando attorno la folla accorsa per godersi
lo spettacolo. Adesso le chiamo un taxi, ma questa 
l'ultima volta in vita mia che chiamo un taxi per lei!.
La sua dichiarazione fu salutata da un forte applauso.
Un anziano con il berretto si fece avanti e disse:
Nessuno  cos perfetto da non dover chiedere scusa.
Crede forse che il suo bagaglio di lusso le dia diritto a
un trattamento speciale rispetto a noi della terza classe?.
Indic il mio zaino di cuoio.
Chiedere scusa? Io, chiedere scusa? sbottai ignorandolo,
rivolto al gruppo di spettatori che attorniavano
solidali il controllore e mi guardavano con una
smorfia di disprezzo. Perch? Che cosa ho fatto? Ditemi
che cosa ho fatto!.
Be', rispose una donna di mezza et con l'impermeabile
di plastica trasparente e il fazzoletto annodato
sotto il mento perch lo chiede a noi? Cosa c'entriamo
noi con questa storia? Chieda scusa ed  finita l;
lei lo sa di sicuro che cosa ha fatto.
...
.
...
CAPITOLO 34.
...
.
...
Passare tre settimane in Irlanda, dove sotto ogni pietra
c' un pub, era per pap come aver sempre attaccata
una flebo di Budweiser. Tra lui che era costantemente
ubriaco fradicio, zia Brigid che mi organizzava improbabili
incontri, e le prediche telefoniche di zio Tom, alla
fine decisi di tornare a casa prima del previsto.
Durante la traversata, sballottati di qua e di l da
una forte turbolenza, feci del mio meglio per evitare
che pap volasse via come un palloncino gonfio di liquore.
Quando atterrammo, era cos sbronzo e battagliero,
che si oppose all'invito di restare seduto mentre
un qualche VIP inglese veniva scortato fuori dall'aereo.
Giammai! tuon alzandosi e facendo per prendere
la borsa dal portabagagli.
Si sieda, per favore gli disse in tono calmo ma fermo
l'assistente di volo.
Si sieda lei! Col cavolo che sto qui ad aspettare come
un servo della gleba che qualche pasci di terz'ordine
venga accompagnato fuori in portantina!. Poi
volse lo sguardo sui passeggeri visibilmente sorpresi da
quella sua sfuriata. Che cosa vi succede, gente? Come
potete tollerare una simile assurdit da sistema feudale.
Siete tutti dei coloni devoti, per caso?.
Qualcuno gli diede ragione, al che la hostess, temendo
una sommossa, si precipit nella cabina di pilotaggio
a chiedere rinforzi.
Il mio primo istinto fu di provare a calmarlo, di
aspettare che gli passasse, ma poi il vederlo sbraitare
in piedi nel corridoio - pap non stava mai seduto
quando protestava -, be', mi inorgogl. Mi alzai, mi
buttai la borsa in spalla, e mi piazzai al suo fianco.
Di, andiamo gli dissi.
Molti altri si accodarono in direzione dell'uscita dove,
seppur controvoglia, ci lasciarono passare, con pap
che alzava in aria i pugni in segno di vittoria.
Allora, mi disse aprendo la portiera del taxi mentre
l'autista gli caricava il bagaglio immagino che andrai
da tuo nonno.
No, credo che star un po' a casa risposi salendo
dietro con la mia borsa mentre pap si sedeva come
sempre di fianco al taxista.
Eravamo tornati da un paio di giorni. Erano le undici
di sera di un giorno di met maggio, e io e lo zio ci
trovavamo nella punta pi a nord dell'isola. Cercavamo
di captare il suono a bassa frequenza del campo
magnetico terrestre.
Eccolo! Lo senti?.
Non sento niente, zio Tom.
Non mi sorprende, tu non sei capace di ascoltare -
ascoltare  un'arte, capisci, e tu quanto ad ascoltare sei
un imbrattatele, Noodle. Shh... zitto... mi ordin portandosi
all'orecchio la mano a coppa. Era seduto di
fianco a me sul sedile del passeggero - lui non guidava,
come del resto pap. Zio Tom non aveva mai preso
la patente, mentre a pap l'avevano ritirata molti anni
prima per guida in stato di ebbrezza. Lo vedo ancora
che si appisola al volante, con gli occhi ribaltati - io
avevo l'incarico di dargli un pizzicotto ogni volta che si
addormentava.
Chiaro come un diapason. Perfetto. Domattina lo
facciamo qui il primo lancio di addestramento disse.
Facciamo? Come sarebbe a dire?.
Mi serve il tuo aiuto se vogliamo prepararci per la
gara. Non abbiamo molto tempo, solo un mese, ma ho
la sensazione che la nostra sia una squadra di prim'ordine.
Zio Tom, non mi interessano i piccioni viaggiatori.
Si tratta dei soldi? E questo il problema? Vuoi fare
a met della vincita? Diecimila dollari, okay, non te ne
do met, ma un terzo del dieci per cento.
Ma fammi il piacere, non c'entrano i soldi.  solo
che non mi entusiasma l'idea di ammaestrare piccioni....
Oh, scusami, dimenticavo che sei il dottor Collie
Flanagan, le tue aspirazioni sono troppo elevate per dei
miseri piccioni. Per te o canarini, o niente, giusto? E come
quando da ragazzo non volevi aiutarmi a far l'orto,
perch per te contavano solo i fiori, te lo ricordi?.
Pi o meno.
E anche adesso sopra una patata ci pianteresti un
tulipano, vero?.
S, credo di s.
Be', allora ti dico una cosa che forse far piacere a
uno snob come te. Un tempo allevare piccioni era vietato
per legge ai comuni mortali, perch era un onore
riservato ai grandi e ai potenti. E ti dico un'altra cosa
che potrebbe lusingare la tua mente perspicace e la
tua fragile tempra: i piccioni viaggiatori si chiamano
pi propriamente colombi viaggiatori. Suona meglio
questo nome alle tue orecchie raffinate?.
Non mi importano tutte queste cose.  solo che
non riesco a infervorarmi per degli uccelli....
E che cosa invece riesce a suscitare il tuo interesse,
Noodle? Startene sempre a rimuginare? A deprimerti?
A fare il protagonista di drammoni immaginari?.
Ma Dio santo, Zio Tom, mi stimeresti di pi se me
ne fregassi di quello che ho fatto?  morto un ragazzo
per colpa mia! Cosa dovrei fare? Alzare gli occhi al cielo,dire: Cose che capitano, e lasciar perdere?.
Ehi, calmino! Per quel che ne so io, i morti non
circolano tra i vivi. Perch non ti dedichi ai folletti, allora?
Tu devi molto pi a me, che sono qui al tuo fianco,
in carne e ossa, che ai cari estinti. E, a proposito, visto
che siamo sull'argomento, ricordati che mi devi
moltissimo;  ora che cominci a ripagarmi di tutto
quello che ho fatto per te. Tu invece te ne stai l, a
strapparti i capelli per uno sconosciuto, e non dimostri
neanche un briciolo di gratitudine nei miei confronti.
Per al mio funerale verserai fiumi di lacrime e
farai approntare una bara di lusso, giusto?.
Non  cos semplice, zio. La mia negligenza  costata
la vita a un ragazzo di diciassette anni.
Certo,  molto triste. Ma perch peggiorare la situazione
rendendo la vita pi difficile a me?.
Lasciammo la carrozzabile e imboccammo la lunga
stradina verso casa. Brendan e Kerry, i due wolfhound
irlandesi - la razza preferita di pap e zio Tom, e l'unica
che mamma detestasse -, saltarono fuori dal buio.
Ci corsero incontro abbaiando e appoggiarono le
zampe anteriori sui finestrini lasciando dondolare il
testone sopra il tetto della macchina. Spensi il motore
e aprii la portiera.
Comunque, aggiunse lo zio dandomi un colpetto
sulla spalla basta adesso parlare di te. Sai, Collie, non
ci sei solo tu al mondo. Cerca di fare un buon sonno
stanotte, vengo a svegliarti alle cinque e mezzo. Dobbiamo
lanciare gli uccelli alle sette in punto.
Alle cinque del mattino, lo zio mi svegli come faceva
quand'ero piccolo: buttandomi un bicchiere di acqua
gelata sulla faccia.
Merda! urlai.
Ehi, ehi, bada a come parli, cavernicolo! mi url
pap dalla sua stanza.
Dove le hai imparate le parolacce? Alla Brown, oppure
a Harvard? mi chiese lo zio prima di dileguarsi
nel buio, coi suoi passi pesanti che rimbombavano sulle
scale.
Okay.  arrivato il momento di presentarti la squadra.
Vediamo cosa ne pensano loro di te. Lui  Francis,
l c' Patsy, poi Raymond, Joe e Martin. L in fondo
invece ci sono Kevin, Kieran, Thomas, Michael
e....
Lo so, Bobby Sands dissi sornione.
Ti senti molto furbo, vero? fece lui senza guardarmi.
Ho semplicemente riconosciuto i nomi di quelli
dello sciopero della fame.
Comunque, ricorda: non sarai mai abbastanza intelligente
da non aver niente da imparare da un piccione
-  una filosofia che mi ha sempre egregiamente
assistito. Pensaci, Noodle, ogni volta che ti compiaci
della tua sagacia.
E lui chi ? chiesi fermandomi davanti a un magnifico
uccello rosso, con le morbide piume luccicanti
nel primo sole del mattino.
Lui  il nostro campione. E davvero unico. L'ho
chiamato Bingo....
Oh, Bingo sarebbe contento, credo. Vero?.
Bah, ragiona, come faccio io a saperlo? sbott
spazientito. E comunque, che differenza fa?.
Be', nessuna, se la metti cos....
Dovevo dargli un nome per la gara, non c'entra
mio nipote. Ho ben altro per la testa che voi due babbei.
Se lo avessi chiamato Collie, avresti pensato che
fosse in tuo onore?.
No, ora non pi.
Difetti in sottigliezza, avresti bisogno di qualche lezione.
Nell'attesa smettila di trarre conclusioni banali brontol ancora seccato.
I piccioni provenivano da una variet importata dall'Olanda
anni prima e discendevano direttamente dal
famoso Micheal Collins, il leggendario piccione che
era tornato a casa zampettando dopo essersi spezzato
un'ala. Lo zio voleva partecipare alla Chilmark Classic,
la prestigiosa gara sugli ottocento chilometri da
Roque Bluffs, nel Maine, a Martha's Vineyard, e poich
ero l'unico che guidava la macchina e poteva trasportare
gli uccelli, mi aveva nominato suo vice. Mi present agli altri addestratori con il nome di Barney Fife, e poi di Harvard Barney, che sarebbe diventato il mio nome ufficiale nel giro.
...
NOTA: Barney Fife, personaggio della serie televisiva americana The Andy Grijfith Show,  un vicesceriffo pasticcione che nessuno prende sul serio ma che si crede un esperto in tutti i campi. FINE NOTA.
...
I miei prestigiosi studi universitari erano sempre occasione
per una buona risata tra i sodali di zio Tom.
Il mio compito principale consisteva essenzialmente
nel pulire la piccionaia due volte al giorno ascoltando
nel frattempo infinite lezioni su come prendersi cura
degli uccelli, come nutrirli e gestirli, oltre tutta una serie
di complicate dissertazioni sull'aerodinamica del volo.
Lo zio continuava con i soliti quiz che mi faceva da piccolo.
Come si chiama il piccione insignito della Croix de
Guerre francese per avere coraggiosamente compiuto
la sua missione presso l'Arma delle Trasmissioni americana
nonostante gli avessero sparato due volte? mi
chiese una mattina presto sorseggiando il caff mentre
io fregavo via la merda dal pavimento della piccionaia.
Cher Ami.
I piccioni sanno leggere?.
No.
Oh, ma davvero? Allora spiegami perch sanno distinguere
tutte le ventisei lettere dell'alfabeto.
Che ne so?.
La risposta  ovvia: per leggere i cartelli e qualche
volta un romanzo. Gli piacciono anche i limerick e i
manuali pratici.
Zio Tom stil un programma di addestramento di
ventotto giorni. Il primo giorno lanciammo in volo i
piccioni dalla punta pi estrema di Vineyard Haven.
Coprirono i trenta chilometri fino a casa in due ore
circa. Bingo fu il primo ad arrivare alla piccionaia, seguito
da Bobby e poi da Patsy. Dopo una settimana di
addestramento, inclusi due giorni liberi, riuscirono a
tornare in meno di trenta minuti.
Bobby, Patsy e Bingo erano sempre in testa.
Ne abbiamo tre di campioni! esult lo zio mentre
andavamo al largo con la barca a liberare gli uccelli
per un volo di sessanta chilometri.
Sono davvero magnifici, Tom osserv pap, che
si era unito a noi, con Patsy tra le mani a conchetta.
Collie mi ha detto che ti aspetti grandi cose da loro.
Sicuro. Questo  un gruppo straordinario, sono gli
uccelli migliori che abbia mai allevato.
A volte pap e lo zio avevano modi inspiegabilmente
formali tra loro. Con in mano Bingo, li ascoltavo parlare
del loro amore per gli uccelli e per tutti gli animali
- praticamente tubavano.
Seicento palpiti al minuto per ben sedici ore... le
loro ali arrivano fino a dieci battiti al secondo. Lo zio
snocciolava compiaciuto questi dati statistici e pap lo
ascoltava rapito.
Qual  il pi veloce? chiese pap.
Bingo risposi.
E qual  il suo miglior tempo?.
Centoquaranta chilometri all'ora... risposi sempre io.
Ehi, Noodle, smettila di interrompermi, dovevo
dirlo io. Sono io l'allenatore! protest lo zio.
Gli chiesi scusa mentre Bingo mi becchettava sulle nocche della mano.
Ti  d'aiuto Collie, non  vero, Tom? gli chiese pap.
No, per niente. Mi sembra sempre di parlare con
un novellino duro d'orecchio rispose lui con fastidio.
Be', Collie, mi pare ti stia divertendo a addestrare i piccioni concluse pap.
Non proprio. E lanciai in aria Bingo, che si libr
in volo seguito all'istante da Patsy e da Bobby. Cominciavano
tutti e tre il loro misterioso viaggio di ritorno verso casa.
...
.
...
CAPITOLO 35.
...
.
...
Era la mia prima visita a Cassowary dopo il viaggio in
Irlanda. Trovai il Falco nella scuderia intento a esaminare
un puledro nato durante la notte. Parve leggermente
sorpreso di vedermi. Mi diede una specie di abbraccio,
poi si ritrasse di qualche passo e mi guard
appoggiandosi alla porta del box.
Hai un bell'aspetto, Collie. Una bella camicia. Con
una bella camicia bianca non si sbaglia mai. Dove l'hai
presa? Da Brown Thomas?.
Come fai a saperlo?.
Ho un istinto infallibile per queste cose.
Cercai nella tasca posteriore. Il tuo fermasoldi
dissi imbarazzato. Mi dispiace per pap.
Siamo in due. E se l'infil nel taschino della giacca.
Allora, come l'hai trovato il nostro vecchio Paese?
Abbastanza stimolante e fascinoso?.
Risi. S, si potrebbe dire cos.
Spero che tu non nutra nessuna romantica fantasia
di andare a vivere l osserv con fare leggermente
preoccupato.
Oh no, non c' pericolo.
Adesso stai meglio, vero? mi chiese distogliendo
lo sguardo.
S, sto bene, nonno.
Ho saputo da Ingrid che ti sei messo ad allevare
piccioni con Tom Flanagan continu pi rilassato, le
braccia conserte e il capo reclinato di lato.
Gli sto solo dando una mano, niente di pi. Vuole
partecipare a una gara importante in programma tra
poco.
Potevi impiegare il tuo tempo anche peggio. Il piccione
viaggiatore  una creatura straordinaria.
Parli come zio Tom mi lasciai sfuggire.
S, be'... oh, santo Cielo! fece lui, colto per un attimo
alla sprovvista. Vieni a vedere l'ultimo nato della
famiglia e aprendo la porta del box mi fece cenno
di seguirlo.
Come si chiama? gli chiesi chinandomi sul puledrino
sauro.
Mr. Guppy rispose accarezzando il muso della madre;
poi prese di tasca una carota e gliela diede. Perch
non porti qui qualcuno dei tuoi piccioni, mi piacerebbe
vederli.
Va bene. Un giorno della settimana prossima ti
porto Bobby Sands, se riesco a non farmi vedere dallo
zio.
Bobby Sands? Naturalmente, come altro poteva
chiamarsi? Tua madre sarebbe contenta, non credi?
Povero signor Sands, so che amava gli uccelli. Oh be',
forse in paradiso ci sono anche gli uccelli - anzi, ci devono
essere. Che paradiso sarebbe senza gli uccelli?.
Mamma diceva lo stesso dei cani.
Davvero? Diceva cos? Non lo sapevo. Prese di tasca
un'altra carota e mi chiese: Ti fermi a cena?.
S grazie, volentieri.
Bene. Speriamo che dopo tre settimane in Irlanda
tu non abbia iniziato a mangiare i piselli con il coltello.
La mattina dopo mi svegliai presto. Era il giorno prima
della gara, e io e lo zio dovevamo andare nel Maine.
Pap, hai visto zio Tom? chiesi entrando nella sua
camera da letto, la stessa che aveva diviso con la mamma
per tanti anni.
Pap?.
Santo Cielo, Collie, dormivo come un sasso! Che
ore sono?. Anche se faceva caldo era sepolto sotto
una montagna di coperte.
Le sette. In camera sua non c'. L'ho cercato in
tutta la casa ma non riesco a trovarlo. Ho provato alla
piccionaia, ma non  nemmeno l....
Le sette? Ma cosa ti salta in mente? E ancora notte
fonda!. Si sfreg gli occhi, si batt il petto poi si sollev
sui gomiti. Dammi il tempo per riordinare le
idee.
Di, pap,  importante.... Si vedeva che stava
prendendo tempo, pregustando il casino che avrebbero
scatenato le sue parole.
Adesso mi ricordo... Temo di doverti dare una
brutta notizia. Dopo che te ne sei andato a letto  passato
di qui Swayze....
Oh no. No! No! Cristo!. A quella notizia mi accasciai
sulla poltrona pi vicina. Stai scherzando! Davvero
magnifico! Dovevamo partire per il Maine proprio
oggi....
Be', se la storia ci insegna qualcosa, nell'immediato
futuro Tom sar uccel di bosco.
Non riesco a crederci! sbottai alzandomi. La gara
 domani. Che idiota sono stato a lasciarmi coinvolgere!
Pensavo veramente che questa volta sarebbe stato
diverso. Presi a camminare avanti e indietro per la
stanza; non sapevo se essere triste o arrabbiato o tutte
e due le cose. E allo stesso tempo mi chiedevo perch
fossi cos turbato invece di provare sollievo; mi ero opposto
fin dall'inizio a quella gara, e adesso mi si era
aperta una via di fuga.
Calmati, Collie. Perch agitarsi tanto? Che ti succede?
Il panico non si addice a un uomo. Pap coglieva
ogni occasione per farmi la predica. Che cosa ti aspettavi?
Lo sai com' fatto tuo zio, no?. Si sistem i cuscini
intorno alla testa per mettersi comodo, a proprio
agio nel caos come su un letto di piume, chiaramente
divertito all'idea che il fratello se la fosse svignata. E
adesso, che cosa vuoi fare?.
Come sarebbe che cosa voglio fare? Che cosa posso
fare?  stata sua l'idea di lanciarsi in questo stupido
progetto! Posso solo sperare che si faccia vivo prima o
poi, fino a che siamo in tempo... Swayze abita sempre
a Chilmark?.
No, a Edgartown, sta a casa della sorella e del cognato....
Okay. Provo a vedere se lo trovo l... o forse mi sapranno
dire dove sono andati quei due. Cazzo....
Ti prego, Collie, niente parolacce! Te lo ripeto
sempre da quando eri piccolo: il turpiloquio fa di te
un uomo ordinario.
Io sono ordinario, pap.
Swayze giaceva svenuto sul divano della sorella. Per
un attimo riuscimmo a fargli riprendere un barlume
di lucidit.
L'ultima volta che ho visto tuo zio stava andando al
Victoria Park a dar da mangiare ai piccioni ci disse
con gli occhi a fessura.
Quando  stato? gli chiesi.
Non ne ho idea. E si afflosci come un abito vuoto.
Lo trovai nella sua solita posizione, disteso a faccia
in gi, con due piccioni appollaiati sulle spalle e un
terzo annidiato alla base della colonna vertebrale - un
vero monumento vivente. Gli uccelli volarono via a
malincuore quando mi avvicinai.
Zio Tom... lo chiamai stringendogli un braccio.
Svegliati... Zio Tom!.
Apr gli occhi e borbott qualcosa di incomprensibile.
Mi chinai su di lui, lo afferrai per le braccia e provai
a metterlo in piedi. Era un peso morto. Non ce la facevo
n a sollevarlo n a trascinarlo. Dopo un po' riuscii
a rianimarlo quel che bastava per farlo stare in posizione
verticale. Cingendolo per la vita, la sua schiena contro
il mio addome, i suoi piedi sopra ai miei, tentai di
raggiungere la macchina, avendo il mio bel da fare anche
con il bastone e la gamba zoppa.
A un tratto lui barcoll in avanti, e io a ruota; finimmo
a terra, con me sdraiato sopra di lui. Poi lo sforzo
per rimetterlo in piedi ci fece tonfare all'indietro -
questa volta era lui quello sopra.
Pesava una tonnellata; riuscivo a sentire i polmoni
che collassavano sotto la sua mole. Potrei restare qui
sotto per sempre, pensai per un attimo, sepolto sotto
una frana di alcol e di promesse mancate.
Alla fine riuscii a strisciare via; quindi lo afferrai per
le caviglie e lo trascinai fino alla macchina, dove un
buon samaritano mi aiut a issarlo sul sedile posteriore.
Pap!... Ehi, pap! chiamai dalla cucina. Era met
pomeriggio; dalla finestra aperta entrava la brezza estiva.
Dove sei? Puoi darmi una mano con zio Tom? Mi
serve il tuo aiuto!.
Brendan e Kerry mi guidarono in soggiorno, e l trovai
pap. Era steso supino sul pavimento di legno, come
crocifisso, circondato dai cani che gli leccavano la
faccia e gliela impiastricciavano di saliva.
Dammi un altro bacetto, Miriam, amore mio! disse
ridendo. Poi schioccando sonori baci gett le braccia
attorno a Brendan.
Lentamente, crollai sulla poltrona pi vicina. Kerry
si avvicin scodinzolando e mi appoggi il testone irsuto
sul grembo. Guard in su e mi sorrise. Restammo
l a guardarci, io da sopra, lui da sotto.
Di' una preghiera per me, Kerry dissi.
Dopo qualche minuto uscii fuori e tra sforzi grotteschi
riuscii a portare lo zio in casa. Lo deposi sul pavimento,
di fianco a pap. Salii a prendere due coperte,
gliele misi addosso e tornai su a lavarmi e a vestirmi.
Quando scesi in soggiorno trovai lo zio seduto sul
pavimento, con la schiena appoggiata al divano, la testa
piegata all'indietro e gli occhi chiusi.
Grazie tante! gli dissi fermo sulla porta. Io non
la volevo fare, questa cosa. Non me ne frega niente dei
piccioni viaggiatori, sei stato tu a insistere. L'ho fatto
solo per te. Hai combinato tutto tu: me lo hai chiesto
tu, mi hai voluto tu. Anche se non lo ammetti, lo sai
che  cos. Avevi bisogno del mio aiuto, volevi il mio
aiuto. Alla fine ho ceduto e ho passato tre settimane
con te a addestrare uccelli, mi sono preso cura di loro,
ti ho ascoltato quando non facevi che parlare del fatidico
fine settimana, ed  cos che si conclude tutto?
Cosa dovrei fare io adesso?.
Cos' tutto questo baccano? chiese pap dalla sua
postazione l accanto, poi si appoggi sui gomiti e socchiuse
faticosamente gli occhi nella mia direzione.
Siete tutti e due irrecuperabili, non cambierete
mai. Vi guardo e mi chiedo: cosa deve succedere perch
smettiate di comportarvi cos? Dio mio, come ho
potuto credere che questa volta sarebbe stato diverso?
Come ho potuto essere tanto stupido? Cosa c' in me
che non va?.
Forse per la prima volta in vita loro, pap e zio Tom
restarono senza parole. Per un attimo mi parve di cogliere
negli occhi di pap uno sprazzo di vergogna.
Be', disse alla fine pap, sfregandosi la faccia come
faceva sempre quando cercava di rimettersi in sesto
le tue parole feriscono.
Oh no, pap, questa volta non puoi far passare me
per il cattivo! protestai; ma gi mi sentivo nella parte.
Una cosa  rimproverare un uomo, Collie, un'altra
scuoiarlo vivo e lasciarlo meno che nudo. Non siamo
niente noi due? I nostri errori fanno di noi due nullit?
D'accordo.... Scroll le spalle. Un'inverosimile
aura di dignit circondava come un arcobaleno la sua
testa e quella di zio Tom. Forse  cos.
Lo zio rimase stranamente zitto per tutto il tempo,
proprio lui che, lucido o ubriaco, aveva sempre parecchio
da dire. Restava l appoggiato al sof, il mento in
mano, lo sguardo perso altrove.
Alla fine i nostri occhi si incrociarono, e tra noi due
pass qualcosa. Non dur a lungo, ma dur abbastanza.
Circa un'ora dopo, ero in viaggio verso il Maine con
Patsy e Bobby dentro la gabbia sul sedile posteriore.
Bingo tub appollaiato sulla mia spalla per tutti gli ottocento
chilometri fino a Roque Bluffs.
Arrivato a destinazione, non avrei saputo spiegare
cosa ci facessi l. Come se fossi anch'io influenzato dal
campo magnetico terrestre, mi sembrava di aver seguito
un percorso obbligato, senza mai deviare, per ragioni
che non capivo e che non volevo esplorare.
Ero terrorizzato al pensiero che Bingo potesse essere
sbranato da un falco. Sono cos vulnerabili i piccioni,
quando sono soli. Per gli uccelli predatori la stagione
delle gare dev'essere una sorta di grande luna park
aviario, e Patsy, Bobby e Bingo assomigliavano sempre
pi a zucchero filato e hot dog.
Fui in dubbio fino all'ultimo, ma alla fine decisi di
liberarli.
Bingo lo trattenni un secondo di pi di quanto
avrei dovuto, poi lo lanciai in alto, sopra la mia testa.
Restai a guardarlo fino a quando scomparve dentro
una nuvola grigia che per un attimo oscur il sole.
Centinaia di uccelli si levavano in volo insieme, spinti
dallo stesso impulso ma destinati a fare il loro lungo
viaggio da soli.
Tu devi essere Harvard Barney mi disse avvicinandosi
un tizio in salopette, col berretto sporco di merda
di piccione. Restammo l per un istante sotto quel cielo ondeggiante di uccelli.
S. Da cosa l'ha capito?.
Lui scoppi a ridere. Si vede. Come vanno i geroglifici?.
Mi sarei staccato via la testa con il mio coltellino svizzero.
Bene, grazie risposi.
E Tom dov'?.
Non si sentiva tanto bene.
Che peccato. Ho sentito che ha un uccello formidabile
quest'anno, un vero fenomeno, un tipetto con
le piume rosse....
Annuii. Rimanemmo in silenzio a guardare il cielo,
fino a che tutti i piccioni furono scomparsi.
Passarono due settimane, e del piccolo Bingo nessuna
traccia.
 inutile, non torna pi dissi allo zio entrando in
cucina. Avevo controllato la piccionaia per la centesima
volta quella mattina. Bobby e Patsy erano riapparsi
il giorno stesso, piazzandosi al quarto e al quinto posto.
Che modo di parlare  mai questo? ribatt lui.
Non si pu mai sapere. Ricordati di Michael Collins,
che torn a casa zampettando.
Ti prego, zio Tom, basta con questa favola di Michael
Collins! A Bingo sar sicuramente successo qualcosa
durante il viaggio, dobbiamo mettercelo in testa.
E perch dovrebbe essere andata cos? mi incalz
spingendo in avanti il mento come un cuneo tra lui e
il mio pessimismo. Solo perch lo dici tu? Ma se non
ne azzecchi mai una, Noodle. Cosa ti fa pensare che all'improvviso
la ragione sia dalla tua? E peraltro, era il
mio di piccione, sono io che ne soffro la perdita. Che
cosa dovrei dire, io? Tu cerchi sempre di rubarmi il
palcoscenico. Perch non ti rendi utile, piuttosto? Perch,
invece che pensare sempre a te stesso, non vai
fuori a cercarlo?.
Andare a cercarlo? E dove diavolo vado a cercarlo?
Tra qui e il Maine?.
Dimmelo tu, che sei cos perspicace! In quel tuo
cervellino di gallina hai accumulato tanta di quella
preziosa conoscenza che non riesci pi a pensare. Se
avessi solo la met dell'intelligenza di un piccione, forse
serviresti a qualcosa.
Cristo! borbottai stramazzando sulla sedia con le
mani nei capelli.
Puoi cominciare a percorrere le strade principali, sono
certo che  quello che sta facendo Bingo. Lasciati
guidare dalle montagne. Segui l'olfatto e il sole e la forza
magnetica della terra. In altre parole, elevati a un livello
intellettuale pi alto e cerca di pensare come un
piccione, sempre che non ti faccia troppo male la testa.
Lo guardavo come uno potrebbe guardare un'infestazione
di termiti, o di zanzare, pulci, cimici. Perch
diavolo Dio permette che accada?
Ti preparo il pranzo disse aprendo il frigorifero e
dando un'occhiata a cosa c'era dentro. Pane fresco
in cassetta, tonno, e cetriolini dolci. Quanti panini
vuoi?.
Vedi tu....
Bravo, bella risposta.
Okay, tre o quattro, credo.
Tre o quattro! Per chi mi prendi? Per un cuoco da fast food? E senza neanche dire per favore n grazie!
Che ingordo! Due possono bastare. Quando ti deciderai a diventare grande e a procacciarti da solo la biada?.
...
.
...
CAPITOLO 36.
...
.
...
Un'ultima cosa, Noodle... mi disse zio Tom mentre
stavo uscendo.
S?. Mi fermai con un piede sulla veranda e mi girai
a guardarlo.
Non dimenticarti di fischiare come ti ho insegnato.
Bingo ha un debole per quel motivetto.
Okay.
Fischiettai allo sfinimento Bye Bye Blackbird mentre
giravo per tutta l'isola alla vana ricerca di Bingo. Tagliavo
per le stradine secondarie e per quelle principali,guardando dappertutto in cerca di un uccellino color
zucca. Mi sembrava una cosa cos stupida, nemmeno
sapevo perch lo stessi facendo, ma mi sentivo responsabile
di ci che gli era successo. L'avevo lasciato
volare via, e non avrei dovuto. Era cos felice del suo
piccolo mondo; il grande mondo non  sempre come
lo si racconta.
Avevo chiuso i finestrini e acceso l'aria condizionata
perch faceva molto caldo, sembrava di essere a luglio
anzich a giugno. L'isola era piena di turisti, io andavo
piano, e quelli dietro strombazzavano e mi sorpassavano
sdegnosi. Io scrutavo a destra e a sinistra, chiedendomi
chi me l'avesse fatto fare.
Prima di iniziare la ricerca, ne avevo sostenuto l'inutilit
con lo zio. Per amor del Cielo, zio Tom,  solo
un piccione!.
Solo un piccione? aveva ripetuto lui incredulo
afferrandosi ai braccioli della poltrona. Ho sentito
bene? Solo un piccione? Be', allora sappi che un piccione
riesce a sentire il vento a mille chilometri di distanza
e a vedere fino a quarantun chilometri. Prova a
farlo tu, se ci riesci!.
Nessuno sa come facciano i piccioni a trovare la via
di casa. Come? E perch? E in generale, perch diavolo facciamo ci che facciamo?
Cerchiamo tutti un po' di magia, Collie diceva
sempre pap spolverando la foto con l'autografo di
Karl Malden.
Tutti tranne Collie ribatteva Bingo. Lui non crede
nella magia.
Sarei andato in giro con la macchina a cercare un
uccello, se non avessi creduto nella magia?
Dopo aver vagato due ore per la costa e l'entroterra,
cominciavo a sentirmi stanco e scoraggiato. Fu a quel
punto che mi ricordai dei panini dello zio. Svoltai in
un'area protetta sull'oceano e mi fermai in mezzo alle
dune in una zona attrezzata per i picnic.
Parcheggiai all'ombra di un enorme albero, mi tolsi
le scarpe e a piedi nudi mi incamminai verso la spiaggia
con il mio pranzo al sacco.
Non feci in tempo a sedermi che arrivarono i gabbiani
a reclamare la loro parte. Gli lanciai alcuni pezzi di
pane e osservai mentre se li contendevano a beccate.
Zio Tom preparava solo tre tipi di panino - al tonno,
al salmone rosso e con le uova sode -, sempre ed esattamente
nello stesso modo. Addentai il primo boccone: il
pane fresco e leggermente imburrato, il tonno, la maionese,
i cetriolini dolci, lo scalogno - avevano lo stesso
sapore di quand'ero piccolo. A ripensarci lo zio faceva
bene anche il fudge al cioccolato. Ormai passavo in rassegna
i miei piatti preferiti; forse, appena tornato a casa,
gli avrei chiesto di prepararmi quella che io e Bingo
chiamavamo la sua insalata verde. Probabilmente il
cibo  l'unica cosa che non ci delude mai nella vita.
Il che, maledizione, dissi rivolto a un gabbiano
appostato vicino ai resti del mio panino  piuttosto
deludente.
In quel momento qualcosa lungo la riva colp la mia
attenzione. Mi alzai tra lo svolazzare dei gabbiani e andai
a vedere. Era un enorme storione atlantico, marrone
oliva, lungo pi di un metro. Agonizzava sotto il sole,
apriva e chiudeva la bocca gommosa e allungata.
Lo presi per la coda, era molto pesante, sui venti chili,
e lo trascinai in acqua per rendergli meno dura la
morte. Lui si gir a pancia in su, abbandonandosi alla
risacca, senza pi forze per lottare.
Erano anni che non vedevo pi uno storione cos
grosso, questo doveva avere almeno cinquantanni. Pap
mi aveva detto che gli storioni possono viverne fino
a cento, alcuni anche duecento. Restai l a guardare
quel gigante abbandonato al suo destino, cullato dal
dolce rullio delle onde.
Per i cani il declino inizia attorno ai dieci anni. Bingo
ne aveva solo diciotto quando mor; mamma cinquanta.
Per gli esseri umani l'aspettativa di vita  attorno agli ottanta.
Invece, chiss per quale ragione, Dio ha deciso di
donare agli storioni una specie d'immortalit.
Se Dio si diverte a fare cose cos, pensai, la mia idea
di cercare un piccione non  poi tanto strampalata. E
mi sentii un po' sollevato.
Tornai alla macchina, mi rimisi le scarpe, e ripartii
alla ricerca di Bingo.
A bordo del traghetto riflettei su cosa fosse meglio
fare. Ripercorrere tutto il tragitto fino al Maine, nella
speranza di trovarlo da qualche parte? Probabilmente
era morto, sbranato da qualche rapace, o da un gatto,
oppure travolto da un'auto. Forse si era impiastrato
contro una vetrina, o qualche ragazzaccio lo aveva fatto
secco con il fucile ad aria compressa.
Pi tragiche erano le morti che immaginavo per lui,
e pi cresceva la voglia di continuare a cercarlo.
Dopo due ore che vagavo sulla terraferma, una tortora
mi sfrecci davanti al parabrezza. Inchiodai la
macchina, pensando per un attimo che fosse Bingo.
Dentro di me combattevano i sentimenti contrastanti
della speranza e del senso di inutilit.
Avevo guidato tutto il giorno, il sole stava ormai
tramontando e cominciavo a pensare di lasciar perdere
quando... Oh Ges, eccolo l! Era lui, Bingo -
non c'era ombra di dubbio. Non riuscivo a credere ai
miei occhi.
Avrei fallito nella mia ricerca se non avessi preso
quella stradina solitaria tra i campi, che odorava di trifoglio.
Non avrei saputo spiegare perch l'avessi imboccata,
ma alla fine l'avevo trovato. Eccolo l, che camminava
tutto impettito lungo i binari del treno, guardando
dritto in avanti, fermandosi ogni tanto a beccare in terra,
trascinandosi dietro un'ala che sembrava un ventaglio
aperto a met.
Eravamo a circa quaranta chilometri da casa, e lui se
ne tornava seguendo una linea ferroviaria in disuso, in
mezzo a pascoli e campi di mais dove si sentiva solo il
ronzio degli insetti e il cinguettio degli uccelli. Non
avrebbe potuto scegliere una via pi sicura - su quei
binari non passava un treno da anni.
Accostai sull'erba che costeggiava la strada e chiusi
piano la portiera, per non spaventarlo e non doverlo
poi rincorrere tra sassi ed erbacce. Mi avvicinai lentamente,
chiamandolo per nome e fischiettando Bye Bye
Blackbird.
Sentendo quella melodia familiare, Bingo si ferm,
poi, tubando, riprese a becchettare qua e l lungo i binari
e solo alla fine, quando stavo per raggiungerlo, sollev
la testolina. Mi chinai, lo presi tra le mani, e lui si rilass.
Tornai alla macchina guardandomi attorno - se
mi avesse visto qualcuno, chiss cos'avrebbe pensato.
Salii con il mio piccolo Bingo stretto tra le mani; ancora
non riuscivo a credere di essere stato cos fortunato.
L'ala era sicuramente spezzata, ma si poteva benissimo
mettere a posto.
Lo appoggiai sul sedile accanto a me e aprii la gabbia
che mi aveva dato lo zio in caso lo avessi trovato.
Lo infilai l dentro, e lui, tutto contento, si mise a tubare
ancora pi forte. Adesso era finalmente al sicuro;
sapeva che stava tornando a casa. Rimisi in moto,
spensi il condizionatore e abbassai i finestrini: l'aria
calda mi avvolse come una morbida coperta. Restai
per un attimo tra il riso e il pianto a respirare il profumo
consolante di una perfetta giornata di giugno.
Forse dovremmo chiamarti Karl Malden, d'ora in
poi gli dissi.
Nella luce del crepuscolo, gli uccelli neri tracciavano
in cerchio la loro selvatica benedizione.
...
.
...
CAPITOLO 37.
...
.
...
Zio Tom, credo di farcela ad aggiustare un'ala a un piccione.
L'orgoglio porta al fallimento. Ricordati: nessuno zio pu avere per eroe un nipote.
Eravamo sulla veranda e il mare luccicava al sole del
primo mattino. Lo zio teneva tra le mani Bingo che tubava
piano e becchettava, mentre io controllavo se la
parte spezzata dell'ala era ancora calda.
La circolazione mi sembra a posto dissi. Credo
ci siano buone probabilit che guarisca completamente.
Come fai a saperlo? Quando  stata l'ultima volta che hai curato un uccello?.
Applico la mia conoscenza, zio.
Ecco che rispunta il saputello. Ti preferivo quando eri depresso.
Mentre lui chiacchierava con Bingo, rimisi a posto
ogni ossicino e infine bendai l'ala in modo che rimanesse
piegata nella naturale posizione di riposo.
La domenica andai a trovare il nonno; la cena domenicale
stava diventando un'abitudine. Adesso il Falco
non volava pi cos spesso da una parte all'altra del
globo per terrorizzare i suoi dipendenti. Raramente
aveva ospiti - manteneva i rapporti sociali via telefono
-, e io ero l'unico che andava a trovarlo regolarmente.
Era invecchiato. Anch'io ero invecchiato. Tra noi
c'erano ancora le antiche tensioni, per adesso non
mi esasperavano pi, anzi, mi davano un senso di sicurezza.
Imparare a tener testa a pap, a zio Tom e al Falco
era stata la mia pi grande fatica e insieme la mia
pi grande conquista. Alla fine avevo scoperto che il
mio famoso Progetto Uomo consisteva pi nell'adattarmi
alle disparate manifestazioni delle loro personalit
che nel forgiare la mia debole maturit.
Al solito, io e il Falco sedevamo ai due capi della
lunga tavola da pranzo - in sottofondo il cinguettio
dei canarini dialogava col tic tac del pendolo.
Allora, che intenzioni hai per la tua vita? mi chiese
il Falco come ogni volta - questa doveva essere la
millesima e io, per la millesima, evitai di rispondere.
Non lo so dissi bevendo un sorso d'acqua.
Torni a fare il medico?.
Davvero, non lo so.
Be', non credi che dovresti pensarci?.
Abbi un po' di fiducia in me risposi ridendo. Ti
fidi di me, nonno? E tu, Cromwell?. Il cane si gir a
guardarmi, in attesa. Ti fidi di me?.
Collie, di che cosa stai parlando?. Il Falco appoggi
il coltello e la forchetta e mi fiss. Per una volta
non sembrava profondamente contrariato - solo contrariato.
E sinceramente perplesso.
Risi di nuovo. Oh, niente, non importa. Era solo
una battuta; una cosa che ho sentito una volta per caso.
Be', nella vita aiuta dire cose sensate, e se ben ricordo
una battuta dovrebbe far ridere. Santo Iddio,
smettila con queste stramberie e cerca di mettere la testa
a posto. Insomma, hai intenzione di sposarti? Hai
avuto quattro o cinque fidanzate, quasi tutte matrimoniabili,
ma niente di concreto. Non vorrai mica diventare
la brutta copia di Porfirio Rubirosa, spero! Non
vuoi farti una famiglia, dedicarti a qualcosa che valga
la pena? O hai deciso di bighellonare tutto il giorno
sulla spiaggia a raccogliere bottiglie di birra insieme ai
fratelli Flanagan?. Bevve un sorso d'acqua come se,
dopo aver evocato i fantasmi di pap e dello zio, sentisse
il bisogno di sciacquarsi la bocca.
Per prima cosa, mi sono fidanzato solo due volte.
Non sempre le cose vanno come previsto. Erano bravissime
ragazze, ma io, con una ragazza, devo sentirmi come se....
Non potessi vivere senza di lei. Oh Signore, aiutami!
sospir il Falco alzando gli occhi al soffitto.
Non preoccuparti, far sicuramente qualcosa, anche
se al momento non so bene cosa; non sempre la
vita segue un piano preciso. Comunque, a te cosa importa?
Devo essere una bella scocciatura per te. Perch
ti interessa tanto la mia vita?. Le sue domande
non mi davano fastidio, per non ne capivo il senso, e
forse era la volta buona che me l'avrebbe spiegato.
Perch sei mio nipote rispose stendendo il tovagliolo
sul grembo. Io abbassai lo sguardo sul piatto; si
sentiva solo il pesante respiro di Cromwell.
Come va la gamba? gli chiesi prendendo ancora
un po' d'insalata.
Questa maledetta artrite rispose sfregandosi la
coscia. Dicono che mi devo operare, ma non ci penso
proprio. Forse dovr usare il bastone.
Cos mi farai compagnia esclamai allegramente.
Sai che bello. Ti fa ancora male, Collie? chiese indicando
la mia, di gamba.
Non ci faccio quasi pi caso adesso.  incredibile a
cosa ci si abitua.
Il nonno riflett un momento, poi disse: Gi,  vero.
Ci pensi mai a quello che ti  successo nel Salvador?.
Lisciai la tovaglia con il palmo della mano. S, ogni
tanto ci penso.
Vorremmo un po' di caff disse il nonno a Ruby, la
cameriera di lungo corso che ci stava servendo la cena.
Grazie le dissi dopo che mi ebbe riempito la tazza.
Fin dalla notte dei tempi i giovani si sono sempre
messi alla prova in cerca di gloria e di imprese eroiche
disse il Falco scrutandomi. Poi, sorseggiando il
caff, aggiunse: I pi fortunati ne escono vivi. Ti ho
mai detto che negli anni Cinquanta sono stato in Africa,
ai tempi della decolonizzazione?.
Lo scrutai. Poteva davvero credere di avermene parlato?
E perch me ne parlava adesso?
No. Sono tante le cose che non so di te.
Non sono sempre stato vecchio, Collie disse in tono
sardonico. Io e te non siamo poi cos diversi come
pensi.
Cercai di nascondere lo stupore, il che non  facile
se hai appena ingoiato la lingua.
Una volta vidi un uomo che intervenne per impedire
che i ribelli portassero via delle ragazze su un furgone.
Quelle poverette urlavano terrorizzate e chiedevano
aiuto - una scena terribile. Noi stavamo l a guardare
senza muovere un dito; anche se sapevamo perfettamente
che fine avrebbero fatto, in quel momento
non volevamo pensarci. Si schiar la gola e bevve un
sorso di acqua. Poi continu il racconto.
Le avrebbero stuprate e poi ammazzate, e nessuno
poteva farci niente. Scosse la testa e scroll le spalle.
All'improvviso dalla folla salta fuori questo pazzo
- un tipo qualunque, sulla quarantina. Lo sapeva bene
anche lui di non avere nemmeno una chance, eppure
si fece avanti e aggred un insorto che stava caricando
una ragazza. Bang! Gli spararono. Cadde a terra,
ma non si diede per vinto, e strisci fino al furgone
affondando le unghie nel terreno, scavando dei
solchi profondi nel fango. Il Falco mim il gesto sulla
tovaglia.
Riusc a trascinarsi per qualche metro, poi qualcuno
- uno dei ribelli - gli spar alla nuca. Il furgone si
allontan con le ragazze, tra il pianto dei genitori e le
grida della folla, che poco alla volta si disperse. Quando
pi tardi il sole torn a splendere, il fango si secc,
come cemento, e quei graffi sul terreno rimasero visibili
ancora a lungo, in memoria dell'uomo e come ammonimento
per chi, come noi, non aveva fatto nulla.
Il nonno schiocc piano le dita e Cromwell, accucciato
al suo solito posto vicino alla porta, dimen la coda
andandogli incontro.
Che ne fu delle ragazze?.
Non ne ho idea. Si chin ad accarezzare il cane.
In quel momento entr Ingrid. Un bel sorriso!
chiam ridendo, e scatt una foto ai due.
Hai visto cosa mi ha regalato tuo nonno per il compleanno?.
E mi mostr la nuova macchina fotografica.
Me ne sono pentito subito fece lui scuotendo la
testa. Aspetta un momento... Collie, vieni qui accanto
a me. Ingrid, facci una foto, e cerca di mettere bene
a fuoco.
Il nonno era seduto all'altro capotavola, e io andai a
mettermi alle sue spalle mentre Ingrid armeggiava
con la macchina.
Mettiti qui vicino a me mi disse il nonno alzandosi.
Mentre Ingrid ci diceva di sorridere e scattava la foto,
il nonno mi prese la mano e la strinse.
Di' a Ruby di portarci dell'altro caff ordin il
Falco, poi mi fece cenno di seguirlo in salotto.
Parlammo di tante cose. Di Mr. Guppy, dell'ufficio
di Londra, della gara dei piccioni, dei miei capelli
troppo lunghi, di quando mia madre da ragazzina andava
in bicicletta sui vialetti di Cassowary con i suoi
adorati cani. Il familiare rintocco del pendolo segnava
il tempo come aveva sempre fatto.
Sento ancora il calore della mano del nonno nella
mia.
Tom dice che Bingo adesso sta benone mi disse
pap a pranzo qualche giorno dopo.
Lo spero.
Non ho detto niente del genere ribatt lo zio dal
suo bistrot. Ho detto che non mi sembra peggiorato,
il che  ben diverso.
C' ancora del pollo, zio? chiesi tanto per cambiare
argomento.
No, non ce n' pi.
Tieni, prendi il mio disse pap passandomi il suo
piatto. Si merita questo e altro il nostro eroe.
No grazie, pap. Va bene cos.
Lui continu a insistere, io continuai a rifiutare ma,
come ben sapete, non ci si pu battere con pap e pretendere
di vincere; cos alla fine mi arresi.
Volevo parlarti di una cosa mi disse lo zio. A
Swayze fanno male la gola e un orecchio....
Mi dispiace, dovrebbe farsi vedere.
Grazie per la tua disponibilit fece lui sarcastico.
Misi gi la forchetta. Vuoi che io curi Swayze?.
Be', non so. Ne saresti in grado? Non vorrei tirargli
un bidone.
Io non sono un medico generico, ma dei semplici
mal di gola e di orecchi credo di saperli curare.
Ho i miei dubbi. Dicendo semplici mi sembra
che tu abbia gi fatto una diagnosi....
Non ho fatto nessuna diagnosi, ero solo sulla difensiva.
Forse, anzich stare sulla difensiva e affastellare
presunte capacit, dovresti cominciare a pensare agli
altri una buona volta.
Pap si appoggi allo schienale con aria pensierosa.
Su questo, Collie, devo dare ragione a Tom. A cosa
serve fare il corso da astronauta se uno ha gi deciso di
non spingersi mai oltre l'Illinois?.
Afferrai il bordo del tavolo e fissai un punto sulla parete
di fronte. Dar volentieri un'occhiata a Swayze dissi.
Gratis? chiese lo zio.
Naturalmente! Santo Cielo, pensi che mi farei pagare
da Swayze?.
Che ne so? Con te non si sa mai.
Swayze aveva una semplice infezione e gli prescrissi
un antibiotico - a dire il vero finii per accompagnare
lui e lo zio a Edgartown a comprare il farmaco e a fargli
da autista per tutto il giorno.
Swayze ti fa sapere che sta molto meglio mi disse
lo zio circa una settimana dopo.
Bene.
Non so, stavo pensando di permetterti di avermi in
cura, ma poi mi chiedo se ne saresti all'altezza.
Gli risposi con una scrollata di spalle.
Mi squadr con gli occhi socchiusi. Sai fare lo spelling
di risarcimento per errore medico?.
Tre settimane dopo, mi trovavo con pap e lo zio nei
pressi del faro di East Chop. Il sole del tardo pomeriggio
era scomparso dietro una nuvola. Io tenevo Bingo
stretto al petto.
E ora di lasciarlo andare, Collie, vediamo come se la
cava disse pap sfregandosi le mani tutto impaziente.
Be', cosa stai aspettando? mi chiese lo zio tirandomi
un calcetto al bastone.
Okay, ecco che parte dissi lanciando in aria Bingo.
E restammo l a guardarlo con il fiato sospeso,
mentre lui, sbattendo le ali, si alzava sempre pi in alto,
diretto verso casa.
Ehi, dovresti fare il medico osserv lo zio.
Bravo! esclam pap.
Arrivati davanti a casa, guardai l'oceano che scintillava
al sole. Attorno il silenzio era cos profondo che
sentivo il respiro della terra, una specie di ronzio.
Ho letto da qualche parte che, secondo alcuni geologi,
questo ronzio  pi forte nel pomeriggio, per via
delle vibrazioni sollecitate dalle onde dell'oceano e
dagli uragani. Ricorda, a una frequenza bassissima, il
coperchio del bidone della spazzatura che sbatte per
terra.
Mentre mi incamminavo sul vialetto, il vento e le
onde si alzarono e il tetto di lamiera della scuderia cominci
a battere contro le vecchie travi. Il mondo e
tutti gli esseri viventi battevano i loro coperchi cos forte
da svegliare anche i morti.
Quella notte, sdraiato sul letto ascoltavo la musica
familiare della mia infanzia: i dischi di pap che suonavano
al piano di sotto e lui che ci cantava sopra, lo
sciabordio dell'acqua sugli scogli e sulla sabbia, la leggera
brezza di terra, e un picchiettio insistente contro
i vetri.
Mi precipitai a spalancare la finestra. Bingo! gridai
accarezzandogli le piume. E restai l a guardarlo
mentre tranquillo becchettava insetti e granelli sul davanzale
di legno. Poi, fingendo di ignorarmi - i piccioni
hanno un loro modo distratto di prestarti attenzione
- salt dentro la stanza e and ad accoccolarsi sul
bracciolo della vecchia poltrona di vimini.
Bing andava sempre a nuotare al largo. Una volta
che ero fuori in barca con dei compagni di Andover lo
trovammo che faceva il morto nell'Atlantico. Collie!
Guarda l! grid tutto eccitato uno dei miei amici,
convinto fosse un naufrago da trarre in salvo.
In piedi sul ponte, riconobbi il luccichio castano di
quella testa che si faceva cullare dalle increspature
dell'oceano, e scossi il capo. Avvicinai la barca e gli tesi
una mano.
Se provi a tirarmi gi... lo misi in guardia.
Promesso! rispose lui ridendo.
Di, non fare lo stronzo, sali! gli gridai. Ma lui si
tuff sott'acqua e scomparve.
Oddio, dov' finito?. In preda al panico i miei
amici si erano tolti le scarpe pronti a tuffarsi.
Tranquilli, va tutto bene dissi.
E tu come lo sai?.
 mio fratello. E nato con le branchie... e la merda
nel cervello.
Ma cosa sta facendo? Non sei preoccupato?
 sott'acqua da un bel po'....
Passarono tre, quattro, cinque minuti, ed eccolo tornare
di nuovo in superficie. Agit una mano, si gir su
un fianco, e poi prese a nuotare verso riva, scivolando
leggero sull'acqua.
Porco cane! esclam uno dei miei amici.
Gi....
Chiusi gli occhi e vidi una serie di immagini: il Falco
che, solo in mezzo ai suoi giornali, d un biscotto a
Cromwell e gli spiega come va il mondo, mentre la luce
del giorno svanisce; Bingo che esce di corsa dalla
veranda una notte d'estate, al chiaro di luna, e urlando
butta via i vestiti, le scarpe, coi cani che lo rincorrono
e si tuffano con lui nell'acqua; e intanto pap che
ascolta i suoi dischi preferiti, cantando, e Bingo che
torna dalla nuotata notturna, coi capelli tirati indietro,
e lo zio che gli prepara le uova strapazzate, e mamma
e Bingo che si mettono a ballare sulla musica di pap
e si allontanano da noi in cerchi sempre pi ampi,
e ridono, con i cani che gironzolano attorno.
Dalla finestra scorsi delle sagome. Apparivano e
scomparivano nel buio, si muovevano al rallentatore,
in direzione della spiaggia. Mi sporsi in avanti sui gomiti
per vedere meglio. Con gli occhi socchiusi cercavo
di mettere a fuoco la scena.
Scrutando nelle tenebre, alla bianca luce della luna
crescente, tra i guizzi di uccelli notturni e lucciole e falene,
intravidi lo zio Tom, a capo scoperto, al centro di una solenne processione.
Davanti a lui, Gilda e Nuala; dietro, i due superbi
wolfhound irlandesi, Brendan e Kerry, che, come due
accoliti, seguivano con i ceri dei loro lunghi musi. Dalle
onde viola dell'oceano spirava l'odore dei primi
giorni d'estate; nella notte sempre pi buia la luna e le
stelle brillavano. Il vecchio cardigan rosso di zio Tom
splendeva come un rubino soffuso d'oro, i suoi capelli
grigi adesso erano d'argento, i cani silenziose ombre dorate.
Riesco a sentire il vento che spira tra le montagne, a mille chilometri di distanza.
...
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...
FINE.
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RINGRAZIAMENTI.
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Chiedi scusa! Chiedi scusa! non esisterebbe nella sua forma attuale senza il meraviglioso contributo di molte persone, a partire da Emily Heckman - prima lettrice, revisora e amica -, e dalla mia agente, l'infaticabile Molly Friedrich, che ha reso ogni cosa divertente e istruttiva. Un grazie particolare a Paul Cirone e Jacobia Dahrn. E un enorme ringraziamento anche al mio
editore, Jonathan Karp della Twelve, per l'intelligenza, le intuizioni e la generosa disponibilit, e a Angelika Glover, Diane Martin, Susan Traxel, Michelle MacAleese e Louise Dennys della Knopf Canada, per i preziosi suggerimenti, il sostegno e l'entusiasmo. Insieme ai loro incrollabili, talentuosi collaboratori hanno reso questa esperienza un piacere.
Meritano un tributo anche James D. Hornfischer, Jeff Gerecke e Leigh Feldman, per l'aiuto e l'interessamento; e Deone Roberts, dell'American Racing Pigeon Union, per avermi aiutato nelle ricerche e per i suoi aneddoti sui piccioni che, forse, sono davvero tornati a casa zampettando. E sono altres debitrice dell'articolo The Planet that Hums apparso sul New Scientist del settembre 1999.
Voglio esprimere amore e gratitudine a mia madre, Doris Nightingale Kelly; ai miei fratelli e alle mie sorelle Arthur, Rooney, Virginia e Susan; e ai miei adorati nipoti Caitlin, Rory e Connor. Un grazie di cuore ai miei cognati, Andrew Judge e Robert Armstrong, a mia cognata Marilyn Pettitt e alla mia amica Debora Kortlandt.
Sar per sempre riconoscente a tutti i Kelly, i Monahan e i Nightingale che, nel loro stile assai poco lineare, hanno arricchito la mia vita e mi hanno insegnato ad amare gli altri per le loro debolezze oltre che per la loro forza - il mondo senza di loro  un posto pi silenzioso.
Questo libro vuole rendere onore al cuore, alla mente e alle notevoli capacit editoriali di mia figlia Flannery Dean, il mio critico pi severo e la mia pi grande fan. E a mio marito, George Dean, eroe misconosciuto della mia vita: grazie.
L'ultimo pensiero spetta a Marty, il mio adorato cagnolino, che mi ha tenuto compagnia mentre scrivevo.
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FINE.